Su queste pagine abbiamo già parlato altre volte delle caratteristiche e delle potenzialità della blockchain e dei bitcoin. Fino ad oggi, però, non avevamo preso in considerazione il grado di sostenibilità delle transazioni bitcoin a livello ambientale. Del resto, di questa faccenda, fino a poco tempo fa, si era parlato poco o nulla. Nelle ultime settimane, però, si sono susseguite delle indagini volte ad analizzare proprio la sostenibilità delle transazioni bitcoin, con dei risultati tutt’altro che incoraggianti: la moneta elettronica, infatti, sta avendo un impatto ambientale decisamente eccessivo, legato all’utilizzo incredibile di energia richiesto da ogni singola transazione. Ma come è possibile tutto questo?

I miners nell’universo bitcoin

Di certo, per i tantissimi che conoscono poco o nulla del funzionamento dell’ecosistema bitcoin, capire il perché la sostenibilità delle transazioni bitcoin è al centro di pesanti polemiche non è del tutto immediato. Per farla breve, anzi, brevissima, possiamo dire che di fatto il sistema bitcoin crea e diffonde le proprie monete elettroniche in maniera ‘casuale’. Nello specifico, ogni 10 minuti nuove monete vengono distribuite. Ma a chi? Semplice: a tutti quei client connessi a questo particolare ecosistema i quali, grazie ai propri processori, ne garantiscono la sopravvivenza. Insomma, il sistema bitcoin e la generazione di nuove monete dipende direttamente dalla potenza di calcolo degli utenti. Tutti questi individui che, attraverso i propri computer, contribuiscono alla generazione dei bitcoin, vengono definiti ‘minatori‘, in quanto per l’appunto svolgono attività di ‘mining‘ nel sistema bitcoin.

Sostenibilità delle transazioni bitcoin

Perché non conviene fare mining

Leggendo quanto scritto sopra, e sapendo che ora come ora il valore dei bitcoin è schizzato a quasi 8mila dollari l’uno, un lettore inesperto potrebbe pensare di correre immediatamente a imparare come fare mining per guadagnare bitcoin. Ebbene, farlo sarebbe del tutto insensato, e non solo per una questione etica legata alla sostenibilità delle transazioni bitcoin. Calcolando infatti la potenza di calcolo richiesta per fare mining, infatti, farlo su un computer normale non solo metterebbe a repentaglio lo stesso pc, ma porterebbe ad un dispendio energetico che vanificherebbe ogni eventuale guadagno in termini di bitcoin.

Le indagini circa la sostenibilità delle transazioni bitcoin

Con il crescere dell’universo bitcoin, la potenza richiesta per effettuare i calcoli crittografici aumenta di anno in anno. Insomma, un semplice computer non può riuscire ad effettuare tutte le operazioni necessarie per inserire le transazioni nella blockchain in modo efficace. E non si parla certo di un dispendio energetico ininfluente, anzi. Come ha dichiarato su Motherboard Christopher Malmo, a partire dai dati raccolti dall’analista Alex de Vries, «per come sono i prezzi, i miner di Bitcoin utilizzeranno oltre 24 terawattora di elettricità all’anno». Per fare un paragone, l’industria dei bitcoin, per come è messa ora, è destinata a consumare in un anno un quantitativo di energia pari a quello consumato dalla Nigeria nello stesso lasso di tempo. Da una parte, dunque, l’universo bitcoin, e dall’altra un Paese con 186 milioni di abitanti.

Sostenibilità delle transazioni bitcoin

300 mila transazioni al giorno

E il dato non è stupefacente solo se osservato nell’arco di un anno. Anche una sola transazione dimostra quanto la sostenibilità delle transazioni bitcoin sia del tutto discutibile: per ogni transazione, infatti, sono necessari circa 215 kilowattora. Questo significa, sempre per fare un paragone con la nostra vita quotidiana, che un bitcoin spende tanta energia quanta ne servirebbe per riscaldare e alimentare una normale casa per un’intera settimana. Con quello stesso ammontare di energia, un freezer può restare acceso per un intero anno. Ecco, questo è quanto costa in termini energetici ogni transazione bitcoin. E ogni 24 ore ne avvengono 300mila, che richiedono una quantità immensa di elettricità, il che equivale – visti gli impianti attualmente presenti – ad un’norme produzione ed emissione di anidride carbonica.

Quanto costa stampare le nostre banconote?

Il problema è che tutto questo è destinato a peggiorare. Da una parte, infatti, i calcoli diverranno sempre più complessi, così come, di conseguenza, il dispendio energetico. Dall’altra parte, la continua ascesa del valore dei bitcoin non è altro che un incentivo che attirerà sempre più miners. Ovviamente qualcuno potrebbe obiettare che nemmeno le nostre correnti monete, ovvero gli euro, i dollari, le sterline eccetera, sono effettivamente sostenibili. Il ragionamento non fa una piega, in quanto né le banconote né le monete metalliche si trovano in natura come i funghi. Il problema, però, è che stando ai dati rilasciati dalla Federal Reserve, la produzione di una banconota da un dollaro richiede 5,4 centesimi di dollaro; una banconota da 100 verdoni, invece, richiede 15.5 centesimi. Da questo se ne deduce che, per produrre bastanti banconote per coprire l’attuale valore di un bitcoin (ovvero 7.600 dollari) sono necessari 11,78 dollari, nel quale sono comprese sia la carta che le operazioni di stampa. La produzione di bitcoin, in termini energetici, richiede invece 25,8 dollari – partendo dal fatto che negli Stati Uniti un kilowattora costa circa 12 centesimi. Come si vede, dunque, non c’è paragone.

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