IL RICICLO E IL MERCATO DEL LAVORO. Dare una mano all’ambiente e allo stesso tempo creare nuovi posti di lavoro: è questa l’opportunità che si presenta all’Italia nei prossimi cinque anni. Come è noto, l’Unione Europea ha posto un obiettivo specifico agli stati membri per quanto riguarda il riciclo dei rifiuti: entro il 2020 il 50% dei rifiuti urbani e domestici dovrà venire riciclato. Stando a quanto emerso dallo studio ‘Ricadute occupazionali ed economiche nello sviluppo della filiera del riciclo dei rifiuti urbani’ – realizzato da Conai e da Althesysquesto nuovo impegno ecologico frutterà circa 90.000 nuovi posti di lavoro.

POSTI IN FILIERA E NELLA COSTRUZIONE DEGLI IMPIANTI. Nel dettaglio, le nuove occupazioni nasceranno in due distinti settori: all’interno della filiera del riciclo vera e propria (ovvero raccolta differenziata, trasporto, selezione e riciclo) e nella costruzione di nuovi impianti (di compostaggio, di selezione, di riciclo intermedio e di termovalorizzazione). Rispettivamente i posti di lavoro che si apriranno nei prossimi cinque anni saranno circa 76.000 nella filiera del riciclo e 12.000 nella costruzione degli impianti.

LA MAGGIOR PARTE DELLE ASSUNZIONI AL CENTRO-SUD. In totale, dunque, saranno circa 90.000 i nuovi addetti necessari al settore del riciclo italiano. In ragione del ritardo in cui naviga il settore nel Centro e nel Sud Italia, la maggior parte dei nuovi assunti saranno impiegati nelle regioni centro-meridionali. Per quanto riguarda invece la costruzione dei nuovi impianti, saranno gli operai del Nord a giovare più degli altri di questa corsa al riciclo, per via del maggiore presenza di industrie del riciclo rispetto al Sud Italia.

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