Emissioni degli allevamenti: un grande allevamento intensivo di bovini visto dall'alto in New Mexico

Emissioni degli allevamenti: pesano più di auto e camion?

Le emissioni degli allevamenti valgono circa 6,2 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente l’anno, il 12% di tutti i gas serra prodotti dall’uomo. È la stima della FAO, l’agenzia ONU per l’alimentazione, presentata alla COP28 di Dubai nel dicembre 2023 e riferita al 2015. Un numero vicino a quello di tutti i trasporti del pianeta, che secondo l’IPCC pesano per circa il 15%.

Probabilmente non ci hai mai pensato, ma la bistecca o l’hamburger che hai ordinato l’altra sera al ristorante fa parte di questo conto. Mentre il mondo discute di Big Oil, di auto elettriche e di rinnovabili, il carbonio che arriva dalla cosiddetta Big Meat, la grande industria della carne, non riceve lo stesso livello di attenzione.

Quindi la carne batte davvero il motore a scoppio? Dipende da quale motore. Contro l’intero settore dei trasporti (auto, camion, navi, aerei, treni) l’allevamento resta un passo indietro. Contro la sola strada il confronto cambia: auto, furgoni e camion producono il 69% delle emissioni dei trasporti, cioè intorno al 10% del totale mondiale. Qui gli allevamenti sono davanti.

Attenzione però a usare questi numeri come una gara. Le due stime non si riferiscono allo stesso anno (quella della FAO è sul 2015) e misurano cose diverse. Il messaggio che regge è un altro: il cibo che arriva da stalle e pascoli ha un peso climatico paragonabile a quello del traffico, e se ne parla molto meno.

Emissioni degli allevamenti

Mucche e manzi: da dove arriva il conto

Dentro quel 12% non tutti gli animali pesano allo stesso modo. I bovini, da carne e da latte, valgono da soli circa 3,8 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente: il 62% delle emissioni del bestiame, sempre secondo la FAO.

Il motivo sta soprattutto nel metano. Le vacche, come pecore e capre, sono ruminanti: digeriscono l’erba grazie a una fermentazione nello stomaco che libera metano, un gas serra molto più potente della CO₂ nel breve periodo. Si chiama fermentazione enterica. A questo si aggiungono le deiezioni (letame e liquami), i mangimi coltivati con fertilizzanti e le foreste tagliate per fare spazio a pascoli e campi di soia.

C’è poi un’enorme differenza tra un allevamento e l’altro. La FAO segnala che, a parità di prodotto, le emissioni possono variare di 20 volte per il latte nei sistemi al pascolo e fino a 50 volte per la carne bovina (in uno studio sui piccoli allevatori del Kenya). Tradotto: lo stesso litro di latte può pesare molto di più o molto di meno, a seconda di come è stato prodotto.

Le grandi aziende della carne contro le compagnie petrolifere

Il confronto con il petrolio torna in quasi ogni rapporto sul tema. L’ultimo lo cita l’istituto americano IATP nella sua pagella del novembre 2025, «Feeding Climate Change»: secondo un’analisi di Foodrise, Greenpeace Nordic e Friends of the Earth U.S., nel 2023 le cinque maggiori aziende di carne e latticini (JBS, Marfrig, Cargill, Tyson e Minerva) hanno emesso più gas serra di Chevron, Shell e BP.

Sono stime costruite da organizzazioni che chiedono di ridurre la produzione industriale di carne, e vanno lette con questa avvertenza. Il dato più solido della pagella riguarda però la trasparenza. Delle 14 grandi aziende valutate, solo due dichiarano le proprie emissioni di metano in valore assoluto, e nessuna le divide per fonte (stomaco degli animali, letame, mangimi). Quattro gruppi del latte (Lactalis, Nestlé, FrieslandCampina e Danone) hanno obiettivi di riduzione validati dall’iniziativa internazionale SBTi. La maggior parte degli altri non ha nemmeno un obiettivo sul metano.

Del modo in cui una parte dell’industria ha difeso la propria immagine abbiamo parlato nel pezzo sulla disinformazione dell’industria della carne.

E in Italia quanto pesano gli allevamenti?

Nel nostro Paese il quadro è diverso da quello mondiale, perché pesano molto di più energia, industria e trasporti. Secondo l’inventario delle emissioni dell’ISPRA pubblicato nel 2026, nel 2024 l’intero settore agricolo vale il 7,7% delle emissioni nazionali di gas serra.

Dentro l’agricoltura, però, comandano gli animali. La fermentazione enterica produce in media il 47% delle emissioni del settore. Gli stoccaggi di letame e liquami ne aggiungono circa il 23%. Due voci su tre, insomma, arrivano dalle stalle. Le emissioni agricole, intanto, sono scese: nel 2024 valgono il 78% di quelle del 1990.

Per capire come si potrebbero far pagare queste emissioni, come già si fa per le industrie, puoi leggere il nostro approfondimento sulla tassa sulle emissioni di agricoltura e allevamento.

Allevamento di bovini

Dove la tecnologia aiuta: un additivo contro il metano delle vacche

Una delle soluzioni già in commercio si chiama 3-NOP (nome commerciale Bovaer): la citiamo per spiegare come funziona, senza alcun accordo con chi la produce, e la sua efficacia cambia molto da un allevamento all’altro. È un additivo da mescolare al mangime che frena la produzione di metano da parte dei microbi dello stomaco. Secondo la scheda della FEFAC, l’associazione europea dei produttori di mangimi, riduce in media del 30% il metano enterico delle vacche da latte. La stessa scheda indica come base dell’autorizzazione europea il regolamento (UE) 2022/565.

Fuori dalle prove controllate, però, i risultati possono essere molto più bassi. Uno studio scientifico disponibile su PubMed Central racconta una sperimentazione durata un anno in un allevamento commerciale norvegese: su vacche di razza Rossa norvegese, l’effetto complessivo è stato una riduzione dell’8%. Lo stesso studio ha trovato una variabilità genetica nella risposta delle vacche: in futuro si potrebbero selezionare animali che rispondono meglio all’additivo.

Restano poi limiti d’uso precisi. L’additivo vale solo per le vacche in lattazione e quelle destinate alla riproduzione, con una dose di 60 milligrammi per chilo di razione secca (massimo 80). Non è ammesso negli allevamenti biologici, e gli animali devono mangiarlo durante tutta la giornata: per quelli al pascolo le tecniche di somministrazione sono ancora in sviluppo. Il taglio riguarda infine il solo metano dello stomaco, non le deiezioni, i mangimi o la deforestazione. Aiuta, ma da solo non cambia il conto.

Cosa puoi fare a tavola, senza diventare vegano

Questo non significa che il mondo intero debba diventare vegano. Come sempre servono equilibrio e buon senso, e prima di tutto informazione. Nessuno ti chiede di eliminare del tutto carne e formaggi: le leve più efficaci sono semplici.

  • mangiare meno carne bovina, che è la voce più pesante: alternarla con legumi, pollame o uova abbassa subito l’impronta del piatto;
  • sprecare meno: ogni bistecca buttata ha già prodotto tutte le sue emissioni;
  • scegliere allevamenti che lavorano meglio, ricordando che a parità di prodotto le emissioni possono cambiare di decine di volte.

Individui, aziende e governi dovranno però fare la loro parte, e il grosso spetta ad allevatori e politica. Nel rapporto del 2023 la FAO calcola che pratiche migliori su tutti i pascoli del mondo, come l’agroforestazione (alberi e animali sugli stessi terreni) e il pascolo a rotazione, taglierebbero quasi un terzo delle emissioni attuali del bestiame. L’agenzia avverte però che non sempre convengono economicamente nel breve periodo.

Il tempo stringe. Sempre secondo la FAO, la domanda di prodotti animali crescerà del 20% entro il 2050. Senza interventi le emissioni degli allevamenti salirebbero a quasi 9,1 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente: la differenza la faranno le scelte dei prossimi venticinque anni. Per allargare lo sguardo a tutta la spesa c’è il nostro articolo sull’impatto ambientale del cibo.

Domande frequenti

Quanto inquinano gli allevamenti nel mondo?

Secondo la FAO, nel 2015 il bestiame ha prodotto circa 6,2 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, pari a circa il 12% delle emissioni di gas serra di origine umana. I bovini da carne e da latte valgono 3,8 miliardi di tonnellate, il 62% del totale. Senza interventi, con la domanda in crescita del 20%, le emissioni potrebbero arrivare a 9,1 miliardi di tonnellate nel 2050.

Gli allevamenti inquinano più delle auto?

Dipende dal confronto. L'IPCC stima che tutti i trasporti valgano circa il 15% dei gas serra mondiali, contro il 12% che la FAO attribuisce agli allevamenti. Il trasporto su strada (auto, furgoni, camion) produce il 69% delle emissioni dei trasporti, circa il 10% del totale: rispetto alla sola strada gli allevamenti pesano di più. Le due stime si riferiscono però ad anni diversi.

Perché le mucche producono metano?

Le mucche sono ruminanti: digeriscono erba e fieno grazie a microbi che fermentano il cibo nello stomaco e liberano metano, un gas serra molto potente nel breve periodo. È la fermentazione enterica. In Italia, secondo l'ISPRA, questa voce produce in media il 47% delle emissioni di tutto il settore agricolo. Additivi come il 3-NOP riducono in media del 30% il metano enterico delle vacche da latte, ma in un allevamento commerciale norvegese l'effetto si è fermato all'8%.

Quanto pesano gli allevamenti sulle emissioni italiane?

Nel 2024 l'intero settore agricolo italiano vale il 7,7% delle emissioni nazionali di gas serra, secondo l'inventario ISPRA pubblicato nel 2026. Dentro l'agricoltura dominano gli animali: la fermentazione enterica pesa in media per il 47%, la gestione di letame e liquami per circa il 23%. Le emissioni agricole del 2024 corrispondono al 78% di quelle del 1990.

Le fonti

  • FAO, New FAO report maps pathways towards lower livestock emissions (8 dicembre 2023), 2015 — link allo studio
  • Nazioni Unite, Transport Fast Facts (dati IPCC) — link allo studio
  • ISPRA, Le emissioni nazionali di gas serra – Settore Agricoltura – anno 2024 (2026), 1990 — link allo studio
  • IATP, Feeding Climate Change: a scoring of major meat and dairy companies (12 novembre 2025), 2023 — link allo studio
  • FEFAC, Use of Bovaer® in dairy cows (methane emissions), 2022 — link allo studio
  • Genetic variation in cows' response to methane-mitigating feed additives (PubMed Central) — link allo studio