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Case green: cosa prevede davvero la direttiva e a che punto è l’Italia

Il 1° ottobre 2026 la Commissione europea ha inviato all’Italia un parere motivato, il penultimo passo prima della Corte di giustizia, perché il governo non ha ancora trasmesso la bozza del piano nazionale di ristrutturazione degli edifici chiesta dalla direttiva case green. La bozza era prevista per il 31 dicembre 2025. L’Italia si trova nella stessa situazione di altri otto Paesi e ha due mesi per rispondere e inviare la bozza. Per chi possiede una casa, però, conta un altro aspetto: la direttiva approvata non impone ai proprietari di portare l’abitazione in classe E o D entro una scadenza. Questa regola figurava nella proposta discussa nel 2023, ma poi è stata eliminata.

Dalla proposta alla legge: sparita la classe E per tutti

Nella posizione che l’Europarlamento mise ai voti il 14 marzo 2023, gli edifici residenziali esistenti avrebbero dovuto raggiungere almeno la classe energetica E entro il 2030 e la D entro il 2033. Questa proposta è cambiata nei negoziati con i governi. La direttiva (UE) 2024/1275, in vigore dal 28 maggio 2024, valuta il parco edilizio nel suo insieme e non la singola casa.

Ogni Stato deve far scendere il consumo medio di energia primaria delle abitazioni di almeno il 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, rispetto al 2020. Il governo decide come raggiungere l’obiettivo, ma deve rispettare un vincolo: almeno il 55% della riduzione va ottenuto ristrutturando gli edifici con le prestazioni peggiori, secondo la sintesi della Commissione europea. È lì che si trovano gli sprechi maggiori e quindi i margini di risparmio più concreti.

Per uffici, negozi e altri edifici non residenziali sono previste soglie minime. Bisognerà ristrutturare il 16% degli edifici con le prestazioni peggiori entro il 2030 e il 26% entro il 2033.

Cosa cambia davvero, e quando

  • Edifici nuovi a emissioni zero: dal 1° gennaio 2028 quelli di proprietà pubblica, dal 1° gennaio 2030 tutti gli edifici di nuova costruzione (articolo 7 della direttiva).
  • Solare: gli edifici nuovi dovranno essere predisposti per i pannelli e gli impianti solari diventeranno la norma nelle nuove costruzioni, con un’estensione graduale ad alcuni edifici non residenziali esistenti.
  • Caldaie a gas e gasolio: dal 1° gennaio 2025 non si possono più incentivare le caldaie autonome a combustibili fossili. I piani nazionali devono puntare all’eliminazione completa delle caldaie fossili entro il 2040. Non è un divieto di accenderle domani: è una traiettoria.
  • Piani nazionali di ristrutturazione: bozza entro il 31 dicembre 2025, versione definitiva entro il 31 dicembre 2026. Ogni piano fissa obiettivi al 2030, al 2040 e al 2050, quando il parco edilizio europeo dovrà essere a emissioni zero.
  • Sportelli unici: punti di consulenza pubblici per aiutare proprietari e condomini a orientarsi tra lavori, tecnici e finanziamenti.

L’Italia in ritardo: tre richiami in sette mesi

Il calendario delle procedure europee evidenzia i ritardi. L’11 marzo 2026 la Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora a 19 Stati, Italia compresa. La bozza del piano di ristrutturazione non era mai arrivata. Il 15 luglio 2026 la procedura ha coinvolto tutti e 27 gli Stati membri. Nessuno aveva notificato il recepimento completo della direttiva entro il 29 maggio 2026. Il 1° ottobre è arrivato il parere motivato sul piano. L’Italia ne ha ricevuto un secondo per il recepimento incompleto della direttiva sull’efficienza energetica.

Il ritardo non riguarda solo Roma. A ottobre i pareri sul piano sono arrivati a nove Paesi, tra cui Belgio, Irlanda e Polonia. In Italia il problema è più serio: quasi la metà delle abitazioni con attestato energetico si trova ancora nelle due classi peggiori, come si vede nel paragrafo che segue.

Quante case italiane sono nelle classi peggiori

Il patrimonio edilizio italiano non spicca certo per la giovinezza degli edifici. E gli edifici vecchi e mai riqualificati consumano e inquinano di più, una condizione che nella lotta ai cambiamenti climatici non può restare immutata.

I dati più recenti arrivano dagli attestati di prestazione energetica. Secondo il Rapporto annuale ENEA-CTI sulla certificazione energetica del 2025, il 45,3% degli immobili residenziali certificati nel 2024 rientra nelle classi F e G. Si tratta delle due categorie più basse. Le classi migliori, da A4 a B, raggiungono il 20%. La percentuale delle case peggiori diminuisce ogni anno, ma rimane vicina alla metà. Questi numeri non descrivono l’intero patrimonio edilizio. Si riferiscono solo agli immobili con un attestato, richiesto quasi sempre per una vendita o un affitto.

È su questa parte che si gioca il 55% del risparmio chiesto da Bruxelles: cappotti, infissi, coperture isolate e la sostituzione delle caldaie con le pompe di calore.

Cosa significa per chi ha una casa

Oggi in Italia non esiste una legge che obblighi i proprietari a ristrutturare per rispettare la direttiva. Gli obblighi nasceranno quando la direttiva sarà recepita e sarà definito il piano nazionale; solo allora si saprà quali edifici dovranno intervenire per primi, in quali tempi e con quali incentivi. Due aspetti sono però già chiari.

Il primo: gli incentivi per le caldaie a gas sono finiti, mentre restano quelli per isolamento, pompe di calore e impianti a rinnovabili. Per le spese del 2026 la detrazione per le ristrutturazioni vale il 50% sull’abitazione principale e il 36% sulle altre, su una spesa massima di 96.000 euro per unità immobiliare, recuperata in dieci rate annuali (Agenzia delle Entrate).

Il secondo riguarda chi deve comunque rifare il tetto, gli infissi o l’impianto di riscaldamento. In questi casi conviene scegliere subito soluzioni in linea con le indicazioni europee, invece di installare un impianto che tra pochi anni risulterà superato. Il percorso che ha portato al voto finale del 2024 è nella nostra cronaca dell’approvazione della direttiva case green; per orientarsi tra i vari interventi c’è invece la guida alla riqualificazione energetica.

Domande frequenti

La direttiva case green obbliga a portare la casa in classe E entro il 2030?

No. L'obbligo di classe E entro il 2030 e D entro il 2033 era nella proposta votata dall'Europarlamento nel marzo 2023, ma non è entrato nella direttiva (UE) 2024/1275. Il testo approvato chiede agli Stati di ridurre il consumo medio di energia delle abitazioni del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, rispetto al 2020, lasciando ai governi la scelta degli interventi.

Quando entra in vigore la direttiva case green in Italia?

La direttiva è in vigore a livello europeo dal 28 maggio 2024 e andava recepita entro il 29 maggio 2026. Il 15 luglio 2026 la Commissione ha aperto una procedura contro tutti i 27 Stati, Italia compresa, perché nessuno aveva notificato il recepimento completo; il 1° ottobre ha inviato all'Italia un parere motivato per la bozza del piano di ristrutturazione mai trasmessa.

Cosa succede alle caldaie a gas con la direttiva case green?

Dal 1° gennaio 2025 gli Stati non possono più dare incentivi per le caldaie autonome a combustibili fossili. I piani nazionali devono prevedere l'eliminazione completa delle caldaie fossili entro il 2040. Chi ha una caldaia a gas oggi può continuare a usarla: la direttiva fissa una traiettoria, non un divieto immediato.

Quante case italiane sono in classe F e G?

Secondo il Rapporto ENEA-CTI 2025 sulla certificazione energetica, il 45,3% degli immobili residenziali certificati nel 2024 è nelle classi F e G. Il dato riguarda le case che hanno fatto un attestato di prestazione energetica, non tutto il patrimonio, ma è la fotografia più aggiornata disponibile.

Ci sono incentivi per adeguare la casa alla direttiva case green?

Per le spese del 2026 resta la detrazione per le ristrutturazioni: 50% sull'abitazione principale, 36% sulle altre, fino a 96.000 euro di spesa per unità, in dieci rate annuali. Nuovi strumenti dovranno essere indicati nel piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, che l'Italia deve ancora presentare.

Le fonti

  • Direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica nell'edilizia, testo italiano su EUR-Lex, 2030 — link allo studio
  • Commissione europea, Energy Performance of Buildings Directive — link allo studio
  • Parlamento europeo, Energy performance of buildings: towards climate neutrality by 2050 (marzo 2023), 2023 — link allo studio
  • Commissione europea, October infringements package: key decisions on energy (1° ottobre 2026), 2023 — link allo studio
  • ENEA-CTI, Rapporto annuale sulla certificazione energetica degli edifici 2025, sintesi, 2024 — link allo studio
  • Agenzia delle Entrate, Agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie, 2026 — link allo studio