Se ci basassimo soltanto sulle dimensioni e latitudini a nessuno verrebbe in mente di pensare all’Olanda come un paese per l’agricoltura. È un piccolo lembo di terra, densamente popolato e dove quindi la disponibilità di suolo coltivabile scarseggia. E le condizioni climatiche non sono delle migliori, se consideriamo le basse temperature che si registrano e una ridotta luminosità. Eppure in Olanda l’agrihood rappresenta più del 10% del PIL nazionale e il paese è il secondo esportatore mondiale di prodotti agricoli, secondo soltanto agli USA, che sono però 270 volte più grandi. Da cosa dipende allora questa leadership? Dall’aver investito in sistemi innovativi, nuove tecnologie e soprattutto in un modello coerente e preciso che si sta rivelando vincente in un’ottica di coltivazione hi-tech e sostenibile e di agricoltura indoor del futuro.

Popolazione in forte crescita: come sfamarla?

I dati sulla crescita della popolazione a livello mondiale sono allarmanti. Di numeri si parla da diverso tempo a questa parte e proprio recentemente sono arrivate le stime più attendibili, quelle del PRB- Population Reference Bureau– che parlano di una popolazione che al 2050 arriverà a quota 9,8 miliardi. Accanto a questo fenomeno c’è quello dell’urbanizzazione, che va di pari passo. Insomma, sempre più persone abiteranno la terra e sempre di più lo faranno nei grandi centri urbani. Questi scenari chiamano in causa una serie di problematiche da affrontare, fra cui c’è quella alimentare: come sfamare tutte queste persone e come farlo rendendo possibile l’accesso a un cibo sano e controllato, soprattutto in città?

Per un’agricoltura sostenibile serve l’intervento umano

È proprio partendo da questi dati e analizzando questi scenari che possiamo comprendere meglio il ruolo che l’Olanda sta giocando in questa partita. In un’epoca i cui aumenta necessariamente il consumo di suolo, si riducono le risorse idriche, anche e soprattutto per l’aggravarsi dei cambiamenti climatici, parlare di sostenibilità in agricoltura non vuol dire più ridurre al minimo l’intervento umano. Anzi.

La Wageningen University & Research, cuore della Food Valley olandese

Agricoltura indoor del futuroL’approccio dell’Olanda e dei Paesi Bassi in generale è proprio questo: puntare sulla ricerca scientifica e sull’innovazione tecnologica per sviluppare nuovi modelli di agricoltura indoor del futuro. Il ‘cervello’ che sta dietro allo sviluppo dell’agrifood olandese è la Wageningen University & Research (Wur), che dista un’ottantina di km da Amsterdam e che è considerata il più importante centro di ricerca agricola del mondo. Un unico polo universitario a cui fanno capo aziende nazionali e internazionali e che funge da vero e proprio incubatore di startup, oltre ad essere il punto nodale della cosiddetta ‘Food Valley’, un vasto territorio ricco di fattorie sperimentali, serre hi-tech e aree dove si testa l’agricoltura indoor del futuro.Agricoltura indoor del futuro

Ricerca, sperimentazione e sinergie con l’industria

L’efficacia di quello che può essere definito a tutti gli effetti il modello olandese risiede nel fatto di aver polarizzato la ricerca, di aver unito allo studio anche la produzione agricola e soprattutto di aver sviluppato una forte sinergia con l’industria. Oltre ad aver sdoganato alcune pratiche che sono ormai diventate mainstream nelle aziende agricole olandesi, come l’utilizzo di illuminazione a led che consente la coltivazione 24 ore su 24 in serre climatizzate, dove la temperatura viene mantenuta sempre a dei livelli ottimali grazie al calore generato dalle falde geotermiche presenti in gran parte die Paesi Bassi, all’interno del Wur sono nate molte tecnologie interessanti che saranno sicuramente alla base dell’agricoltura indoor del futuro.

Agricoltura indoor del futuro: le tecnologie più interessanti

Fra queste vi sono sistemi digitali che consentono di monitorare e gestire il processo di crescita delle piante in modo ottimale. Si tratta di dispositivi che calcolano l’apporto idrico necessario, controllano l’intensità luminosa, valutano alcuni parametri come temperatura e anidride carbonica e consentono anche di stimare e regolare l’altezza dei soffitti delle serre in modo da garantire un ambiente confortevole a ogni stadio di sviluppo delle piante.Agricoltura indoor del futuro

Sistemi post-harvest per preservare i prodotti

Un altro filone di ricerca importante è quello legato alle tecnologie ‘post-harvest’, ovvero a tutti quegli interventi che possono essere messi in pratica nella fase successiva al raccolto per preservare al meglio i prodotti ortofrutticoli, al fine di evitare gli sprechi e massimizzare la distribuzione. Sono attualmente allo studio una serie di tecnologie che puntano sulla sanificazione, umidificazione e perfezionamento di frutta e ortaggi con l’obiettivo di preservarne integrità, sapore e freschezza dal momento del raccolto fino a quella di permanenza nei magazzini dei rivenditori.

Il favoloso mondo delle app

Diverse sono infine le applicazioni, disponibili per smartphone e tablet, che consentono di monitorare con maggiore semplicità, velocità e praticità, alcuni parametri da cui dipende l’efficacia della produzione agricola: ph del suolo, temperatura, carenza di fertilizzanti. Dati che generalmente vengono utilizzati per stilare dei rapporti completi sullo stato di salute del terreno coltivato.

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