La questione ambientale sta diventando un problema sempre più importante e sempre più preoccupante.

Complice uno stile di vita consumistico e frenetico che impone alla produzione ritmi non compatibili con il naturale rinnovarsi delle risorse naturali, il nostro pianeta vacilla sotto la prepotenza dei suoi stessi abitanti, o quantomeno di una parte di essi.

Inquinamento, surriscaldamento, esaurimento delle riserve naturali sono temi che quotidianamente ci presentano le conseguenze di un sistema di vita preoccupato esclusivamente del soddisfacimento di bisogni personali, che ignorano deliberatamente le ripercussioni che questo agire avrà sulla situazione del globo.

Si passa dalle maree eccezionali che minacciano la fragile stabilità di un patrimonio artistico e culturale come Venezia, ai roghi che, inesorabilmente e implacabilmente, devastano l’ecosistema australiano. Le reazioni estreme della natura, che l’uomo stesso ha portato a questo limite, ci lasciano impotenti di fronte a una distruzione che ci accerchia da vari punti di vista.

In entrambi gli esempi citati l’acqua è protagonista di un cambiamento climatico che sta raggiungendo livelli allarmanti. Troppa nel caso di Venezia, troppo poca dinnanzi ai colossali fronti d’incendio australiani, l’acqua, e in generale la situazione idrica, è uno dei principali indicatori che ci permettono di valutare la gravità della situazione.

Della sua importanza diveniamo improvvisamente consapevoli ogni estate, quando le fontane spente, i richiami pubblici a un’attenta gestione dei consumi e i blocchi energetici provocati dalla massiva accensione dei condizionatori ci raggiungono al culmine della canicola d’agosto, rendendoci improvvisamente consapevoli del privilegio costituito dal libero accesso alla disponibilità d’acqua.

Come ben sappiamo non tutti i paesi del mondo hanno la stessa fortuna e, di anno in anno, aumentano le zone che nelle stagioni più calde e secche si trovano ad affrontare vere e proprie emergenze.

Naturalmente c’è qualcosa che possiamo fare.

Nel suo piccolo ogni persona può contribuire seguendo quelle che ormai sono diventate raccomandazioni di rito: non far scorrere l’acqua durate tutto il tempo in cui ci si lava i denti, oppure chiudere la doccia mente ci si insapona, gestire in maniera razionale e pianificata gli elettrodomestici il cui uso comporta un utilizzo d’acqua impegnativo ecc…

Consigli su come evitare gli sprechi d’acqua ormai si trovano ovunque.

Ma uscendo dall’ambito privato per entrare in quello industriale le cifre cambiano in maniera importante. Pensiamo, ad esempio, alle masse d’acqua necessarie per mantenere e far crescere colture e piantagioni.

I volumi idrici richiesti sono enormi e non è possibile rinunciarvi.

Ci sono tuttavia delle soluzioni. Una di queste consiste nell’utilizzo delle cisterne flessibili, come quelle proposte da EcoTank per il recupero dell’acqua piovana e lo stoccaggio dei liquidi.

L’utilizzo delle cisterne morbide per la raccolta e l’accumulo delle acque piovane consente non solo un’adeguata e sostenibile irrigazione di piantagioni non vicine a risorse idriche, ma permette anche di gestire eventuali periodi di siccità o scarsità d’acqua, sempre sfruttando una fonte rinnovabile quale la pioggia.

I serbatoi EcoTank, in particolare, sono realizzati in tessuto di poliestere ad alta tenacità avvalendosi esclusivamente di materie prime di origine europea, certificate e garantite, possono resistere a temperature estreme che vanno da un minimo di – 30°C a un massimo di 70°C.

Grazie a una capacità che può contenere fino a 500 m3 e  a giunture realizzate con saldatura ad alta frequenza con rinforzo interno ed esterno, le cisterne morbide si prestano anche a molti altri utilizzi quali la conservazione di riserve idriche antincendio, il recupero di sversamenti oleosi o contenenti idrocarburi nei porti e in mare, la raccolta di percolato e altri rifiuti liquidi da discarica, il deposito di liquidi derivanti da processi industriali ed agricoli o di liquidi alimentari (es. olio e vino) e molti altri impieghi.

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