Struzzo: habitat, caratteristiche e stato di conservazione
Aggiornato il 13 luglio 2026
Lo struzzo (Struthio camelus) è l’uccello vivente più grande del pianeta: un maschio adulto può superare i 2,7 m di altezza, pesare fino a 150 kg e correre a circa 70 km/h, l’andatura più rapida di qualsiasi animale bipede secondo l’IFAW. Non vola, ma questa apparente rinuncia è il risultato di un adattamento estremo alle savane e ai semi-deserti africani, dove velocità, vista e resistenza contano più delle ali.
Che animale è lo struzzo
Lo struzzo appartiene ai ratiti, il gruppo di uccelli inabili al volo privi della carena sullo sterno, l’osso a cui negli altri uccelli si ancorano i muscoli del volo. Ha corpo massiccio, collo lungo e in gran parte nudo, testa piccola e occhi enormi: circa 5 cm di diametro, più grandi del suo stesso cervello, i più grandi tra gli uccelli terrestri.
Le zampe sono lunghe e potenti e terminano con sole due dita, caratteristica unica nel mondo degli uccelli che ottimizza la corsa. Il maschio ha piumaggio nero e bianco, la femmina bruno-grigiastro, una differenza utile a mimetizzarsi durante la cova. L’uovo è il più grande di ogni uccello vivente, circa 1,5 kg, pari a circa due dozzine di uova di gallina, e viene incubato per una quarantina di giorni in un nido comune scavato nel terreno, sorvegliato dal maschio dominante e dalla femmina principale.
Comportamento e adattamenti
La velocità è l’adattamento più celebre: fino a circa 70 km/h, con la capacità di sostenere andature elevate anche su lunghe distanze. È la sua prima difesa. Quando la fuga non basta, lo struzzo assesta un calcio diretto in avanti, armato di un artiglio robusto e potente al punto da poter ferire gravemente un predatore delle dimensioni di un leone.
La dieta è prevalentemente vegetale — semi, germogli, foglie, frutti — integrata occasionalmente da insetti e piccoli animali; come molti uccelli ingoia piccole pietre (gastroliti) che aiutano a triturare il cibo nello stomaco. Vive in gruppi dalla struttura variabile, spesso in compagnia di erbivori come gazzelle e zebre, in una convivenza vantaggiosa per entrambi.
Sul comportamento più raccontato va fatta chiarezza: lo struzzo non nasconde la testa sotto la sabbia. Quando percepisce un pericolo può distendersi a terra allungando il collo per confondersi con il suolo, oppure abbassare la testa fino al terreno per rigirare le uova nel nido. Osservato da lontano, questo gesto ha generato il proverbio, che resta però un mito privo di fondamento.
Habitat e distribuzione
Lo struzzo comune abita savane, boscaglie aride e semi-deserti dell’Africa sub-sahariana, dalla fascia sahelo-sahariana fino all’Africa orientale e meridionale. Predilige spazi aperti dove la vista e la corsa possono esprimersi, condizioni che spiegano perché sia associato agli ambienti erbosi e semi-desertici più che alla foresta.
L’areale storico era ben più ampio di quello attuale. Fino alla metà del XX secolo lo struzzo era presente anche nel Nord Africa, nella penisola arabica e in parte del Vicino Oriente, aree da cui è poi scomparso a causa della caccia e della trasformazione degli habitat. La contrazione dell’areale è il primo segnale, spesso trascurato, di una pressione ambientale che la classificazione complessiva della specie tende a nascondere.
Sottospecie e status IUCN
Distinguere le linee dello struzzo è essenziale per capirne il reale stato di conservazione. La IUCN classifica lo struzzo comune (Struthio camelus) come specie a minor preoccupazione (Least Concern), ma con trend di popolazione in diminuzione; le popolazioni di dodici Paesi africani, dall’Algeria al Sudan, sono incluse nell’Appendice I della CITES, la fascia di massima protezione commerciale.
Il dettaglio racconta però una storia diversa. Lo struzzo somalo (Struthio molybdophanes), riconosciuto come specie autonoma da BirdLife International nel 2014, è classificato vulnerabile (Vulnerable) dalla IUCN nel 2022, minacciato da caccia e perdita di habitat nel Corno d’Africa. La sottospecie nordafricana a collo rosso (S. c. camelus), un tempo la più diffusa, è oggi localmente estinta in gran parte dell’areale sahelo-sahariano, al punto che alcune valutazioni la considerano in pericolo critico. La forma araba (S. c. syriacus) è invece del tutto estinta dal 1966. La specie nel suo insieme è comune; diverse sue linee, no.
Minacce ambientali
La storia moderna dello struzzo è segnata dallo sfruttamento diretto. Tra XVIII e XIX secolo il commercio delle piume, allora ambitissime nella moda, portò molte popolazioni selvatiche sull’orlo del collasso; a questo si sono aggiunte nel tempo la caccia per carne e pelle e la raccolta delle uova.
Oggi la pressione principale è ambientale e territoriale. La perdita e il degrado degli habitat, insieme alla desertificazione del Sahel — l’avanzamento delle condizioni aride su territori un tempo idonei — riducono e frammentano gli spazi disponibili. Nelle aree sahelo-sahariane l’insicurezza alimentare e i conflitti aggravano il bracconaggio, mentre nei siti di riproduzione la predazione sui nidi resta un fattore limitante. Sono minacce che colpiscono soprattutto le linee già fragili, quella nordafricana e quella somala, non l’abbondante struzzo d’allevamento con cui la specie viene spesso confusa.
Conservazione
Il caso della sottospecie nordafricana mostra sia la gravità del problema sia le possibilità di recupero. Dopo la sua estinzione in Niger nel 2004, il North African Ostrich Recovery Project di Sahara Conservation lavora a riprodurre e reintrodurre lo struzzo a collo rosso in Niger e Ciad, con un centro di riproduzione a Kellé. Nel 2020 è avvenuto il primo trasferimento verso un’area protetta nigerina, la Riserva della Biosfera di Gadabedji, mentre in Ciad, insieme ad African Parks, sono stati reintrodotti esemplari nella Riserva faunistica di Ouadi Rimé-Ouadi Achim e nella Riserva di Ennedi, con pulcini provenienti dal Parco nazionale di Zakouma.
Programmi analoghi hanno riportato lo struzzo nordafricano in Tunisia nel 2014, dopo 127 anni di assenza, nei parchi di Dghoumès, Sidi Toui e Orbata, e in Marocco, a partire dal Parco nazionale di Souss-Massa. Sono progetti lenti e fragili — lo struzzo a collo rosso si riproduce con difficoltà in cattività e il bracconaggio resta diffuso — ma dimostrano che la reintroduzione in aree protette, unita ad allevamenti conservativi e al coinvolgimento delle comunità locali, può invertire una traiettoria che sembrava chiusa.
Cosa racconta lo struzzo sulla salute delle savane africane
Lo struzzo è un buon indicatore ecologico proprio perché occupa gli spazi aperti che la desertificazione erode per primi. Dove scompare, di solito, sta cambiando l’intero ecosistema della savana: si perde chi disperde i semi delle piante, chi contiene insetti e piccoli roditori, chi dà l’allarme ai grandi erbivori con cui condivide i pascoli. Leggere lo struzzo come “curiosità” — la velocità, il mito della testa sotto la sabbia — è solo il primo strato. Il secondo è che la sua distribuzione racconta, meglio di molti indicatori, quanto stiano tenendo le savane e i margini del Sahara.
Domande frequenti
Quanto corre veloce uno struzzo?
Lo struzzo può raggiungere circa 70 km/h ed è l’animale bipede più veloce al mondo, capace di distanziare gran parte dei predatori della savana. Ci riesce grazie a zampe lunghe e muscolose e a un piede con sole due dita, un adattamento unico tra gli uccelli che riduce l’attrito nella corsa. Secondo l’IFAW mantiene andature elevate anche su lunghe distanze, cosa che ne fa più un corridore di resistenza che un semplice scattista.
Quanto pesa e quanto è alto uno struzzo?
Un maschio adulto può arrivare a circa 2,7 m di altezza e fino a 150 kg, valori che ne fanno l’uccello vivente più grande e pesante. Le femmine sono un po’ più piccole e di colore bruno-grigiastro, mentre i maschi hanno piumaggio nero e bianco. Anche l’uovo segue la scala dell’animale: è il più grande di qualsiasi uccello vivente e pesa attorno a 1,5 kg, l’equivalente di circa due dozzine di uova di gallina.
Lo struzzo è pericoloso per l'uomo?
Lo struzzo non è aggressivo per natura, ma può difendersi con un calcio potente e diretto in avanti, dotato di un artiglio robusto, capace in casi estremi di ferire gravemente un predatore. Gli incidenti con l’uomo sono rari e riguardano quasi sempre animali in cattività, in allevamento o messi alle strette. In natura tende alla fuga: la corsa, non lo scontro, è la sua prima linea di difesa.
Lo struzzo nasconde davvero la testa sotto la sabbia?
No, è un mito. Lo struzzo non seppellisce la testa: quando si sente minacciato può sdraiarsi a terra allungando il collo per confondersi con il terreno, oppure abbassa la testa fino al suolo per rigirare le uova nel nido scavato nella sabbia. Visto da lontano, questo comportamento ha dato origine alla falsa credenza che nascondesse il capo, poi diventata proverbiale.
Lo struzzo è a rischio estinzione?
Lo struzzo comune (Struthio camelus) è classificato “a minor preoccupazione” dalla IUCN, ma con popolazione in calo. Il quadro cambia guardando alle forme locali: lo struzzo somalo (Struthio molybdophanes) è “vulnerabile”, la sottospecie nordafricana a collo rosso è localmente estinta in gran parte dell’areale e quella araba è scomparsa dal 1966. La specie nel suo insieme è comune, alcune sue linee no.
Le fonti
- Struthio camelus (Common Ostrich) — Least Concern, IUCN Red List, 2018 — link allo studio
- Struthio molybdophanes (Somali Ostrich) — Vulnerable, IUCN Red List, 2022 — link allo studio
- Common Ostrich Struthio camelus — Species factsheet, BirdLife International — DataZone — link allo studio
- North African Ostrich Recovery Project, Sahara Conservation — link allo studio
- Ostriches: facts, threats & conservation, IFAW — link allo studio




