Riciclo del packaging: perché la qualità del materiale è la vera sfida dell’economia circolare
Sostenibilità e packaging: un tema di grande attualità nel mondo green e non da oggi. Sono infatti diversi anni che è al centro del dibattito industriale, rivelandosi prima di tutto una questione strutturale: riguarda gli impianti, le competenze, la compliance normativa, la governance. Aspetti basilari in tutti quegli approcci – gli unici che possono davvero dirsi interpreti della sostenibilità – di matrice ESG. Vediamo perché.
Packaging riciclato e riciclabile: concetti basilari nell’estrusione della plastica riciclata
Packaging riciclato e riciclabile in questo contesto non rappresentano la stessa cosa: il primo prevede l’uso di materiali ottenuti da una materia prima riciclata; il secondo – il solo per il quale è contemplato il simbolo ♻ – si inserisce nella catena del riciclo perché può essere contemplato per ulteriori lavorazioni.
Una differenza sostanziale dove, tuttavia, la sola adozione di materie prime riciclabili non risolve il problema di una filiera eco-friendly concepita nel segno dello sviluppo sostenibile.
L’uso di materie prime riciclabili è infatti il primo step, dal momento che la vera sfida comincia nella trasformazione delle plastiche nella fase post-consumo, a fronte dell’impiego di una tecnica quale l’estrusione della plastica riciclata. Quando eterogenei e contaminati, i materiali plastici si rivelano difficili da trattare per la produzione di nuovo materiale riciclato.
È qui che la qualità del processo industriale diventa decisiva. Sotto questo punto di vista, i sistemi di filtrazione per materie plastiche permettono di migliorare la qualità del polimero rigenerato e rendere più efficiente il recupero della plastica destinata a nuovi utilizzi, compreso il packaging. Un processo all’interno del quale svolgono un ruolo determinante i cambiafiltri.
Il ruolo dei cambiafiltri nell’estrusione della plastica
Ma cosa sono i cambiafiltri? Parliamo di componenti ingegneristiche che assolvono un ruolo cruciale nell’estrusione della plastica, rappresentando una delle scelte più decisive. Si tratta infatti di elementi evoluti e complessi, la cui funzione è quella di filtrare residui e impurità, senza che per questo il processo si debba arrestare; il loro compito è garantire la piena continuità operativa.
Nei processi di estrusione della plastica, infatti, è facile che le impurità occludano il filtro; senza il cambiafiltro bisognerebbe intervenire manualmente, procedendo alla sostituzione del filtro stesso. Per questo è opportuno intendere i cambiafiltri come essenziali in termini di ottimizzazione dei processi e dunque anche in chiave green.
Un fattore che interessa in particolare proprio il riciclo del packaging e che dovrebbe vertere attorno a un ciclo produttivo interamente integrato, come avviene nelle proposte di BD Plast: realtà di eccellenza del Made in Italy con sede a Bondeno, in provincia di Ferrara.
Tra le sue innovazioni più interessanti si annovera il cambiafiltri CleanChanger®, il quale risulta brevettato, automatico e autopulente. È infatti in grado di recuperare la totalità del materiale plastico trattato, a fronte di una considerevole riduzione degli sprechi e di una qualità superiore del manufatto ottenuto.
Le soluzioni BD Plast sono del resto pensate per offrire una risposta concreta alle sfide dell’economia circolare e della sostenibilità. I risultati sono concreti: -30% di scarti, +45% di energia rinnovabile e una foresta realizzata in partnership con Treedom. Un esempio di come la plastica non sia un materiale da demonizzare in chiave green, quanto piuttosto da trattare con competenza e visione.




