Bicicletta

Due ruote e un elettrone: impariamo a costruire la bici elettrica

Federico Cavallari ci fornisce un’agile guida per la motorizzazione elettrica di una bicicletta tradizionale

Per l’antropologo Marc Augé “La bicicletta fa parte della storia di ognuno di noi. Il momento in cui impariamo ad andare in bicicletta appartiene ai ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza“. Per questo parliamo volentieri del libro di Federico Cavallari “Due ruote e un elettrone”, pubblicato la primavera scorsa dall’editore La Linea. Il volume propone un’immersione nel mondo dei pedalatori di oggi, che sognano la bici elettrica e vorrebbero costruirla da sé, magari partendo dalla propria vecchia due ruote. Un condensato di curiosità, informazioni, dritte e istruzioni, d’altronde bastano davvero pochi strumenti, una cantina e qualche competenza di meccanica ed elettronica per trasformare la propria vecchia bici in un efficiente e-bike.

Perché la bicicletta?

A differenza di altri mezzi di trasporto, dice Cavallari, la bici è strettamente legata al nostro corpo, al nostro movimento, all’aria, all’energia delle gambe, per questo è in grado di trasformare anche la città moderna in una terra d’avventura e di viaggio. Il libro si apre proprio con un elogio della bicicletta che, in poche pagine, ne tratteggia la storia dal “cavallo di legno per pedoni” di Karl Von Drais, fino al “velocipede” di John K. Starley. Nelle nostre trafficate e caotiche città, poi, la bicicletta rimane ancora il mezzo più rapido e veloce per ogni tipo di spostamento.

Un mezzo sovversivo

Il velocipede non è uno sport, ma un beneficio sociale“, scriveva il letterato e reporter francese Pierre Giffard nel 1892. Per questo Federico Cavallari definisce la bicicletta come mezzo “sovversivo”, tanto da attirare nell’Italia di fine Ottocento la preoccupazione delle istituzioni che vi vedevano il mezzo prediletto di facinorosi e rivoltosi. Cesare Lombroso stesso la descriveva come

il metodo più rapido sulla via della delinquenza, perché la passione del pedale trascina al furto, alla truffa, alla grassazione“.

Ci volle l’intervento del Touring Club Ciclistico per affermare, all’inizio del XX secolo, l’importanza della bicicletta come “mezzo necessario, utile ed economico di locomozione delle classi lavoratrici“.

E-bike commerciale o artigianale?

Il primo bivio a cui si trova davanti il ciclista che decida di convertirsi al motore elettrico è quello tra un veicolo prodotto in serie e uno costruito da sé. Della prima famiglia fanno parte tutti i mezzi che escono dalla fabbrica già pronti all’uso, con un telaio progettato appositamente e tutta la componentistica necessaria. Del secondo gruppo fanno parte invece i mezzi che sono stati convertiti a partire da una bici tradizionale.

Il fascino dell’autocostruzione

Perché optare per una bici elettrica autocostruita anziché per una preassemblata? Prima di tutto per poter avere a disposizione un mezzo su misura per noi, in base alle nostre esigenze e in base alle nostre caratteristiche fisiche. Ma anche per la soddisfazione di dare una seconda chance a un mezzo tradizionale che ha esaurito la sua funzione e che finirebbe quindi rottamato o dismesso.

Dalla bicicletta all’e-bike: la guida di “Due ruote e un elettrone”

Comincia quindi una trattazione dettagliata, tecnica ma comprensibile anche dai non addetti ai lavori, sulle operazioni da seguire per la motorizzazione elettrica di una bici tradizionale. Leggendo il libro, l’impressione è che quest’operazione richieda una buona manualità e la conoscenza di alcuni principi di base di meccanica ed elettronica. Questo non vuol dire però che quest’operazione non sia preclusa anche chi al massimo ha riparato una camera d’aria della propria bicicletta. In generale è forse meglio non lavorare da soli, ma farsi aiutare o farsi assistere da qualcuno con un po’ di esperienza. Una ciclofficina, ad esempio, come quelle che stanno aprendo un po’ ovunque nelle nostre città.

L’autoproduzione energetica

La conclusione del libro è a Luca Mazza con un capitolo sulla bicicletta come mezzo di autoproduzione energetica: la bici può essere usata infatti per produrre l’energia necessaria ad alimentare dispositivi elettronici (dal cellulare al GPS) o altri piccoli elettrodomestici. Il principio è quello della dinamo, ma le applicazioni sono infinite: avreste mai pensato di poter far funzionare un frullatore con la sola forza dei vostri pedali?