Insetto stecco: com’è fatto, dove vive e cosa mangia
Aggiornato il 25 giugno 2026
L’insetto stecco è un fasmide fitofago — un insetto che si nutre di foglie — capace di uno dei mimetismi più raffinati del mondo animale: il corpo sottile e allungato imita un rametto al punto da risultare quasi invisibile tra la vegetazione. In Italia la specie più diffusa è Bacillus rossius, le cui femmine raggiungono i 10,5 cm e possono deporre oltre 1.000 uova lasciandole semplicemente cadere al suolo, come descrive la scheda faunistica di SardegnaForeste. Non vola, non punge e non è in alcun modo pericoloso per l’uomo.
Come riconoscerlo: caratteristiche fisiche
Il nome dell’ordine a cui appartiene, Phasmatodea, viene dal greco phasma, «fantasma»: un omaggio alla capacità di questi animali di sparire alla vista. Riconoscere un insetto stecco, in effetti, è più difficile di quanto sembri, proprio perché è fatto per non farsi notare.
Il corpo è esile e cilindrico, simile a un ramoscello. La colorazione va dal verde chiaro degli esemplari giovani al verde o marrone degli adulti e può variare in funzione di luce, temperatura e umidità dell’ambiente. Il capo è piccolo, con antenne corte e occhi sporgenti ai lati; le zampe sono lunghe e sottili, dotate di minuscoli uncini e microventose che assicurano una presa salda su rami e foglie.
Qui va corretto un equivoco frequente, presente anche in molte schede online: l’insetto stecco italiano non ha le ali. Bacillus rossius è una specie attera, cioè priva di ali e di spine, come riporta SardegnaForeste: non può volare e affida la propria sopravvivenza interamente al mimetismo. Alcune specie esotiche, invece, possiedono ali — a volte colorate e dispiegate di scatto per spaventare i predatori — ma non è il caso di quelle che vivono nel nostro Paese. Le femmine misurano fino a 10,5 cm, i maschi circa 6.
Dove vive: le due specie italiane
In Italia si incontrano soprattutto due specie di insetto stecco. Bacillus rossius è la più comune lungo la penisola; nelle isole maggiori è presente anche Clonopsis gallica, l’insetto stecco «francese», riconoscibile per la taglia più piccola e le antenne più brevi. Non sono le uniche specie di fasmidi presenti sul territorio, ma sono quelle in cui è più facile imbattersi.
L’habitat tipico è la macchia mediterranea e gli ambienti caldi, aperti e cespugliosi: siepi di rovo, muretti a secco, zone collinari con vegetazione bassa. Di giorno l’insetto resta immobile e nascosto tra rami ed erba; diventa attivo soprattutto di notte, anche se nelle giornate estive può muoversi pure a mezzogiorno.
Per quanto riguarda la dieta, l’insetto stecco è strettamente fitofago e piuttosto selettivo: si nutre quasi esclusivamente di foglie di rovo, integrando con altre Rosacee. È un dettaglio importante per chi pensa di tenerne in casa: le foglie raccolte vicino a strade trafficate o a campi trattati con pesticidi possono risultare tossiche per l’insetto.
Come si difende e come si riproduce
Oltre al mimetismo, l’insetto stecco ha a disposizione un secondo livello di difesa: la tanatosi, cioè la capacità di fingersi morto. Quando si sente minacciato, irrigidisce il corpo e si lascia cadere a terra, restando immobile finché il pericolo non è passato. Diversi fasmidi, inoltre, possono rilasciare una secrezione difensiva dalle ghiandole del protorace per scoraggiare i predatori: una sostanza innocua per l’uomo.
Il capitolo più sorprendente è però la riproduzione. Bacillus rossius è una delle specie italiane note per la partenogenesi: le femmine possono generare prole senza accoppiamento, e in molte popolazioni nascono in questo modo solo altre femmine. SardegnaForeste segnala che una singola femmina arriva a deporre oltre 1.000 uova, lasciandole cadere al suolo una a una. Le uova somigliano a piccoli semi, anche nella strategia di dispersione passiva.
Lo sviluppo avviene per metamorfosi incompleta: dall’uovo nascono giovani già simili agli adulti, in miniatura, senza alcuno stadio di pupa. Crescono attraverso una serie di mute, fino alla taglia definitiva, nell’arco di un ciclo annuale che in Italia comprende in genere due generazioni — una primaverile e una estiva.
Che ruolo ha nell’ecosistema
Per quanto piccolo e discreto, l’insetto stecco è un consumatore primario: trasforma le foglie in biomassa e, a sua volta, rappresenta una preda per uccelli, rettili e piccoli mammiferi. È un anello modesto ma reale della catena alimentare, e il suo arsenale di adattamenti — mimetismo, tanatosi, partenogenesi — racconta milioni di anni di evoluzione condensati in pochi centimetri.
Va detto con onestà: Bacillus rossius è una specie comune e non è minacciata. Proprio per questo, però, è una buona porta d’ingresso a un tema molto più serio, quello del declino degli insetti nel loro complesso. Secondo il Global Assessment dell’IPBES, il rapporto delle Nazioni Unite sulla biodiversità pubblicato nel 2019, circa 1 milione di specie animali e vegetali è oggi a rischio di estinzione; gli insetti costituiscono la maggioranza delle specie viventi — circa 5,5 milioni su 8 milioni stimati — e, secondo le valutazioni del rapporto, circa il 10% di esse risulta minacciato. Tra i principali fattori di pressione l’IPBES indica la perdita di habitat, l’inquinamento, i cambiamenti climatici e la diffusione di specie aliene invasive.
Le stime più allarmistiche vanno però prese con cautela. Una revisione molto discussa pubblicata nel 2019 sulla rivista Biological Conservation ipotizzava che fino al 40% delle specie di insetti potesse andare incontro a un declino nei decenni successivi, indicando nella conversione degli ambienti naturali in agricoltura intensiva il fattore principale. Quella cifra è stata contestata da altri ricercatori, ma la direzione del fenomeno — non i numeri esatti — è ampiamente condivisa. L’insetto stecco, in questo quadro, non è una vittima ma un promemoria: la vita degli invertebrati che diamo per scontata dipende da habitat che stiamo restringendo.
Insetto stecco in terrario: come allevarlo in modo responsabile
Docile, silenzioso ed economico da mantenere, l’insetto stecco è uno degli invertebrati più diffusi negli allevamenti amatoriali e nei percorsi didattici. Tenerlo in terrario richiede poco: rami freschi della pianta nutrice (rovo non trattato, o altre Rosacee), una temperatura sopra i 18 °C e un minimo di umidità. Ma proprio perché è facile, vale la pena ricordare due principi.
Il primo riguarda il benessere animale: anche un invertebrato ha bisogno di spazio adeguato, cibo non contaminato e condizioni ambientali corrette. Il secondo, più importante, riguarda l’ambiente. Una specie aliena invasiva è una specie introdotta dall’uomo fuori dal suo areale naturale che danneggia gli ecosistemi locali, ed è uno dei principali motori della perdita di biodiversità segnalati dall’IPBES. Per questo non si deve mai liberare in natura un insetto stecco esotico: nelle specie partenogenetiche basterebbe un solo individuo per dare origine a un’intera popolazione. Chi vuole avvicinarsi a questi animali dovrebbe preferire le specie autoctone, procurarsele da allevamenti responsabili e non prelevarle mai da aree protette.
È un messaggio che raramente accompagna le schede di allevamento, eppure è quello che fa la differenza. Se l’insetto stecco ci insegna qualcosa con la sua immobilità paziente, è che a volte la cosa più rispettosa è osservare senza interferire, lasciando che gli esemplari selvatici restino dove sono. Per chi è curioso della fauna italiana, lo stesso sguardo vale per un’altra specie che abbiamo raccontato di recente, il porcospino.
Domande frequenti
Cosa fa l'insetto stecco?
Passa gran parte della vita immobile, mimetizzato tra i rami: il corpo allungato imita un rametto e lo rende quasi invisibile. È attivo soprattutto di notte, quando si sposta lentamente per nutrirsi di foglie, in particolare di rovo e di altre Rosacee. Se disturbato può ricorrere alla tanatosi, cioè fingersi morto restando rigido e lasciandosi cadere al suolo. Non costruisce nidi e non vive in gruppo: è un insetto solitario e fitofago.
L'insetto stecco è pericoloso?
No. L’insetto stecco è del tutto innocuo per l’uomo: non punge, non morde e non è velenoso. Le specie italiane non sono nemmeno in grado di volare. Alcuni fasmidi, se infastiditi, possono emettere una secrezione difensiva dalle ghiandole del protorace, ma non è nociva per le persone e serve solo a scoraggiare i predatori. È un animale tranquillo, usato proprio per questo nei percorsi didattici di educazione ambientale.
Dove vive l'insetto stecco in Italia?
In Italia si incontrano soprattutto due specie. Bacillus rossius è la più diffusa lungo la penisola, mentre nelle isole maggiori è presente anche Clonopsis gallica, l’insetto stecco «francese», di taglia più piccola. Predilige ambienti caldi e cespugliosi: macchia mediterranea, siepi di rovo, muretti a secco e zone collinari aperte. Di giorno resta nascosto tra rami ed erba, secondo la scheda faunistica di SardegnaForeste, e diventa attivo soprattutto al calare del buio.
Quanto vale un insetto stecco?
È la domanda sbagliata da farsi. L’insetto stecco è un animale, non un oggetto da collezione: il suo «valore» non è economico ma ecologico, come anello della catena alimentare e come piccolo capolavoro di evoluzione. Chi desidera tenerne in terrario dovrebbe procurarsi gli esemplari da allevamenti responsabili, mai prelevandoli da aree protette, e soprattutto non liberare mai in natura specie esotiche, che possono diventare invasive. La cura e il rispetto contano più del prezzo.
L'insetto stecco ha le ali?
Dipende dalla specie. Quelle italiane, come Bacillus rossius, sono attere, cioè prive di ali: non possono volare e si affidano interamente al mimetismo. Lo conferma la scheda di SardegnaForeste, che descrive l’insetto come «privo di ali e di spine». Diverse specie esotiche, invece, possiedono ali, talvolta colorate e usate per spaventare i predatori. È un errore comune attribuire le ali anche alle specie nostrane: in Italia l’insetto stecco resta saldamente legato ai rami.
Le fonti
- Insetto stecco (Bacillus rossius) — scheda faunistica, SardegnaForeste — link allo studio
- Worldwide decline of the entomofauna: a review of its drivers, Biological Conservation, Sánchez-Bayo F., Wyckhuys K.A.G., 2019 — link allo studio
- Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services, IPBES, 2019 — link allo studio




