Persona con ombrello in una strada di città assolata

Isola di calore urbana: cos’è e come si raffreddano le città

Le aree urbane sono più calde rispetto alla campagna che le circonda. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (EEA), nei centri europei si registrano temperature superiori di 1-3 °C rispetto alle zone rurali durante il giorno, arrivando a un incremento di 12 °C nelle ore notturne (modello UrbClim, dati 2008-2017). Questo è il fenomeno dell’isola di calore urbana: asfalto, cemento e scarsa vegetazione trattengono il calore accumulato durante il giorno e lo rilasciano dopo il calar del sole. Di notte le città non si raffreddano come invece avviene nelle campagne. Tuttavia, ci sono buone notizie, e sono misurate: la presenza di alberi, tetti riflettenti e superfici permeabili abbassa la temperatura urbana di valori quantificati. Vediamo di quanto e a quali condizioni.

Cos’è l’isola di calore urbana e perché le città si surriscaldano

L’isola di calore urbana è la differenza di temperatura tra le zone costruite e le aree rurali adiacenti. La causa principale è fisica. Asfalto, cemento e tetti scuri catturano la radiazione solare e la rilasciano come calore; le superfici impermeabili bloccano l’evaporazione che raffredderebbe l’aria; gli edifici alti formano “canyon urbani” che intrappolano il calore e limitano il vento.

Il concetto chiave è l’albedo, cioè la capacità di una superficie di riflettere la luce solare: più è scura, più calore assorbe. Un tetto in bitume nero e un prato hanno albedo molto diverse, e a fine giornata la differenza si misura in gradi.

L’EEA ha calcolato l’intensità del fenomeno in 100 città europee mediante il modello climatico UrbClim, su dati orari ad alta risoluzione relativi al periodo 2008-2017. La differenza più significativa si osserva durante la notte: i centri di Londra e Parigi arrivano spesso a circa 4 °C in più rispetto alle aree rurali nelle notti estive. L’impatto notturno è il più rilevante per la salute, poiché impedisce alle persone di recuperare nelle ore più fresche.

Perché il caldo urbano è un problema di salute

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), lo stress da calore è una delle principali cause di morte legate al meteo. Come riporta la stessa scheda, aggiornata a luglio 2026, tra il 2000 e il 2019 si registrano circa 489.000 decessi annuali a causa del calore nel mondo. L’Europa è tra le aree più colpite, per l’età media alta della popolazione. Nella sola estate del 2022, uno studio pubblicato su Nature Medicine nel 2023 calcola 61.672 morti in eccesso in Europa attribuibili al caldo.

L’isola di calore trasforma un problema climatico in una questione urbana. La stessa OMS osserva che molte città sono progettate in modi che accumulano calore, con perdita di spazi verdi e materiali edilizi che amplificano l’esposizione, e avverte che le persone esposte al caldo estremo crescono rapidamente: un tema al centro del caldo estremo nelle metropoli. Chi vive in città ha un rischio maggiore rispetto a chi vive in periferia o in campagna, soprattutto anziani e persone con malattie croniche.

L’Italia ha già vissuto questa situazione. Nel corso dell’ondata di calore del 2003, una ricerca pubblicata su Eurosurveillance evidenziò un aumento della mortalità del +23% a Torino e a Milano, con un impatto maggiore sugli over 75. Le metropoli settentrionali, caratterizzate da una maggiore urbanizzazione e da un clima più continentale, furono tra le più gravemente interessate.

Alberi e verde urbano: quanto raffreddano davvero

Il verde rappresenta la leva più analizzata, con dati che parlano chiaro — come evidenziato dai vantaggi del verde urbano e dei parchi cittadini. Uno studio pubblicato sulla rivista Sustainable Cities and Society riguardante le aree urbane funzionali in Europa ha rivelato che l’infrastruttura verde può ridurre la temperatura nelle città di 1,07 °C in media, fino a 2,9 °C nei casi più favorevoli. La stessa ricerca offre un’indicazione utile per i pianificatori: è necessaria una copertura arborea di almeno il 16% per conseguire un abbassamento di 1 °C.

Il World Resources Institute, in un’analisi pubblicata ad aprile 2026 riguardante il potenziale di raffrescamento degli alberi urbani, quantifica l’effetto in modo dettagliato: un incremento del 10% della chioma comporta una riduzione della temperatura dell’aria di circa 0,3 °C, mentre il vantaggio percepito è decisamente superiore. Sotto l’ombra di un albero, il comfort termico può aumentare da 2 a 8 °C, dato che la chioma impedisce l’arrivo della radiazione solare diretta. Un marciapiede ombreggiato può apparire fino a 8 °C più fresco rispetto a uno esposto alla luce solare.

Gli alberi operano attraverso due modalità: l’ombra, che evita il surriscaldamento delle superfici, e l’evapotraspirazione, che consiste nel rilascio di vapore acqueo dalle foglie, agendo come un condizionatore naturale. Una ricerca pubblicata su Nature Communications ha evidenziato che, rispetto a una zona urbana densa, gli alberi fanno diminuire la temperatura superficiale di 8-12 kelvin nell’Europa centrale, mentre l’impatto è minore nel Sud, caratterizzato da clima più caldo e secco. Non è possibile affermare che il verde abbia la stessa efficacia ovunque: in assenza d’acqua, il beneficio è limitato.

Il vantaggio per la salute è diretto: più ombra e più evapotraspirazione significano meno colpi di calore e meno ricoveri nelle giornate torride, soprattutto per anziani e persone fragili. Il verde in città è anche una misura sanitaria, non solo estetica.

Tetti freddi e superfici riflettenti: l’albedo come strumento

Se l’albedo rappresenta il problema, un possibile rimedio consiste nell’aumentarne il valore. I “tetti freddi” (cool roof) sono superfici chiare o trattate con vernici riflettenti, in grado di respingere la radiazione anziché assorbirla. Una revisione comparativa del 2021, pubblicata sulla rivista Energy and Built Environment, evidenzia che un rivestimento con riflettanza 0,74 su un tetto in cemento ha comportato una diminuzione della temperatura massima del tetto di 14,1 °C e una riduzione di 2,4 °C della temperatura interna.

L’impatto si riflette anche sui consumi. Cambiare un tetto scuro con uno riflettente riduce il fabbisogno annuo di condizionamento, in genere tra il 5% e il 20% a seconda del clima, secondo la stessa rassegna del 2021. Meno calore in casa significa meno aria condizionata, e quindi meno calore riversato all’esterno dagli impianti: un circolo virtuoso.

I tetti freddi hanno un limite da conoscere. Il loro vantaggio è massimo nei climi caldi; nelle regioni fredde una copertura molto riflettente può far salire la spesa per il riscaldamento invernale, perché d’inverno quel calore solare farebbe comodo. È la cosiddetta penalità invernale, da valutare caso per caso sul bilancio annuale.

De-pavimentazione e cosa serve perché le soluzioni funzionino

Rimuovere l’asfalto dove non serve — la de-pavimentazione — restituisce alle superfici la capacità di assorbire acqua e di raffreddarsi per evaporazione. Sono le stesse scelte urbanistiche che guidano le città italiane verso la neutralità climatica. Sostituire i piazzali impermeabili con aree verdi o pavimentazioni drenanti fa assorbire ai suoli l’acqua piovana invece di convogliarla tutta in fognatura.

Nessuna di queste soluzioni è gratuita o immediata, ed è qui che il solutionism ingenuo va evitato. Gli alberi in città richiedono anni per crescere, spazio nel sottosuolo per le radici e manutenzione costante: senza cure, la mortalità delle piante giovani è alta. Nelle città dense lo spazio compete con strade, parcheggi e sottoservizi. E c’è un tema di equità: il WRI segnala che i quartieri a basso reddito hanno spesso molti meno alberi di quelli benestanti, cioè meno protezione proprio dove serve di più.

Il conto economico, tuttavia, tende a presentare un saldo positivo. La medesima analisi WRI sottolinea che, quando gli alberi sono scelti bene e curati nel tempo, i benefici superano i costi di impianto e manutenzione, tra risparmi energetici, salute pubblica e gestione delle acque. I ricercatori suggeriscono un approccio pragmatico: definire obiettivi di copertura fondati su dati concreti, dare priorità a strade e spazi pubblici, investire nella manutenzione a lungo termine e prestare attenzione ai quartieri più vulnerabili.

Le città si possono raffreddare, un isolato alla volta

L’isola di calore non è un destino: è il risultato di come sono fatte le superfici urbane, e le superfici si possono cambiare. I dati dicono che alberi, tetti riflettenti e suoli permeabili abbassano la temperatura di gradi misurabili, non di promesse. Nessun intervento risolve da solo, e ognuno ha costi, tempi e limiti climatici da rispettare. Ma sommati, e messi dove il caldo colpisce di più, questi strumenti fanno una differenza che si sente sulla pelle e si legge nei dati di mortalità. Per le città italiane, sempre più esposte a estati torride, raffreddare gli spazi pubblici è già adattamento climatico: non un lusso, ma una misura di salute. Vale la pena ricordare la differenza tra mitigazione e adattamento: queste strategie rientrano nella seconda: non riducono le emissioni, ma ci proteggono dagli effetti già in atto.

Domande frequenti

Cos'è l'isola di calore urbana in parole semplici?

È il fenomeno per cui una città è più calda della campagna intorno. Asfalto, cemento e tetti scuri assorbono il calore del sole durante il giorno e lo rilasciano lentamente, mentre la mancanza di verde e di superfici permeabili impedisce all'aria di raffreddarsi. Secondo l'Agenzia europea dell'ambiente, i centri urbani europei possono essere 1-3 °C più caldi di giorno e fino a 12 °C più caldi di notte rispetto alle aree rurali vicine.

Perché di notte le città restano più calde?

Perché i materiali urbani accumulano calore di giorno e lo restituiscono dopo il tramonto, quando la campagna si è già raffreddata. È l'effetto più pericoloso per la salute: senza il sollievo delle ore fresche, il corpo non recupera. L'EEA ha misurato che i centri di Londra e Parigi arrivano di notte a circa 4 °C in più delle campagne circostanti.

Quanto raffreddano gli alberi in città?

Il verde urbano abbassa la temperatura dell'aria di circa 1,07 °C in media, fino a 2,9 °C nelle configurazioni migliori, secondo una ricerca sulle aree urbane europee. Ogni aumento del 10% della chioma vale circa 0,3 °C in meno. Ma il beneficio percepito è più grande: all'ombra di un albero il comfort termico migliora di 2-8 °C, perché la chioma blocca la radiazione solare diretta.

I tetti freddi funzionano davvero?

Sì, nei climi caldi. Un rivestimento riflettente può abbassare la temperatura di picco di un tetto anche di 14 °C e quella interna di oltre 2 °C, riducendo il consumo di condizionamento tra il 5% e il 20%. Il limite: nelle regioni fredde una superficie molto riflettente può far aumentare la spesa per il riscaldamento invernale, quindi va valutata sul bilancio dell'intero anno.

Le fonti

  • effetto isola di calore modellato per le città europee, Agenzia europea dell'ambiente (EEA) — link allo studio
  • intensità media estiva dell'isola di calore urbana e ondate di calore estreme, EEA — link allo studio
  • mitigazione dell'isola di calore con infrastruttura verde nelle aree urbane funzionali europee, Sustainable Cities and Society, 2021 — link allo studio
  • scheda "Heat and health", Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), 2026 — link allo studio
  • mortalità legata al caldo in Europa nell'estate 2022, Nature Medicine, 2023 — link allo studio
  • potenziale di raffrescamento degli alberi urbani, World Resources Institute, 2026 — link allo studio
  • ruolo degli alberi urbani nel ridurre la temperatura superficiale nelle città europee, Nature Communications, 2021 — link allo studio
  • impatto delle ondate di calore 2003 sulla mortalità in quattro città italiane, Eurosurveillance, 2005 — link allo studio
  • rassegna comparativa sulle prestazioni termiche dei tetti freddi, Energy and Built Environment, 2021 — link allo studio