Viviamo in un epoca di transizione, tutto sta evolvendo velocemente e le aziende italiane stanno giocando un ruolo da protagonista. In tutta Europa la transizione verso l’economia circolare sta creando un’opportunità unica: ripensare all’economia rendendola più verde. In questo modo le aziende si evolvono, investono in tecnologia green e fanno dello sviluppo sostenibile un vero e proprio marchio di fabbrica. L’attenzione all’ambiente non è più solo una questione d’immagine ma uno strumento per contrastare la crisi e distinguersi sui mercati di tutto il mondo. È quanto emerge dal rapporto Greenitaly 2017  che scatta una fotografia ben precisa alle nostre aziende in un periodo storico importante dove si decide il futuro ambientale del nostro pianeta. Certo molto dipende dalle scelte politiche, la SEN approvata la scorsa settimana promette di uscire dal carbone entro il 2025, ma anche le aziende stanno facendo la loro parte: efficienza energetica, materiali di riciclo, sostenibilità dell’intero ciclo produttivo. La green economy entra sempre più nel dna delle aziende.

I numeri del rapporto Greenitaly 2017

Mentre in Cina entro il 2019 le case automobilistiche dovranno obbligatoriamente vendere almeno il 10% di auto con motore elettrico (e attualmente nelle grandi città cinesi possono circolare solo scooter elettrici), in Italia ci sono 355mila aziende, pari al 27,1% che investono in tecnologie green per ridurre il loro impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. Secondo quanto riportato dal rapporto Greenitaly 2017, è il comparto industriale quello in cui si registrano gli investimenti maggiori; in pratica un’azienda su tre investe in prodotti o tecnologie con ridotto impatto sull’ambiente. Numeri in crescita che fanno registrare aumenti soprattutto per quanto riguarda efficienza energetica e sostenibilità che passa dal 14,3% nel 2011 al 15,9% nel 2017. Un aumento che rende le nostre aziende più competitive, più solide e più innovative rispetto a qualche anno fa. Un andamento che corrisponde perfettamente con l’aumento dei green jobs, un settore in espansione in grado di offrire, per l’intero comparto green (ingegneri energetici, esperti di acquisti verdi, installatori di moduli fotovoltaici, etc etc), quasi un milione di posti di lavoro. Complessivamente l’indotto della green economy ha creato quasi tre milioni di nuovi posti di lavoro, il 13% dell’occupazione totale nazionale. I settori più ricercati in cui le aziende chiedono competenze green sono legati alle aree di progettazione oltre che ricerca e sviluppo; è qui che le aziende intervengono per ridurre impatti energetici e ambientali dei loro processi, migliorano l’efficienza del ciclo produttivo e riducono gli sprechi riutilizzando materiali di scarto. I green jobs tra l’altro hanno elevatissime competenze che garantiscono, nella metà dei casi, di ambire ad assunzioni a tempo indeterminato. Un comparto in forte espansione che combacia perfettamente con il Piano Nazionale d’Impresa 4.0, l’impegno del governo a traghettare la nostra nazione verso la quarta rivoluzione industriale.

green jobs

Italia: leader europeo in performance ambientali

Il nostro modo di fare green economy è diverso, lo potremmo definire un metodo “all inclusive” dove le aziende investitrici oltre che badare al proprio processo produttivo, spesso tutelano le comunità di riferimento. Secondo il rapporto Greenitaly 2017 le aziende che investono in ambiti ambientali contribuiscono a realizzare progetti culturali e sociali con le comunità del territorio, apportando una crescita territoriale importante, un circolo virtuoso che ha portato l’Italia a primeggiare a livello europeo nelle performance ambientali.
Le imprese italiane primeggiano in economia circolare su molte altre nazioni europee in diversi ambiti: utilizziamo molta meno materia prima per ogni milione di euro prodotto, 254 ton contro una media europea di 448 ton; siamo secondi in Europa nella produzione di energia dalla materia prima con 13,7 tonnellate di petrolio equivalente per milione di euro; ci distinguiamo anche nella riduzione di rifiuti: 41,7 tonnellate per ogni milione di euro prodotto.
Capitolo emissioni in atmosfera: con 101 tonnellate di CO2 all’anno, l’Italia è seconda dietro la Francia e davanti alla Germania. Questo vuol dire che le azioni messe in campo dalla politica italiana, dalla carta della mobilità sostenibile, agli interventi per incentivare i sistemi di condivisione di bici e auto, le piste ciclabili, stanno dando i risultati attesi.

Aziende italiane: proiettate al futuro senza dimenticare il passato

In conclusione, il rapporto Greenitaly 2017, parla di aziende italiane proiettate al futuro ma senza tralasciare la qualità. Il nuovo “made in Italy” non dimentica il passato, realizza prodotti migliori, più responsabili ed ha un impatto ambientale ridotto sull’uso delle risorse. Certo non basta, occorre impegnarsi ancora tanto per estirpare i problemi più noti del nostro Paese: lavoro nero, criminalità, burocrazia inefficace, disuguaglianze sociali. Ma per una volta, vogliamo mettere da parte i problemi e parlare di un Italia migliore, che cresce e che crede nel proprio futuro puntando sulla sostenibilità ambientale per superare la crisi.

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