Il cuore dell’innovazione agrifood batte in Emilia Romagna. I segnali giungono da diversi interlocutori, specializzati nella produzione e divulgazione del cibo in tutto il mondo. In prima linea ci sono Granarolo, Eataly, CAAB e l’Università di Bologna. Mentre Granarolo lancerà un acceleratore dedicato al settore agricolo e alimentare, Eataly ha appena annunciato la data di inaugurazione del primo food park al mondo, realizzato in collaborazione con l’Università e il CAAB. Per fronteggiare alle sfide alimentari del futuro, la vera chiave è pensare in modo innovativo e sostenibile.

L’acceleratore agrifood nel cuore di Granarolo

Si chiamerà Agrifood Business Innovation Center l’acceleratore di startup pensato da Granarolo per il settore agrifood. Il presidente dell’azienda Gianpiero Calzolari, ha presentato il progetto durante il convegno “Alimentazione e sicurezza alimentare“. L’obiettivo è individuare i progetti innovativi legati ad agricoltura e innovazione che possono dare linfa vitale ai bisogni del settore. L’acceleratore sorgerà a Bologna. Qui le startup avranno a loro disposizione professionisti per la formazione, impianti pilota e affiancamento nella fase di accelerazione. “Anziché aspettare che le startup ci facciano proposte, saremo noi a orientarle in base ai bisogni del mercato”, ha spiegato Calzolari. Il progetto, che coinvolgerà anche l’Università di Bologna, Aster e la Regione Emilia Romagna, partirà a giugno 2017.

“Sarà un acceleratore che metterà insieme diverse eccellenze emiliano-romagnole: aziende agroalimentari, di packaging, biomedicali, di macchinari agricoli, di logistica”, ha spiegato il presidente di Granarolo durante il convegno. “Saranno selezionate 12 start up del settore agroalimentare. A occuparsi della selezione e del tutoraggio, un consorzio di circa 10 aziende”, operanti nel settore agrofood.

Un obiettivo ambizioso per il 2020

Il modello che ha ispirato Granarolo nei suoi 60 anni di attività, celebrati durante il convegno, è semplice: conciliare le nuove tendenze e l’innovazione con l’unicità del Made in Italy. Questo però non andrà a sacrificare la valorizzazione delle filiere agricole, uniche responsabili della tipicità e qualità dei prodotti italiani.

Per il prossimo futuro il gruppo Granarolo mira a far crescere il comparto economico legato al cibo italiano. L’obiettivo di fatturato è di 50 miliardi in export agroalimentare entro il 2020. Per raggiungerlo, l’azienda è consapevole dell’importanza del network con altre realtà economiche. L’Agrifood Business Innovation Center, che per il momento coinvolgerà aziende emiliano-romagnole, servirà anche a questo. Inoltre, sarà necessario il supporto di realtà attive in business correlati, come packaging e settore biomedicale.

Secondo Granarolo, i pilastri dello sviluppo agroalimentare futuro sono quattro: qualità del prodotto sulla tavola del consumatore, sicurezza alimentare, efficienza logistica e di costo e sostenibilità ambientale. Una moderna filiera agroalimentare non potrà prescindere da questi temi. Lo ha evidenziato anche Riccardo Manzini, direttore Food supply chain center dell’Università di Bologna. Per sopperire allo spreco alimentare e garantire la sostenibilità, l’attenzione al trasporto del cibo è cruciale, sia per conservare la qualità dei prodotti sia per assicurarne la sicurezza. Ecco perché le idee che convergeranno nell’Agrifood Business Innovation Center sono più necessarie che mai.

Un progetto agrifood davvero… FICO

L’Agrifood Business Innovation Center muoverà i suoi primi passi insieme ad un altro progetto dedicato al cibo. Si tratta di FICO (Fabbrica Italiana Contadina) Eataly World, il primo food park del mondo. Si prevede che il progetto di Eataly, realizzato in collaborazione con l’Università di Bologna e il CAAB, aprirà i battenti il 4 ottobre 2017, in occasione della festa di San Petronio. A presenziare alla conferenza stampa newyorkese di FICO, c’era anche il presidente del CAAB, Andrea Segré. Ma FICO Eataly World è solo una parte di un progetto più ampio: la Fondazione Fico per la cultura alimentare. La Fondazione si occuperà di gestire le attività formative del grande parco del cibo in costruzione alla periferia di Bologna, e sarà guidata da Segré.

“FICO è un progetto che parte per ridare valore al cibo, quindi abbiamo da poco costituito la Fondazione FICO per l’educazione alimentare e alla sostenibilità per far capire ai giovani e al mondo cosa è davvero il cibo”. L’economista agroalimentare, autore del libro “Cibo” (Il Mulino), ha portato in tutto il mondo le sue teorie sulla valorizzazione del cibo per il contenimento dello spreco alimentare. “Siccome le tradizioni di oggi sono innovazioni allora ben riuscite“, ha continuato Segré durante l’evento americano “noi vogliamo usare questo patrimonio straordinario andando ad applicarlo in chiave moderna. L’Università di Bologna e l’Università di Scienze Gastronomiche sono già entrate nella fondazione, per far diventare questo luogo anche una vetrina delle nostre ricerche e della formazione di alto livello. Il nostro paese crescerà sicuramente se si riuscirà a valorizzare il cibo, e in questo il lavoro che stiamo facendo può dare un grosso contributo”.

La Fondazione FICO opererà su tre piani: formazione e didattica per la scuola, ricerca scientifica e promozione. “Vogliamo scommettere sulla possibilità di invertire la tendenza planetaria verso diete di scarsissima qualità nutrizionale e altissimo valore calorico”, ha spiegato Segré nella presentazione del progetto. Secondo l’OMS la nutrizione squilibrata minaccia un abitante del pianeta su tre: “La Fondazione promuoverà la dieta mediterranea, i modelli di produzione agricola e consumo alimentare sostenibili dal punto di vista economico, ambientale, energetico e sociale”.

Il parco si estenderà per 80.000 metri quadrati, tutti dedicati alle eccellenze agroalimentari e alla cultura gastronomica italiana. Per realizzare FICO sono stati investiti 100 milioni di euro, coinvolgendo oltre 2.000 aziende. FICO Eataly World sorgerà nei pressi dell’area dell’attuale CAAB (Centro Agroalimentare di Bologna), in un piano di riassetto della struttura che ottimizzerà gli spazi destinati alle attività del mercato ortofrutticolo. Infatti, la costruzione del parco ha permesso l’eliminazione di un ettaro e mezzo di cemento, appartenenti proprio al Centro Agroalimentare di Bologna. Inoltre FICO Eataly World sarà alimentato da 44mila pannelli fotovoltaici, nel pieno rispetto dell’obiettivo di sostenibilità ambientale sottolineato da Tiziana Primori, CEO di Eataly World.

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