Manca poco, anzi, pochissimo, ai XXIII Giochi Olimpici invernali: le sfide tra gli atleti, nella contea di Pyeongchang, nella Corea del Sud, inizieranno infatti il 9 febbraio, per concludersi il 25 dello stesso mese. È da sottolineare che non è la prima volta che questo Paese ospita le Olimpiadi, già passate per quel di Seul nel 1988. Questi Giochi, del resto, sono già destinati a passare alla storia, per il fatto che alla cerimonia d’apertura le due Coree sfileranno insieme, sotto un’unica bandiera. Ma non è di questo che vogliamo parlare oggi. No, oggi parliamo di quelle che saranno le Olimpiadi invernali del prossimi anni, di fronte all’avanzare del cambiamento climatico. Questa particolare kermesse sportiva è infatti particolarmente legata alle temperature, in quanto le 15 attività attualmente presenti nel programma olimpico si svolgono tutte quante su neve e ghiaccio. Già in passato degli inverni particolarmente miti hanno messo a rischio la riuscita delle Olimpiadi invernali, e questo si ripeterà sempre più seriamente nei prossimi decenni. È dunque naturale domandarsi se le temperature del futuro permetteranno alle città che hanno già ospitato i giochi di ripetersi tra 20, 30 o 40 anni, o se invece il cambiamento climatico deciderà per loro. Insomma, quali città dovranno mettere una pietra sopra ai Giochi Olimpici invernali a causa dell’aumento delle temperature del futuro?

temperature del futuro

Le temperature del futuro e i Giochi invernali

Di certo i dubbi circa le temperature del futuro in relazione agli sport invernali non sono una novità: lo sanno bene gli sciatori, che si trovano spesso a sciare su strisce di neve artificiale che si snodano tra pascoli verdi e quasi primaverili, e lo sanno ancora meglio i gestori degli impianti posizionati alle quote più basse, dove l’innevamento è sempre più difficoltoso. C’è però qualcuno che ha voluto stimare più precisamente come e quanto le temperature del futuro impatteranno sugli sport invernali, in particolare sull’evento clou che raggruppa la maggior parte di queste attività outdoor e indoor, ovvero i Giochi Olimpici invernali. Parliamo di un gruppo di ricercatori della University of Waterloo, nell’Ontario, i quali hanno utilizzato i modelli del cambiamento climatico per vedere quali saranno le condizioni meteorologiche negli inverni dei prossimi decenni, in particolare nelle città che hanno già ospitato dei giochi invernali in passato.

Mai più Chamonix

Va sottolineato che questa ricerca era già uscita nel 2014. Ora, in occasione dei XXIII Giochi, lo studio è stato aggiornato, per includere anche Pyeongchang e Pechino (sede dei Giochi nel 2022). Ebbene, di certo le stime sulle temperature del futuro non sono favorevoli: i modelli del cambiamento climatico ci dicono che, se non si taglieranno subito le emissioni nocive, nel 2050 nove delle precedenti location dei Giochi olimpici non potranno nemmeno pensare di ospitare nuovamente la kermesse sportiva sulla neve. Come abbiamo già visto altre volte, il cambiamento climatico non colpirà nello stesso modo le diverse aree geografiche. Località come Chamonix, in Francia, sede dei primi Giochi invernali, o come Sochi, in Russia, sede dell’ultima edizione, semplicemente vanteranno temperature troppo alte per permettere l’organizzazione delle Olimpiadi.

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L’innevamento artificiale non sarà possibile

Di certo la neve artificiale ha aiutato in passato, ma di fronte all’incombere del cambiamento climatico e all’aumento delle temperature del futuro, in molti casi non potrà nulla: per creare della neve artificiale è infatti necessario poter contare su una temperatura ambientale prossima allo zero. Questo problema era già stato affrontato nel giochi del 2010 a Vancouver e in quelli del 2014 a Sochi. In Canada, che quell’anno viveva uno dei suoi inverni più caldi di sempre, si optò per ricoprire del fieno con un mix di neve artificiale e naturale trasportata in basso dalle quote più alte, così da formare delle piste da sci quasi accettabili. A Sochi si iniziò invece ad accumulare la neve a partire dall’inverno precedente, isolandola in posti ombreggiati e freddi con tanto di appositi teli isolanti. In entrambi i casi, poi, si usarono tubature contenenti ghiaccio secco per preservare il più lungo possibile il manto nevoso artificiale. Non serve certo sottolineare che non furono pochi gli atleti che – soprattutto a Sochi – ebbero a lamentarsi della qualità della neve che, nel caso dell’halfpipe fu persino giudicata pericolosa da molti snowboarder.

Le nove città escluse

In realtà i Giochi olimpici invernali sono già cambiati per venire incontro alle temperature mutevoli: alcuni sport che un tempo venivano svolti all’esterno – principalmente quelli su pattini – oggi sono all’interno. Ma di certo non è possibile portare all’interno gli slalom giganti, né le lunghissime piste da fondo. È così che, come dimostrato dallo studio dei ricercatori della University of Waterloo, il numero delle possibili location per i Giochi invernali continuerà a diminuire: dal 2041 in poi 9 ex città olimpiche invernali saranno tagliate fuori, ovvero Sochi (Russia), Garmisch (Germania), Vancouver (Canada), Oslo (Norvegia), Chamonix (Francia), Innsbruck (Austria), Sarajevo (Bosnia-Erzegovina), Grenoble (Francia) e Squaw Valley (USA). Per l’immediato futuro sembrano salvarsi le italiane Torino (Giochi del 2006) e Cortina d’Ampezzo (1956), ma è una ben magra consolazione. Basti sapere che, negli USA, molte mete sciistiche prevedono di avere delle stagioni più corte del 50% entro il 2050, e dell’80% entro il 2090.

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