Il progetto Geoterm e la mappa geotermica della Provincia di Trento

La soluzione della geotermia è tra le opzioni più valide per ridurre l’utilizzo delle risorse energetiche fossili. Non tutte le aree territoriali, però, possono vantare lo stesso grado di idoneità ad ospitare in modo diffuso degli impianti di scambio termico. Per questo motivo il progetto Geoterm – portato avanti con una collaborazione tra l’unità ARES (Applied Research on Energy Systems) della Fondazione Bruno Kessler, il Servizio Geologico della Provincia Autonoma di Trento e il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova – ha realizzato una mappa geotermica del potenziale di geoscambio nel territorio trentino.

Una mappa consultabile da tutti

Grazie a questa mappa geotermica, liberamente consultabile qui in modalità WebGIS, è possibile individuare le aree più adatte all’installazione di impianti di scambio termico con il sottosuolo, accoppiati a pompe di calore per la climatizzazione. In altre parole, chiunque da adesso può consultare questa mappa del territorio trentino per valutare la convenienza dell’installazione di pompe di calore geotermiche, ovvero di strumenti che permettono di soddisfare pienamente e in ogni stagione dell’anno i fabbisogni energetici di riscaldamento e raffrescamento di un edificio. Come ha spiegato il responsabile dell’unità di FBK Ares, Luigi Crema, «Con il progetto Geoterm la Fondazione Bruno Kessler ha fornito un contributo alla valutazione del potenziale della geotermia nel contesto della provincia di Trento, sia dal punto di vista della risorsa energetica del sottosuolo sia per quanto riguarda le tecnologie più interessanti e adatte ai casi specifici». Per arrivare alla mappa geotermica sono stati analizzati, in tutto il territorio provinciale, gli assetti microclimatici, le caratteristiche idrogeologiche e termofisiche del sottosuolo, i fabbisogni di riscaldamento e il potenziale di geoscambio.

L’energia geotermica: cos’è e come si può sfruttare

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L’energia geotermica è un’energia alternativa e rinnovabile che sfrutta il calore naturale del nostro Pianeta, generato durante il processo di decadimento naturale di elementi radioattivi quali l’uranio, il torio e il potassio. La premessa basilare della geotermia è che il calore del sottosuolo aumenta proporzionalmente alla profondità: più si scende, più la temperatura sale. In media si parla di 3 gradi centigradi ogni 100 metri. In alcune zone, però, il calore del sottosuolo è più alto: questo significa che l’energia può essere recuperata più facilmente anche a profondità ridotte

L’impianto geotermico e le pompe di calore

Un impianto geotermico è composto principalmente da tre elementi. Per prima cosa ci sono le sonde, ovvero dei tubi in polietilene reticolato che contengono il liquido termovettore. Queste possono essere inserite nel terreno orizzontalmente, modalità che richiede uno spazio a disposizione molto vasto, o verticalmente, fino ad una profondità di circa 150 metri. Il liquido contenuto nelle sonde raccoglie il calore ricevuto dal terreno e lo porta al secondo elemento fondamentale dell’impianto, ovvero alla pompa di calore: questa è formata da un serbatoio di gas in grado di raggiungere temperature molto elevate, il quale viene impiegato per fornire l’energia necessaria all’impianto di riscaldamento dell’edificio.

Il progetto energetico-ambientale del Trentino

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Una volta compreso il funzionamento di un impianto geotermico, si può capire quanto possa essere profittevole: la differenza di temperatura tra l’aria e il sottosuolo rende questo tipo di impianti davvero performanti, sia in inverno che in estate. L’importanza di una mappa come quella realizzata da ARES è dunque molto alta, soprattutto in Trentino: qui, infatti, il Piano energetico-ambientale 2013-2020 prevede per le pompe di calore un incremento di produzione di energia termica compreso, nell’ipotesi prudenziale, tra 1 e 10 ktep, e fino a 25 ktep nella visione più ottimistica, entro il 2020. Va poi sottolineato che, nella Provincia di Trento, la produzione di energia elettrica a partire da fonti rinnovabili eccede la domanda, soprattutto grazie all’abbondanza della componente idroelettrica. Questo surplus è dunque una motivazione in più per elettrificare la domanda termica degli edifici attraverso l’installazione di pompe di calore, svincolando così l’utenza domestica dall’utilizzo di fonti fossili climalteranti, come i prodotti del petrolio e il gas. Non bisogna poi scordare che, come riporta lo studio di ARES,

«in base al Dlgs 28/2011 dal 1° gennaio 2017 gli impianti di produzione di energia termica devono essere progettati e realizzati in modo da garantire il contemporaneo rispetto della copertura, tramite il ricorso ad energia prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili, del 50% dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il raffrescamento. Per gli edifici pubblici gli obblighi di integrazione sono incrementati del 10%»

Le pompe di calore in Europa

Del resto gli impianti geotermici sono una realtà già consolidata in molti Paesi Europei: in Svizzera, in Svezia, in Austria e in Germania l’installazione di pompe di calore è un fatto ormai quotidiano. In Italia, invece, l’interesse verso questo tipo di energia è relativamente nuovo. A determinare questo aumento di attenzione nei confronti della geotermia sono stati, oltre agli esempi provenienti dall’estero, anche un’accresciuta conoscenza della tecnologia, unita all’avvio di alcune forme di incentivazione che rendono questi impianti particolarmente attraenti dal punto di vista economico.

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