Proprio poco tempo fa parlavamo di come la pratica del co-housing fosse stata rivalutata negli ultimi anni. Questo modello abitativo, che per alcuni aspetti sembra richiamare alcuni dei principi della cultura hippy, è tornato decisamente di moda, come risposta alle esigenze di maggiore inclusione sociale e di sostenibilità. Quante comunità esistono in Italia? Che caratteristiche hanno e qual è l’identikit di chi sceglie di viverci? E infine, quali sono le ragioni che spingono a vivere in case collaborative? Cerca di rispondere a queste domande la mappatura della co-abitazione, che è stata presentata in occasione della terza edizione di Experimentdays Milano 2017, la fiera dell’abitare collaborativo che si è tenuta il 23 e 24 giugno scorsi.

Che cos’è l’abitare collaborativo?

Si parte del concetto di co-abitazione. Cos’è? Non esiste una definizione univoca e condivisa ma in questo caso l’indagine che ha portato alla redazione della mappatura della co abitazione ha preso in considerazione i progetti abitativi che rispondessero ad almeno due delle seguenti condizioni:

  • La presenza di spazi comunitari esterni e interni, come sale comuni, aree giochi terrazze, orti, ecc.
  • La presenza di servizi e/o attività gestiti dalla comunità di abitanti, come ad esempio lavanderie condominiali, Gas o banche del tempo
  • L’adozione di un processo di progettazione partecipata

Mappatura della co-abitazione: 40 modelli in Italia

In base a questi elementi è emerso che in Italia sono 40 le esperienze abitative che possono definirsi di co-housing e si trovano principalmente al Nord, soprattutto in Piemonte e Lombardia e con alcuni esempi anche in Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Toscana (la regione più a sud dove sono state rilevate soluzioni di abitare in condivisione).

Secondo la mappatura della co abitazione il primo modello in Italia è nato nel 2001 ma è soltanto negli ultimi anni che si è riscontrato un forte incremento con 14 progetti ideati e insediati dal 2010 e 2014 e tanti altri che si sono sviluppati di recente.

Una soluzione scelta soprattutto dai giovani

Chi è che sceglie di vivere in soluzioni abitative collaborative? L’indagine rivela che quasi il 40% delle persone che vivono in abitazioni collaborative rientra nella fascia di età tra i 36 e i 65 anni. Un buon 30% è rappresentato da abitanti molto giovani (tra i 19 e i 35 anni), mentre gli over 60 e i minorenni coprono una quota rispettivamente del 20% e 10%.

Nel caso di co-housing vero e proprio- 21 soluzioni delle 40 mappate- il numero di bambini e adolescenti aumenta di molto fino ad arrivare a una percentuale del 20%, a conferma del fatto che si tratta di uno stile di vita scelto soprattutto dalle giovani famiglie, mentre diminuisce il numero degli over 65.

Inclusione sociale per offrire un’alternativa abitativa alle fasce deboli

Quali sono le ragioni che spingono alla realizzazione di progetti di abitazioni collaborative? Il primo aspetto evidente è quello dell’inclusione sociale, ovvero della necessità di offrire un’alternativa sostenibile da un punto di vista economico a tutti coloro che non possono permettersi abitazioni di libero mercato. Di fatti, secondo i dati emersi dalla mappatura della co abitazione, quasi la metà delle soluzioni abitative contempla un elevato numero di appartamenti destinati alle fasce più deboli della popolazione, nella maggior parte dei casi sotto forma di affitto temporaneo.

Tutti i progetti rispettano elevati standard di sostenibilità ambientale

Dietro lo sviluppo di progetti di co-housing o di abitare collaborativo c’è poi quasi sempre una grande attenzione alla sostenibilità ambientale. Il 40% dei progetti sono stati realizzati ex novo, con la costruzione di nuovi edifici e più del 60% ha previsto la ristrutturazione di strutture esistenti, che sono state riqualificate da un punto di vista energetico. In entrambe i casi gli standard di efficienza energetica e di sostenibilità sono molto alti e dipendono sia dal raggiungimento di obiettivi di basso impatto ambientale sia dalla messa a punto di stili di vita sostenibili.

Condivisione di spazi

Parlare di co-abitazione significa abbracciare l’idea di condivisione. Nella maggior parte delle soluzioni abitative si condividono aree verdi comuni– in 33 casi- e orti – in 18 casi-, ma gli spazi ad uso di tutti gli abitanti sono anche interni. Sale ricreative, lavanderie, spazi fai-da te, coworking e anche aree sportive e per il benessere. 

co-housing

Si collabora e ci si aiuta a vicenda

Ciò che fa del co-housing uno stile di vita alternativo non è soltanto rappresentato dalla presenza di spazi comuni ma anche di attività svolte da tutti gli abitanti. Si va dall’acquisto solidale gestito a livello condominiale e dalla realizzazione di laboratori artistico- artigianali in 16 casi, alla condivisione del wi-fi (15). Ma l’aspetto più interessante è l’adozione di uno stile di vita che prevede l’assistenza reciproca, in nome appunto di una collaborazione fra vicini. Gli aiuti possono riguardare il semplice prestito di attrezzi e apparecchi domestici, nel 21 dei casi, la realizzazione di commissioni e soprattutto la gestione dei figli, che viene affidata tramite turnazione o da chi ha più possibilità di farlo.

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