Dopo aver costruito per anni in cemento iniziano a farsi strada alcuni materiali alternativi. Perché se è vero che il vecchio caro mattone ha sicuramente il pregio di essere resistente e durevole nel tempo è altrettanto vero che dimostra non poche falle sul fronte della sostenibilità. Il maggior competitor del calcestruzzo è attualmente il legno, su cui si sta investendo molto sulla scia del green building, ma sono anche altri i materiali naturali che si stanno rivalutando. Come la paglia, che sconta tutt’ora una serie di pregiudizi legati a quello che potremmo definire un immaginario comune che associa le case in paglia alle tradizionali capanne. Ripari di fortuna, sinonimo di povertà, disagio e rischiosità. Niente di più sbagliato.
Le moderne abitazioni in paglia non soltanto sono sono sane e naturali perché non emettono sostanze inquinanti e nocive ma sono anche traspirabili, fonoassorbenti e, a differenza di ciò che si crede, estremamente resistenti alle fiamme.

Un po’ di storia

Comparse per la prima volta nei primi del ‘900 in Nebraska, negli Usa, ad opera di alcuni pionieri, le case di paglia sono state riprese intorno al 1970 da Judy Knox e Matts Myhram che hanno riadattato le antiche tecniche all’edilizia moderna. All’inizio degli anni ‘90 Barbara Jones le importa in Europa e da allora il loro utilizzo ha iniziato a diffondersi, grazie soprattutto alla spinta della bio-architettura.

Ambienti interni salubri

Il primo evidente valore delle abitazioni in paglia risiede nella sostenibilità di un materiale organico, facilmente reperibile, leggero e interamente riciclabile una volta dismesso. Abbinata ad un intonaco naturale, generalmente in terra cruda, un misto di argilla e sabbia, la paglia è altamente traspirante, di modo da assicurare un ricambio d’aria costante all’interno dell’edificio, evitando così il formarsi di muffe e condense.

Isolamento termico

E’ inoltre un materiale con grandi potenzialità sul fronte dell’isolamento sia acustico che termico. La trasmittanza termica della paglia, ovvero la capacità di scambiare calore, è circa il triplo di una parete tradizionale, con dei valori che vanno da 0,08 a 0,13 W/m2K e che permettono di raggiungere facilmente i requisiti per una classificazione energetica A+. Non a caso, la paglia viene ampiamente utilizzata per la realizzazione dei sistemi di isolamento a cappotto, sia esterni che interni, per coibentare gli edifici.

Resistenza sismica e al fuoco


Sul fronte della resistenza sismica le case in paglia si dimostrano molto più sicure rispetto alle tradizionali abitazioni in laterizio o calcestruzzo. Avendo una massa decisamente inferiore, il materiale risente meno delle sollecitazioni del terreno e la sua deformabilità e flessibilità consente inoltre l’assorbimento delle accelerazioni e vibrazioni, riducendo la possibilità di fratture importanti.
Lo stesso per quanto riguarda il rischio incendi. Diverse prove in laboratorio hanno mostrato che un muro di paglia intonacata resiste più tempo a un fuoco a 1100 °C di uno in calcestruzzo: 90 minuti contro 30. La ragione è che la paglia compressa nelle balle, contenendo una bassissima percentuale di ossigeno al suo interno, brucia molto lentamente rispetto ai materiali da costruzione convenzionali.

Case in paglia: molto più economiche

Anche sul fronte dei costi, i vantaggi sembrano evidenti. E’ chiaramente impossibile stabilire un costo universale delle case di paglia, variabile in base alle caratteristiche del progetto, ma in linea molto generale si parla di un risparmio, rispetto a un edificio tradizionale, di circa il 30%. Mediamente si va dai 1100 ai 1400 euro al mq.

Non adatte alle città verticali

Tutto perfetto? No, o almeno non ancora. Perché a fronte di tutti questi vantaggi c’è un grande limite alle moderne abitazioni in paglia che restano relegate a strutture semplici e basse, quindi non adatte ai contesti urbani. Anche se c’è da dire che così come sul fronte degli edifici in legno in pochi anni si è superato lo scoglio dell’altezza e stanno iniziando a diffondersi anche complessi di diversi piani, inimmaginabili fino a poco fa, la stessa evoluzione tecnica potrebbe investire anche le case in paglia.

Qualche esempio in Italia

Negli ultimi anni abbiamo assistito allo sviluppo di non pochi progetti edilizi che hanno privilegiato l’uso di questo antico materiale anche nel nostro Paese.

Accattivante nel design contemporaneo è il progetto curato dallo studio Archética di tre villette a schiera in balle di paglia realizzate a Fano, nelle Marche. La struttura portante delle abitazioni è in legno mentre per le tamponature esterne sono state usate balle di paglia prese e prese a Km Zero da un fornitore del paese, intonacate esternamente in calce naturale ed internamente in terra cruda. Grazie all’alto isolamento termico-acustico di queste pareti, unito all’installazione di pannelli solari termici e fotovoltaici, le abitazioni raggiungono uno standard di consumo energetico pari a quasi zero.


Il progetto che però ha forse avuto una maggiore eco mediatica è quello dell’Eco Villaggio Autocostruito (E.V.A) sorto a Pescomaggiore, come segno di rinascita e ricostruzione dopo il sisma che ha colpito L’Aquila nell’aprile del 2009. Il progetto, realizzato dagli architetti Paolo Robazza e Fabrizio Savini del BAG studio mobile con l’assistenza tecnica di Caleb Murray Burdeau, esperto in bioarchitettura, è stato fortemente voluto dai residenti. E non si tratta soltanto di edilizia sostenibile ma di un vero e proprio modello comunitario basato sulla promozione delle attività agricole, artigianali e di un turismo rurale e responsabile. Le case sono state realizzate appunto in paglia, l´energia elettrica è fornita da impianti fotovoltaici, mentre per l’irrigazione degli orti è stato realizzato un sistema di recupero delle acque piovane.

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