Tricheco: dove vive, cosa mangia e perché è a rischio
Aggiornato il 27 luglio 2026
Il tricheco è un grande pinnipede artico riconoscibile per le zanne: un maschio adulto arriva a 1.500 chilogrammi e supera i tre metri di lunghezza. Vive lungo la piattaforma continentale del Mar Glaciale Artico, si nutre soprattutto di molluschi bivalvi che raccoglie sul fondale, e la valutazione più recente della Lista Rossa IUCN lo classifica come quasi minacciato (Near Threatened). La ragione è una sola, e non è la caccia: è il ghiaccio marino che scompare.
Cos’è il tricheco e quanto è grande
Odobenus rosmarus è l’unica specie vivente della famiglia degli Odobenidi, un ramo dei pinnipedi distinto sia dalle foche vere (Focidi) sia dalle otarie e dai leoni marini (Otariidi). Se ne riconoscono due sottospecie: il tricheco atlantico (O. r. rosmarus) e quello pacifico (O. r. divergens), quest’ultimo più numeroso. Una terza sottospecie, quella del Mare di Laptev, è stata a lungo discussa ed è oggi generalmente ricondotta alla popolazione pacifica.
Il dimorfismo sessuale è marcato: i maschi adulti si collocano di norma tra i 1.200 e i 1.500 chilogrammi per circa tre metri, con esemplari eccezionali oltre le due tonnellate; le femmine attorno ai 600-700 chilogrammi per 2,7 metri. La pelle è spessa e profondamente rugosa, con uno strato di grasso sottocutaneo che può superare i quindici centimetri e che assolve alla funzione di isolamento termico e riserva energetica. Il colore vira dal bruno-rossiccio al grigio quasi bianco a seconda della circolazione periferica: al freddo i vasi si contraggono e l’animale impallidisce, al sole si arrossa.
Due tratti vanno distinti con precisione, perché sono la fonte più comune di confusione. Il tricheco non è una foca: a differenza dei Focidi può ruotare le pinne posteriori sotto il corpo e camminare a quattro appoggi sul ghiaccio, come le otarie. E a differenza sia di foche sia di otarie possiede le zanne, canini superiori a crescita continua presenti in entrambi i sessi, che possono superare il mezzo metro negli individui adulti e in casi eccezionali arrivare molto oltre.
Dove vive il tricheco
La distribuzione è circumpolare ma discontinua, articolata in una serie di popolazioni regionali separate: quelle atlantiche, dal Canada orientale alla Groenlandia occidentale fino a Svalbard, Franz Josef e Mare di Barents; quella pacifica, concentrata tra Mare di Bering e Mare dei Chukchi.
Il vincolo che determina la distribuzione non è la latitudine ma la profondità del fondale. Il tricheco è un mangiatore bentonico, cioè si nutre sul fondo, e opera efficacemente entro i cento metri circa di profondità: deve quindi restare sopra la piattaforma continentale. A questo si somma il secondo vincolo: la necessità di una piattaforma su cui riposare, partorire e allattare, storicamente costituita dal ghiaccio marino stagionale.
L’intersezione di queste due condizioni — acque poco profonde e ghiaccio galleggiante sopra di esse — definisce l’habitat ottimale della specie. Ed è esattamente questa intersezione che si sta restringendo, come documenta il monitoraggio della banchisa artica del National Snow and Ice Data Center. Il tema è lo stesso che abbiamo affrontato parlando dell’aumento delle temperature nell’Artico e del ritardo con cui si forma il ghiaccio invernale, raccontato nell’articolo sull’inverno artico senza ghiaccio.
Cosa mangia il tricheco
La dieta è composta in larghissima prevalenza da invertebrati bentonici: soprattutto molluschi bivalvi, ma anche vermi policheti, gasteropodi, crostacei e oloturie. Un adulto può consumare diverse migliaia di bivalvi in una singola sessione di alimentazione.
La tecnica è più raffinata di quanto suggerisca la mole. Il tricheco perlustra il fondale con i vibrisse, i baffi rigidi disposti sul muso, che sono organi tattili estremamente sensibili, capaci di discriminare forme e dimensioni al buio e nel sedimento. Individuata la preda, la disseppellisce con getti d’acqua espulsi dalla bocca e con movimenti del muso, non con le zanne. Poi non apre il guscio: aspira il mollusco creando un vuoto con la lingua e il palato, una suzione talmente potente da estrarre il corpo lasciando la conchiglia intatta sul fondale.
Il fabbisogno energetico di un animale di questa taglia richiede immersioni ripetute e frequenti, tipicamente di pochi minuti, in acque poco profonde. È il motivo per cui l’accesso a piattaforme di riposo vicine alle zone di alimentazione non è un comfort ma una necessità fisiologica: nuotare a lungo senza potersi fermare comporta un costo energetico che l’animale non può sostenere indefinitamente.
Il tricheco è a rischio estinzione?
La valutazione più recente della Lista Rossa IUCN classifica Odobenus rosmarus come Near Threatened, quasi minacciato, sulla base del criterio che considera il declino previsto dell’habitat nelle prossime generazioni. Non è una categoria di minaccia in senso stretto — non equivale a Vulnerabile, In pericolo o In pericolo critico — ma segnala una specie che si trova vicino alla soglia e la cui traiettoria dipende da un fattore ambientale in peggioramento.
La lettura corretta è quindi doppia. Sul piano numerico il tricheco non è oggi una specie rara: la popolazione pacifica è dell’ordine delle centinaia di migliaia di individui e diverse popolazioni atlantiche, protette da decenni, hanno mostrato segni di recupero dopo il collasso provocato dalla caccia commerciale tra Settecento e Novecento. Sul piano prospettico, però, la specie è considerata tra le più esposte del comparto artico: nell’aggiornamento della Lista Rossa del 2025, l’IUCN ha segnalato che il riscaldamento dell’Artico, che procede a una velocità circa quattro volte superiore alla media globale, sta riducendo drasticamente estensione e durata del ghiaccio marino, con conseguenze su tutti i mammiferi marini che ne dipendono.
Perché il clima minaccia il tricheco
Il meccanismo è concreto e vale la pena seguirlo passo per passo, perché è il caso di scuola di come un fenomeno climatico globale si traduce in mortalità di una specie.
Primo passaggio. In estate la banchisa artica si ritira. Storicamente si ritirava restando sopra la piattaforma continentale; oggi, con l’aumento delle temperature, arretra fino a posizionarsi sopra il bacino profondo, dove il fondale è a migliaia di metri e il tricheco non può alimentarsi.
Secondo passaggio. Le femmine con i cuccioli, che usavano il ghiaccio come piattaforma mobile per spostarsi sopra le zone di pesca, si trovano davanti a un’alternativa: seguire il ghiaccio in acque dove non c’è cibo, o restare sulle zone di alimentazione senza piattaforma. Scelgono la seconda e sbarcano a terra.
Terzo passaggio. L’haul-out costiero concentra decine di migliaia di animali su tratti di spiaggia limitati. In queste condizioni un disturbo — il passaggio di un aereo, un orso polare, un’imbarcazione — innesca una fuga di massa verso l’acqua, e nella calca i cuccioli e i giovani vengono schiacciati. Sono episodi documentati ripetutamente sulle coste della Chukotka e dell’Alaska.
Quarto passaggio. Anche senza eventi acuti, la concentrazione forzata su pochi siti comporta il sovrasfruttamento locale dei banchi di bivalvi attorno all’haul-out, che si esauriscono più rapidamente di quanto si rigenerino, e costringe gli animali a nuotate più lunghe con un bilancio energetico peggiore.
A questa pressione principale se ne aggiungono altre. La caccia di sussistenza da parte delle comunità indigene artiche, regolamentata e culturalmente radicata, è sostenibile finché la popolazione è stabile ma diventa un fattore aggiuntivo su una popolazione in stress. L’espansione delle attività estrattive e del traffico navale nelle rotte artiche, resa possibile proprio dal ritiro dei ghiacci, introduce rumore subacqueo e rischio di sversamenti. Infine l’accumulo di contaminanti persistenti, un problema comune a tutti i predatori marini dell’Artico, come nel caso documentato delle microplastiche nei cetacei.
Il tricheco come sentinella dell’Artico che si scioglie
C’è una ragione precisa per cui vale la pena guardare al tricheco e non solo all’orso polare, che ha monopolizzato l’immaginario del riscaldamento artico. L’orso polare dipende dal ghiaccio per cacciare; il tricheco ne dipende per riposare, e questo lo rende un indicatore più diretto della semplice presenza fisica della banchisa sopra le acque produttive.
Quando migliaia di trichechi compaiono su una spiaggia dove non c’erano, non stiamo osservando un comportamento curioso: stiamo osservando la misura di quanto la banchisa si è ritirata quell’anno. È un dato biologico che traduce in immagini quello che le serie storiche dell’estensione del ghiaccio marino descrivono in grafici, ed è coerente con lo scenario delineato dall’IPCC nel rapporto speciale su oceani e criosfera.
Lo stesso meccanismo — un ambiente che scompare e una specie che non ha dove andare — si ripete altrove con protagonisti diversi: lo abbiamo raccontato a proposito del lago d’Aral e, in generale, nella sezione dedicata al cambiamento climatico. Altre schede di fauna sono raccolte nella sezione animali.
Domande frequenti
Quanto pesa un tricheco?
Un maschio adulto pesa tipicamente tra i 1.200 e i 1.500 chilogrammi e può superare in casi
eccezionali le due tonnellate, con una lunghezza intorno ai 3 metri. Le femmine sono nettamente
più piccole: circa 600-700 chilogrammi per 2,7 metri di lunghezza media. I cuccioli nascono già
grandi, attorno ai 60 chilogrammi per poco più di un metro. Il tricheco è il secondo pinnipede
del pianeta per dimensioni, dopo l’elefante marino.
A cosa servono le zanne del tricheco?
Le zanne sono canini superiori a crescita continua, presenti sia nei maschi sia nelle femmine, e
svolgono tre funzioni. Servono a issarsi sul ghiaccio o sulla banchisa facendo leva, un uso da cui
deriva il nome scientifico del genere; a mantenere aperti i fori di respirazione nel ghiaccio; e
come armi e simboli di rango nei combattimenti fra maschi durante la stagione riproduttiva. Non
servono invece a scavare il fondale per cercare cibo: quello lo fanno i baffi e il muso.
Il tricheco è a rischio estinzione?
Non è in pericolo imminente, ma il suo stato è peggiorato nella percezione degli esperti. Nella
valutazione più recente della Lista Rossa IUCN il tricheco (Odobenus rosmarus) è classificato
come Near Threatened, quasi minacciato, in base al criterio che considera il declino previsto
dell’habitat. Il fattore determinante è la riduzione del ghiaccio marino artico. Alcune
sottopopolazioni, in particolare quelle atlantiche, restano storicamente depauperate dalla caccia
commerciale del passato.
Perché i trichechi si radunano in massa sulle spiagge?
Il fenomeno si chiama haul-out forzato ed è una conseguenza diretta della perdita di ghiaccio
marino. I trichechi hanno bisogno di una piattaforma su cui riposare vicino alle zone di
alimentazione: quando la banchisa estiva si ritira oltre la piattaforma continentale, in acque
troppo profonde per nutrirsi, gli animali sono costretti a sbarcare sulle coste in
concentrazioni di migliaia di individui. In queste condizioni bastano un disturbo o un rumore
improvviso per innescare fughe di massa in cui i cuccioli vengono schiacciati.
Le fonti
- Odobenus rosmarus — valutazione della Lista Rossa, IUCN Red List — link allo studio
- Arctic seals threatened by climate change, birds decline globally — Red List update, IUCN, 2025 — link allo studio
- Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate (SROCC), IPCC — link allo studio
- Arctic Sea Ice News & Analysis, National Snow and Ice Data Center (NSIDC) — link allo studio




