È notizia di pochi giorni fa che la Giunta di Roma Capitale ha approvato una delibera con cui si annuncia la volontà di ospitare per tre anni, a partire da aprile 2018, la tappa italiana del campionato del mondo di Formula E, la competizione che fa capo alla FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile, la stessa della F1, per intenderci) e che prevede l’utilizzo esclusivo di auto elettriche da corsa.

Formula E, un po’ di storia

La Formula E è una serie automobilistica ideata dalla Federazione Internazionale dell’Automobile, che è dedicata a veicoli spinti da motori elettrici. La categoria è stata ideata nel 2012, mentre l’avvio del campionato inaugurale è stato il 13 settembre 2014. Eventi dimostrativi sono stati realizzati nella seconda metà del 2013. La categoria si basa su vetture identiche assemblate con elementi forniti da costruttori uguali per tutti. Nello specifico il telaio è fornito dalla Dallara, mentre i propulsori sono prodotti dalla McLaren Electronic Systems, che fornirà anche l’elettronica e il cambio. La Renault sarà invece tra i partner tecnici della categoria, mentre la Williams fornirà le batterie al litio.

auto elettriche da corsa

Auto elettriche da corsa, Roma è capitale

L’indirizzo è abbastanza chiaro. Il futuro è elettrico. Pochi giorni fa la Volvo ha manifestato la volontà di non produrre più auto a motore a scoppio a partire dal 2019 e, continuando a parlare di Roma, qualche tempo fa vi avevamo raccontato della joint venture nata tra l’università di Roma Tre ed Enel che ha dato vita al car sharing elettrico riservato agli studenti dell’ateneo.
Insomma il mondo si sta dirigendo in una direzione e la Capitale, nonostante i noti problemi amministrativi gestionale sembra averlo compreso e passa dalle parole ai fatti.

Tour mondiale (ed elettrico)

Oltre a Roma il campionato di Formula E toccherà altre importanti e scenografiche città mondiali. Tra queste Montreal, New York, Parigi, Berlino, Hong Kong, Montecarlo, Buenos Aires e Marrakesh. Si prevede inoltre che queste città siano ospiti del mondiale per almeno tre anni, ovvero fino all’edizione del 2020.

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Auto elettriche da corsa, per rilanciare l’immagine di una città

“La Formula E rappresenta un’occasione di proiettare l’immagine della Capitale nel contesto internazionale, in quanto l’evento è seguito dai principali media del mondo. È  previsto un indotto economico consistente, come già sperimentato da altre grandi realtà territoriali europee. L’evento è a costo zero per l’amministrazione, l’organizzazione sarà a cura e spese della FIA e degli sponsor che si occuperanno dell’allestimento del circuito con il supporto di Roma Capitale” ha affermato l’Assessore allo Sport, Politiche Giovanili e Grandi Eventi di Roma Capitale Daniele Frongia che ha poi continuato: “Ci saranno investimenti in tutto il territorio di Roma come nuove colonnine di ricarica elettrica, postazioni di bike-sharing e car-sharing e wi-fi libero nel Municipio IX. I grandi eventi con questa amministrazione saranno pensati sempre per avere ricadute positive sulla città anche al termine degli stessi.  Un giorno nelle strade di Roma ci auguriamo circoleranno sempre più veicoli a energia pulita e questo evento vuole rappresentare un passo in quella direzione, verso il futuro” 

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Bolidi in città, anni dopo il fallimento

Ricordate quando si parlava di portare la Formula 1 a Roma? Il circuito cittadino dentro cui si sarebbe dovuto correre era sempre quello dell’Eur, ma il progetto fu bocciato. Troppi lavori e troppe spese le motivazioni. Sapere che i costi per migliorare le strade e tutte le migliorie tecniche che saranno lasciate in eredità a Roma  saranno sostenuti con i soldi della FIA rende Roma una città capace di fatto di affittare il suo nome, lasciando poi a chi ha i soldi la possibilità di renderla un posto migliore. Come a dire: volete correre a Roma? Bene, ma questo e il costo. Nessuna polemica e nessun retro pensiero, anzi ben vengano queste azioni davanti cotanti risultati. La FIA ad aprile lascerà a Roma un’importante eredità green. Sta adesso all’amministrazione far sì che nulla resti una cattedrale nel deserto.

 

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