Architettura sostenibile

Edifici a impatto zero: cosa dovrebbero fare gli architetti?

Per progettare edifici a impatto zero non basta prevedere impianti e materiali ad alta efficienza ma bisogna cambiare il modo in cui si progetta

I dati allarmanti sui cambiamenti climatici stanno imponendo una serie di riflessioni sull’impatto ambientale delle attività umane. Non a caso quello della sostenibilità è diventato ormai un tema cardine in molti settori, aprendo una serie di dibattiti che vanno dalla gestione delle risorse e degli scarti fino all’approvvigionamento energetico. Uno dei comparti chiamato maggiormente in causa è sicuramente quello dell’edilizia e dell’architettura perché, come ormai ben sappiamo, il costruito è fra i maggiori responsabili dei consumi energetici. Da qualche anno a questa parte non si fa altro che parlare di efficienza energetica, materiali naturali, sistemi intelligenti e pratiche green. Ma quanto si sta realmente facendo per realizzare edifici a impatto zero e come è possibile trasformare le dinamiche di un settore così complesso?

Architecture 2030 Challenge: gli Usa puntano sugli edifici a impatto zero

Sicuramente servono obiettivi chiari e percorsi volti alla promozione e all’incentivazione di modelli che guardino al green building. È ciò che si è cercato di fare negli Usa con l’Architecture 2030 Challenge, un programma lanciato dieci anni fa dall’AIA, American Institute of Architects, per promuovere la realizzazione di edifici a impatto zero alla data prefissata. Si tratta di un programma volontario con cui chi sceglie di aderirvi si impegna a realizzare e progettare strutture sempre più sostenibili fino ad arrivare al 2030, anno in cui scatta l'”obbligo” di dar vita esclusivamente a edifici carbon neutral.

Una sfida ambiziosa con tappe intermedie

Chiaramente si va per passi. La Sfida prevede delle tappe intermedie, secondo le quali gli standard di riduzione dei combustibili fossili per tutti i nuovi edifici e per le grandi ristrutturazioni dovrebbe essere: dell’80% al 2020, del 90% al 2025 e del 100% al 2030, raggiungendo il target di edifici che non producono alcuna emissione nociva.

Chi ha aderito alla Challenge?

Secondo i dati dell’AIA, che conta oltre 80mila soci per quasi 18mila aziende, l’80% dei più grandi studi architettonici, ingegneristici e di progettazione, ovvero quelli che solitamente primeggiano nella Top10 statunitense, vi ha aderito. Fra queste, solo per citarne alcune, troviamo: Eskew+Dumez+Ripple (EDR) e CTA Architects Engineers.

Per realizzare edifici a impatto zero serve la collaborazione del cliente

Realizzare edifici a impatto zero significa investire in sistemi impiantistici e strutturali ad altissima efficienza, in materiali naturali e innovativi, in dispositivi smart che consentono una gestione intelligente della struttura e in una serie di processi progettuali che vanno verso una maggiore efficienza e ottimizzazione delle risorse. Se anche architetti e progettisti credessero fino in fondo che questa è l’unica strada da seguire non bisogna dimenticare che qualsiasi progetto a un committente, che ha richieste ben precise e che ha soprattutto l’ultima parola.

Cosa devono fare gli studi architettonici per costruire green?

Non è sempre così semplice ‘convincere’ un cliente a mettere a punto una serie di interventi in un’ottica di sostenibilità. Perché se da un lato realizzare edifici a impatto zero significa ridurre l’impronta di carbonio e far bene al Pianeta e risparmiare enormemente sul lungo periodo è anche vero che nella maggior parte dei casi va considerato un costo maggiore iniziale. Come possono gli studi architettonici riuscire a mantenere la loro competitività puntando quasi esclusivamente sul green building?

Green building in 5 mosse

Cerca di rispondere a questa domanda un recente articolo pubblicato su Redshift che riassume in alcune regole le azioni e gli obiettivi che gli studi devono compiere per pensare di poter vincere l’Architecture 2030 Challenge.

  1. Innovare il portfolio. Innanzitutto va modificato il portfolio dei progetti aziendali che dovrebbe girare intorno all’obiettivo dell’efficienza energetica
  2. Coinvolgere il cliente. E’ necessario poi coinvolgere il committente rendendolo partecipe della Sfida 2030. La condivisione di obiettivi è uno dei modi migliori per ottenere dei risultati importanti
  3. Adottare strumenti di progettazione integrata. Per raggiungere ottimi risultati bisogna evolvere a livello di progettazione, adottando programmi di modeling che consentano di andare in un’ottica di integrazione e di analisi delle scelte che possono essere compiute
  4. Valutare i costi a lungo termine. Qualsiasi scelta va ponderata in base ai costi ma questi non riguardano soltanto gli esborsi iniziali ma anche quelli operativi. Il costo deve essere considerato sul lungo periodo, stimando anche i risparmi ottenibili da sistemi ad alta efficienza
  5. Valutare le prestazioni ambientali. E’ fondamentale utilizzare strumenti di simulazione che consentano anche di stimare e valutare le performance ambientali, indispensabili per poter progettare e costruire un edificio a impatto zero. Bisogna anche puntare sulla multidisciplinarietà all’interno del team e soprattutto sulla presenza di professionisti esperti di sostenibilità