Chi ha detto che uno strumento per l’agricoltura sostenibile non possa anche avere un bel design? È ciò che deve aver pensato Adam Wolf, direttore della Arable Labs Inc. e creatore di Pulsepod, quando ha deciso di commissionare il lavoro creativo a Fred Bould. Parliamo, infatti, dello stesso designer che ha realizzato molti prodotti Go Pro ma soprattutto il noto termostato intelligente Nest, un prodotto all’avanguardia e dall’aspetto intrigante. Non a caso il Pulsepod gli somiglia molto, per via della forma rotonda che lo fa sembrare una specie di frisbee o un pad per batteria. Fred Bould, tra l’altro, per capire come disegnare al meglio questo oggetto, ha trascorso molto tempo in mezzo ai campi, dove si svolge il lavoro agricolo, in modo da capire quali siano le esigenze concrete dell’agricoltura sostenibile.

La tecnologia dentro il sensore intelligente Pulsepod

Il piccolo Pulsepod è un sensore che va posizionato nei campi, vicino alle colture. È dotato di un braccio metallico che si pianta a terra e lo sostiene all’altezza di circa un metro dal suolo. Al suo interno è presente la tecnologia più avanzata e una serie di rilevatori importanti: uno spettrometro a 6 bande, un radiometro a 4 vie e un segnalatore acustico di precipitazioni. Inoltre, è alimentato ad energia solare, cosa che permette di evitare la frequente sostituzione delle batterie. Pulsepod, poi, supporta connessioni di vario tipo che gli permettono di raccogliere i dati e poi spedirli nel cloud, rendendoli subito disponibili per l’analisi. Il tutto viene gestito da un’apposita app, molto intuitiva da usare.

Cosa fa Pulsepod per l’agricoltura sostenibile

I sensori di cui è dotato consentono a Pulsepod di monitorare costantemente la crescita delle piante ma non solo, dato che si adatta all’uso anche per superfici erbose adibite a pascolo. Grazie a rilevatori integrati, calcola la quantità di pioggia caduta sulle colture e, analizzando lo stato di salute delle piante, capisce quando è sufficiente o ne serve ancora. Stessa cosa vale per luce, calore e umidità che le colture richiedono per crescere al meglio e che Pulsepod può tenere sotto controllo grazie ai propri sensori. La tecnologia di Pulsepod si adatta a qualsiasi coltivazione ed il prodotto in sé risulta comodo e facile da spostare a seconda della necessità, mostrandosi un utile alleato nella lotta agli sprechi energetici per un’agricoltura sostenibile.

Origine e diffusione di Pulsepod nel mondo

L’idea di costruire uno strumento del genere è venuta ad Adam Wolf, lavorando in seno all’università di Princeton, con lo scopo di capire come migliorare la crescita del mais in paesi africani molto poveri. Parliamo, soprattutto di Kenya o Zambia, funestati da gravi siccità e fortemente colpiti a livello economico dalle intrinseche condizioni ambientali. Spinto dall’obiettivo di aiutare popolazioni che lottano quotidianamente contro la fame, il Pulsepod si diffonde poi a tutte le latitudini, assumendo un ruolo davvero significativo per aziende che praticano l’agricoltura sostenibile, come ad esempio la Francis Ford Coppola Winery.

Non solo agricoltura sostenibile: altre potenzialità di Pulsepod

Secondo Adam Wolf, il sensore Pulsepod potrebbe essere utilizzato per altri scopi oltre l’agricoltura. Grazie ai rilevatori di cui è dotato, infatti, potrebbe aiutare a prevedere e gestire inondazioni e incendi. In città, poi, potrebbe tenere sotto controllo i livelli d’inquinamento dell’aria e delle acque.

Sta di fatto che al momento Pulsepod ha raccolto quasi 6 milioni di dollari fra investimenti pubblici e privati, seguendo la tendenza attuale che porta i grandi fondi di investimento a credere nell’Agtech, argomento di cui vi abbiamo già parlato in questo articolo.

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