«Lo Zuavo ha i piedi nell’acqua». Difficile dare un significato a questa frase se non si è parigini. Bisogna infatti sapere che, ai piedi del ponte de l’Alma, di fronte a Place de la Résistance e poco sopra al livello abituale della Senna, c’è la statua di un soldato dell’esercito africano della campagna di Crimea. Niente di particolarmente interessante, senonché i parigini usano quella statua per misurare ad occhio il livello delle acque, memori delle tante esondazioni che la Senna ha riservato alla sua amata città. Ebbene, negli ultimi giorni l’acqua della Senna bagnava ben altro che i piedi delle statua, andando oltre il ginocchio, finendo alla fine per lambire minacciosamente il ponte. Di nuovo, però, fino a qui non c’è nulla di davvero strano: la Senna è sempre stata soggetta alle esondazioni, e la stessa attenzione che i francesi prestano ai piedi di quello Zuavo dimostra chiaramente quanto le bizze di quel fiume siano un fattore presente e costante nella vita della ville Lumière. Il problema, però, è che negli ultimi 18 mesi i parigini – e non solo, anche gli abitanti di altri centri urbani lungo la Senna – sono stati vittime di alluvioni per due volte, ovvero un po’ troppo. E non poteva ovviamente mancare un collegamento tra il cambiamento climatico e l’intensificarsi delle inondazioni; del resto da anni gli scienziati ci ricordano che, insieme all’aumento delle temperature, allo scioglimento dei ghiacci, all’aumento del livello dei mari e a tante altre sciagure, vi sono anche le alluvioni.

Le tante esondazioni della Senna

Ma parliamo dai fatti certi che sono sotto gli occhi di tutti, anche grazie alla stampa internazionale, che non ha mancato di riempire la rete con le affascinanti e allo stesso tempo allarmanti fotografie del fiume in piena. Le piogge eccezionali che hanno colpito la Francia hanno infatti portato la Senna ad un’altezza del tutto straordinaria di quasi sei metri. Non sono stati superati i livelli di guardia, e quindi la città non è mai stata in serio pericolo, ma i disagi non sono stati pochi: qualche quartiere allagato, infatti, c’è stato comunque, e c’è stato un certo timore anche per i musei, con il Louvre costretto a chiudere il piano sotterraneo per precauzione. I traghetti, inoltre, hanno bloccato ogni navigazione lungo il fiume. Come anticipato, non bisogna andare molto in là con la memoria per trovare un precedente: nel 2016 una forte alluvione portò la Senna all’altezza di 6 metri e 10 centimetri, facendo 4 vittime. La storia delle alluvioni della Senna ha però molti capitoli ancora più amari, con la terribile piena della Senna del 1910, che portò il fiume all’inaudita altezza di 8,62 centimetri. La città ne uscì sconvolta, con poche vittime ma con ingenti danni all’economia locale.

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Il cambiamento climatico, le esondazioni e le alluvioni

Secondo Météo France, questo è senza ombra di dubbio l’inverno più piovoso a partire dal 1959. Molti dipartimenti amministrativi francese sono scattati in stato di allerta, e nella notte di martedì della scorsa settimana 400 persone sono state evacuate dalle loro case parigine, mentre migliaia di persone hanno avuto seri problemi con l’energia elettrica. Il peggio, in ogni caso, ora sembra essere passato, ma questo non significa che il livello di stress dato dalla minaccia di nuove alluvioni sia diminuito del tutto, soprattutto guardando ai modelli climatici. E da un certo punto di vista è giusto che sia così: certo non è facile dire come e quanto il cambiamento climatico ha influito su questa precisa piena della Senna, ma alcuni esperti hanno voluto sottolineare che si sta delineando un pattern piuttosto preoccupante. Come ha spiegato Florence Habets, ricercatore del CNRS, «a causa del cambiamento climatico possiamo aspettarci un ritmo di alluvioni lungo il bacino della Senna come minimo uguale a quello attuale. Per questo possiamo pensarla come vogliamo, ma un dato è certo: più riusciremo a ridurre le emissioni inquinanti, più saremo capaci di ridurre il nostro impatto su siccità e inondazioni». É sulla stessa linea anche il sindaco di Parigi Anne Hidalgo, da sempre impegnata sul fronte ambientale: «al di là dell’emergenza, il fenomeno delle alluvioni, che è sempre più ricorrente a Parigi, ci ricorda quanto è importante per la nostra città adattarsi al cambiamento climatico». Perché sì, è vero, il cambiamento climatico va assolutamente combattuto, ma è altrettanto certo che bisogna anche adattarsi alle conseguenze già presenti.

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Come prevenire gli allagamenti?

La città di Parigi – e come lei, del resto, tante altre città che si trovano a stretto contatto con l’acqua – deve quindi prepararsi ad affrontare nel migliore dei modi le situazioni come queste. Già nel 2014, del resto, l’OECD aveva pubblicato un report dal titolo ‘Preventing the flooding of the Seine in the Paris – Ile de France region‘, dedicato per l’appunto alle azioni da mettere in opera per prevenire efficacemente nuovi minacciosi allagamenti. Qualcosa è stato fatto, molto resta ancora da fare. Come aveva calcolato l’OECD nel 2014, infatti, se l’inondazione del 1910 si ripetesse uguale nei nostri giorni, le persone colpite sarebbero più di 5 milioni, con oltre 30 miliardi di danno.

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