L'amaranto
Agricoltura

Amaranto in cucina: come utilizzarlo

Considerato un’ottima alternativa a riso e pasta, l’amaranto è sempre più apprezzato nella cucina occidentale.

L’amaranto è erroneamente associato ai cereali, benché in realtà appartenga alla famiglia dei Dicotiledoni, che presentano il seme con due piccole foglie, mentre i cereali ne hanno una.

Per questo, l’amaranto è accomunabile alla quinoa e alla chia, alimenti dall’alto contenuto di omega 3 e vitamine A, B, C ed E.

Poiché vi sono diversi modi per consumare l’amaranto e inserirlo in differenti preparazioni, scoprire come utilizzarlo in cucina sarà un piacevole viaggio, che passa attraverso la conoscenza delle sue caratteristiche e dei principali benefici.

Le origini dell’amaranto e le sue caratteristiche

L’amaranto è una pianta originaria dell’America Centrale, in particolare del Messico, laddove le civiltà precolombiane ne coltivavano piantagioni molto estese.

Le popolazioni azteche e inca chiamavano l’amaranto l’oro degli Dei, e che questa varietà fosse nota già a Greci e Romani.

La coltivazione dell’amaranto subì un drastico arresto con l’egemonia dei Conquistadores, i quali privilegiarono i prodotti delle proprie origini.

Fu solo durante la metà degli Anni Settanta che l’amaranto riemerse dall’oblio, quando una rivista scientifica americana ne elogiò le proprietà nutritive.

Da allora, la pianta è coltivata, oltre che nell’America Centrale e negli USA, anche in Austria, Polonia, Cina e Italia.

Le proprietà dell’amaranto includono un elevato livello di fibre e minerali, in particolare ferro, magnesio e potassio.

Inoltre, l’amaranto contiene un’alta percentuale di folati, conosciuti anche come vitamina B9, importantissime nel metabolismo degli acidi grassi e per lo sviluppo e il mantenimento del sistema nervoso.

Ma non è tutto, perché l’amaranto è ricco di proteine nobili, paragonabili a quelle dell’uovo, contiene un aminoacido scarso nei cereali, la lisina, e ha un bassissimo livello di lipidi (grassi).

Gli impieghi dell’amaranto in cucina

Per utilizzare l’amaranto in cucina, è necessario prima di tutto sapere dove reperirlo.

Poiché la pianta è piuttosto diffusa anche nel nostro Paese, non è difficile acquistare l’amaranto nelle erboristerie e nei negozi specializzati in alimenti di origine biologica.

In alternativa, è possibile comprare l’amaranto anche online, attraverso siti che commercializzano semi e piante naturali da produttori certificati, oppure nei supermercati molto forniti, privilegiando, in ogni caso, l’amaranto proveniente da coltivazioni biologiche, per essere sicuri che non sia stato trattato con sostanze nocive.

Per cucinare l’amaranto e gustarlo da solo o insieme ad altri ingredienti, è raccomandabile conoscere alcune tecniche di preparazione, le quali consentiranno di gustarlo al meglio e di apprezzarne il lato versatile.

La prima operazione da effettuare, dopo aver sciacquato l’amaranto in abbondante acqua fredda corrente, è quella di farlo bollire in molta acqua, per circa mezz’ora e fino a tre quarti d’ora.

Per questo motivo, non è opportuno cuocere l’amaranto quando si va di corsa.

La cottura prolungata renderà l’amaranto di una consistenza gelatinosa, che ricorda quella della tapioca.

Una volta cotto, l’amaranto può essere consumato in chicchi, insieme ad altri alimenti quali pomodorini, olio a crudo e altri semi, come la quinoa, oppure trasformato, da crudo, in farina.

Con la farina di amaranto è possibile preparare una grande quantità di pietanze salate, tra cui gnocchi, pizze e focacce.

Ma non solo, perché l’amaranto risulta la base ideale per gustose minestre e zuppe, da consumare soprattutto nelle stagioni più fredde.

Alcune persone, che postano le proprie ricette online, si sono addirittura cimentate nella preparazione di popcorn di amaranto, perché quando i suoi semi sono a contatto con il calore scoppiano, proprio come succede con il mais.
L’amaranto si presta molto bene anche a ricette dolci, in particolare la torta con cioccolato e pere, oppure a tutto ciò che la fantasia può elaborare, compresi i semifreddi, mousse e budini.