Sono ancora tanti i paesi in via di sviluppo dove non vi è accesso all’elettricità. In queste aree vengono ancora utilizzate, per il riscaldamento e per cucinare, le tradizionali stufe a legna o carbone, che producono emissioni nocive all’ambiente e alla salute. Una soluzione al problema potrebbe essere quella di utilizzare il biogas domestico per produrre calore ed elettricità.

Ad analizzare le potenzialità del biogas domestico è un recente report redatto da Irena,  L’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, intitolato Biogas for domestic cooking: Technology brief. Nello studio vengono approfonditi vantaggi e vincoli delle applicazioni con biogas, illustrandone gli aspetti tecnici, costi, potenzialità di mercato e approfondimenti che possano supportare i governi nella transizione all’energia rinnovabile.

Cos’è il biogas?

Il biogas è una forma di bioenergia che può essere ottenuta dalla digestione o fermentazione anaerobica di composti organici di varia natura. Fra questi ci sono il letame animale, scarti dell’industria alimentare o di quella zootecnica, residui agricoli, liquami e rifiuti organici. Il biogas è un combustibile estremamente versatile, che può essere utilizzato per cucinare, riscaldare, illuminare, generare energia e calore e, trattato in modo particolare, può anche diventare un combustibile per i trasporti. L’aspetto interessante del biogas domestico è che può anche essere introdotto nelle reti elettriche, in modo da contribuire alla produzione di energia generata da fonti rinnovabili come quella eolica e solare.

Sostituire il carbone con la biomassa

Restando sul fronte del biogas domestico e dell’uso che se ne può fare per cucinare, sono diverse le opzioni tecnologiche attualmente disponibili per sostituire le tradizionali stufe da cucina (traditional cook stoves– TCSs) nei paesi in via di sviluppo. Le TCS sono generalmente alimentate dal carbone, attraverso dei processi di combustione inefficienti e incompleti. Le inefficienze comportano un fabbisogno di carburante molto elevato, che comporta un ingente spreco di risorse e la produzione di monossido e diossido di carbonio, estremamente pericoloso per la salute umana.

Le cosiddette Improved cook stoves (ICSs), che potrebbero sostituire le vecchie stufe a carbone, sono una soluzione molto più efficiente e salubre. Per alimentarle è possibile utilizzare diverse forme di energia, comprese le biomasse tradizionali, come legno o letame, convertite in biogas domestico.

Un’alternativa ecologica che si sta diffondendo

Le stufe a biogas sono delle soluzioni particolarmente interessanti per quelle aree dove una materia prima utilizzata per cucinare e riscaldare gli ambienti, come il legno, scarseggia. Utilizzare come fonte energetica gli scarti agricoli o i rifiuti organici di vario tipo è un’alternativa molto più ecologica e meno dannosa per la salute.

Sebbene attualmente più di 3 miliardi di persone in tutto il mondo utilizza ancora le tradizionali stufe a legna o carbone, secondo alcuni dati recenti di Irena, negli ultimi anni sono state installate più di 50 milioni di stufe a biogas e questa tendenza sta aumentando a un tasso di crescita di circa il 10% all’anno. La maggiore diffusione è stata registrata in Cina ma anche in alcune aree dell’Africa sub-sahariana le stufe a biogas sono sempre più utilizzate.

biogas domestico

Biogas: benefici ambientali ed economici

Oltre ai benefici ambientali, le stufe a biogas domestico non emettono particelle nocive nel processo di combustione e a quelli sulla salute, gli esperti di Irena mettono anche in risalto dei vantaggi economici e sociali legati alla diffusione dei dispositivi a biomassa. Sebbene i digestori di biogas per uso domestico abbiano dei costi iniziali piuttosto elevati, soprattutto per una popolazione povera, parliamo di cifre che vanno dai 500 ai 1500 dollari, dall’altro lato hanno de costi operativi molto bassi. Utilizzando scarti come fonte energetica, non sarebbe più necessario l’acquisto di carbone o legname.

biogas domestico

Incrementare l’utilizzo di scarti agricoli potrebbe poi incentivare la produzione agricola locale a cui potrebbero affiancarsi anche attività di raccolta e distribuzione di rifiuti e sottoprodotti.

I limiti alla diffusione di impianti a biogas domestico

Il potenziale della produzione di biogas domestico, secondo gli analisti di Irena, non è stato ancora sfruttato appieno. Le motivazioni sono diverse e comprendono: una scarsa consapevolezza dei benefici ottenibili, gli elevati costi iniziali, la mancanza di una manodopera qualificata per l’installazione e il funzionamento dei sistemi, la competitività delle soluzioni a combustibili fossili e l’assenza di un reale incentivo a livello governativo. E’ su quest’ultimo punto che varrebbe la pena riflettere maggiormente, perché soltanto attraverso un sistema di sovvenzioni per supportare economicamente l’acquisto di impianti a biogas domestico, si può pensare di invertire definitivamente la rotta.

Serve un maggiore sostegno internazionale

Chiaramente non sempre i paesi in via di sviluppo hanno risorse da destinare per incentivare alcuni acquisti. Motivo per cui esistono diversi programmi di aiuto internazionale che supportano progetti che prevedono la diffusione di sistemi a biogas domestico in sostituzione di vecchi impianti inquinanti. Ma questo sforzo, secondo Irena, dovrebbe essere ancora più deciso.

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