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Sequestro di avorio a Parma: i proprietari rischiano 2 anni di carcere

A girare tra i vari espositori si trovano di volta in volta semplici visitatori alla ricerca dell’oggetto curioso, o perché no, dell’acquisto unico, e anche tanti collezionisti di ogni tipo, desiderosi di trovare prodotti di ogni epoca e di ogni stile. Mercanteinfiera è uno dei più importanti appuntamenti italiani dedicati all’antiquariato, al collezionismo vintage e al design storico. Si svolge tradizionalmente due volte l’anno, nell’edizione autunnale come quella in quella primaverile, a Parma, per dare a molti visitatori la possibilità di conciliare l’appuntamento in fiera con un soggiorno nella capitale della famosa Food Valley. Senonché, quest’anno, a un certo punto la quiete che aleggia sul Mercanteinfiera è stata turbata: i militari del nucleo carabinieri Cites di Modena, coadiuvati dai colleghi di Bologna, Forlì-Cesena, Roma, e dalla Forestale di Parma e di Modena sono infatti intervenuti per sequestrare 172 oggetti di avorio, denunciando parallelamente 11 persone. Vediamo più nello specifico il valore del sequestro di avorio e le norme internazionali relative.

Sequestro di avorio a Mercanteinfiera: 172 oggetti in mano alle forze dell’ordine

Il sequestro di avorio avvenuto a Parma è uno nuovo importante step di una più articolata attività delle forze dell’ordine volta a contrastare il commercio illecito di oggetti costruiti con questo materiale. Si parla in tutto di 172 oggetti dal prezzo di vendita variabile. Complessivamente gli oggetti sottoposti a sequestro avrebbero un valore di oltre 200mila euro. Si parla per esempio di uno scettro ecclesiastico in avorio intarsiato che, da solo, era messo in vendita a 40mila euro, nonché di un bastone da giullare dal valore di 15mila euro. E ancora, di una zanna lavorata dal valore di 15mila euro, di un pettine in avorio lavorato da 4mila euro, e di una lunga serie di crocifissi e di altri oggetti con un prezzo di vendita variabile tra i 100 e i 6mila euro. Diventa quindi interessante capire, a questo punto, come viene regolata attualmente la vendita di avorio, e come sia possibile che in un evento pubblico e conosciuto come Mercanteinfiera si sia pensato di poter mettere in vendita una simile quantità di oggetti in avorio senza conseguenze.

Le normative attuali circa il commercio di avorio in UE

Bisogna partire da un presupposto: le norme relative al commercio di avorio in Unione Europea sono state più volte modificate negli ultimi anni. Da tempo esistono delle regole che vietano o limitano la vendita di oggetti lavorati in questo materiale, ma va detto che resistono delle “finestre” entro le quali la vendita di tali prodotti è consentita. A dare un ulteriore inasprimento alle norme è stata una modifica del dicembre del 2021 dell’Unione Europea: se fino a l’anno scorso gli oggetti in avorio antecendenti al 1947 potevano essere commercializzati con una semplice perizia o con una documentazione attestante la qualifica di oggetto antico pre-47, oggi anche per quegli oggetti è necessario vantare un certificato Cites (sigla con la quale si indica la convenzione  di Washington che disciplina il commercio internazionale di specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione). Gli oggetti in vendita a Parma non avevano la documentazione prevista, e da qui il sequestro di avorio da parte delle forze dell’ordine. Le 11 persone fermate per la detenzione e per la vendita di avorio rischiano – qualora il reato venisse confermato – una multa compresa tra i 15 e i 150 mila euro, nonché l’arresto fino a 2 anni.

L’avorio in Italia

Come si è visto, l’Unione Europea ha messo in atto delle norme via via sempre più severe per ostacolare il bracconaggio di elefanti ed il traffico di avorio a livello mondiale. Purtroppo, in questo traffico, l’Italia sembra avere un ruolo da protagonista: secondo i dati raccolti da Cites ed elaborati nel 2017 dalla Ong ambientalista Environmental Investigation Agency, l’Italia sarebbe il terzo Paese al mondo per esportazione di oggetti in avorio legale, immediatamente dopo a Usa e Regno Unito. Il problema, come fatto notare più volte negli anni, è che la crescita del commercio legale non può che stimolare anche la crescita del commercio illegale, collegato come è noto ad attività criminali, di riciclaggio e di guerra.