Energia solare - impianto solare termodinamico
Rinnovabili termiche

La Cina punta sul sole: 20 nuovi progetti per l’energia solare

Al via venti nuovi impianti solari termodinamici nelle cinque province più soleggiate della Cina. Obiettivo: raggiungere una produzione di 1,3 GW elettrici.

La Cina vuole il suo posto al sole. La National Energy Administration (NEA), agenzia che si occupa dello sviluppo energetico della Repubblica Popolare, ha appena presentato un progetto di sviluppo degli impianti per energia solare termodinamici. Entro il 2018 saranno infatti realizzati 20 nuovi progetti CSP (concentrated solar power). Gli impianti saranno collegati alla rete elettrica nazionale. L’obiettivo è raggiungere una produzione energetica pari a 1,35 GW. Già individuati i siti in cui saranno posti gli impianti: Qinghai, Gansu, Hebei, Mongolia Interna e Xinjiang. Si tratta delle cinque province cinesi con la migliore esposizione solare del paese.

Cosa sono gli impianti termodinamici

Gli impianti solari termodinamici sono noti anche col nome di centrale solare a concentrazione (CSP). Si tratta di una tipologia di centrale elettrica che sfrutta, come fonte energetica primaria, i raggi del Sole. La radiazione solare viene incamerata e accumulata sotto forma di calore per mezzo di tecniche di concentrazione solare, per convertirla ottenendo una produzione di energia elettrica. L’aggettivo “termodinamico” indica l’aggiunta di un ciclo per il passaggio da energia termica a energia elettrica tramite un gruppo turbina a vapore più alternatore.

In Cina spunta il made in Italy

I progettisti di tutto il mondo sono stati chiamati a fare le loro proposte per costruire il nuovo giacimento energetico pulito della Cina. I documenti per partecipare alla gara devono essere depositati entro il 30 settembre. In prima battuta i progetti potranno contare su un prezzo più elevato rispetto alle centrali fotovoltaiche tradizionali, pagato dai gestori di rete: si parla di 0,17 dollari per kWh. Tuttavia è stato stabilito che il tasso sia ridotto nel 2019, rispettando lo sviluppo fisiologico del settore. Al momento la NEA ha pubblicato una lista delle grandi aziende energetiche del Paese, chiamate a presentare il proprio piano per i 20 impianti. Ma in passato la Cina ha legato la sua svolta green al made in Italy. Infatti la centrale solare termodinamica più grande del Paese, ancora in fase di costruzione, avrà i tubi ricevitori della società italiana Archimede Solar Energy (ASE) di Massa Martina.

Un paradosso tutto italiano

L’azienda umbra nata dalla Angelantoni Industrie, è cresciuta tra i paradossi. Impegnata nello sviluppo di una tecnologia innovativa unica al mondo, frutto di una ricerca tutta made in Italy, gli impianti termodinamici CSP pensati dall’Archimede Solar Energy sono in grado di generare energia pulita e contemporaneamente alimentare la filiera industriale e occupazionale nel nostro Paese. Tuttavia come riporta Panorama, questa tecnologia unica al mondo, invece di decollare in casa, affascina i mercati esteri. Ma l’azienda affronta notevoli difficoltà nel mercato interno. Emblematico il caso della centrale termodinamica CSP a sali fusi che si dovrebbe realizzare in Sardegna, la prima al mondo che utilizza la tecnologia solare termodinamica sviluppata dall’Enea. Tuttavia per colpa della burocrazia italiana, l’impianto non ha mai ricevuto le autorizzazioni necessarie. Cosa che ha fatto scappare gli investitori che da tutto il mondo avevano raggiunto l’Archimede Solar Energy per mettere sul tavolo investimenti per quasi un miliardo di euro. Addio indotto, addio nuovi posti di lavoro in Italia. Ma il paradosso vero, come spiega a Panorama Federica Angelantoni, ad dell’azienda, è che “non ci è stato mai detto né sì né no”. Questo significa che a distanza di anni l’autorizzazione potrebbe anche giungere. Quindi Archimede Solar Energy continua a crescere all’estero e, tenendo un occhio sulla Cina, punta anche all’Arabia Saudita.

Problemi made in China

Ma sulla strada cinese per il Sole non manca qualche ombra. Il problema principale è il consumatore finale. Un’alta percentuale di energia rinnovabile prodotta in Cina non arriva mai al consumatore finale. Il motivo sarebbe da ricercare nello sviluppo di progetti non connessi fisicamente alla rete elettrica nazionale. Inoltre anche i collegamenti già esistenti presentano dei problemi: sembra infatti che non siano in grado di trasmettere l’energia laddove c’è reale richiesta.

Tutti i numeri dell’energia solare cinese

Nel 2015 la produzione di energia rinnovabile mondiale ha fatto registrare un +30% per un totale di 240 GW di energia fotovoltaica (fonte: report PV Integrated Market Tracker di IHS). Tra i maggiori produttori di moduli per la produzione di energia solare ci sono proprio aziende cinesi. Secondo gli analisti i produttori cinesi beneficiano del fatto che la Cina è il più grande mercato energetico al mondo, ma le aziende impegnate in questo settore hanno buone performance anche su mercati esteri, giapponese e americano in testa. Secondo una classifica dell’International Energy Agency, nel 2015 la Cina ha spodestato la Germania in termini di capacità produttiva installata, raggiungendo la quota record di 43,6 GW. La Repubblica Popolare mira a raggiungere entro il 2020 quota 143 GW.