Parte da Trento e, in particolare, dal CRF-Centro Ricerche Fiat, l’innovazione tecnologica che porterà un’ondata “green” nella macchinazione agricola. È infatti giunto a conclusione dopo un percorso di quattro anni, il progetto di ricerca SOLCO “Sviluppo di sOluzioni tecnoLogiche per un’agriColtura ecO-efficiente”, promosso dalla sede trentina del Centro Ricerche Fiat allo scopo di individuare soluzioni per rendere il settore agricolo più ecosostenibile, lavorando in particolare sulla riduzione delle emissioni di CO2 delle macchine agricole.

Si risponde, così, a un’esigenza sempre più pressantemente segnalata dall’Unione Europea, oltre che dai governi nazionali e da molti enti locali, per una mobilità ecosostenibile anche nel comparto primario, che poggi le basi su un più deciso impiego di combustibili alternativi a basso impatto ambientale e ricavati da fonti rinnovabili. L’obiettivo, come da linee guida UE, è di raggiungere il 20% dei combustibili per il trasporto prodotti da energie rinnovabili entro il 2020.

SOLCO, il trattore a biometano

Un progetto innovativo, quello del Centro Ricerche Fiat, che ha potuto beneficiare del co-finanziamento della Provincia Autonoma di Trento e che ha attivato, lungo il suo percorso, significative collaborazioni con istituti di ricerca, università e aziende.

Il risultato è il prototipo di trattore “eco-friendly” alimentato a biometano. Il mezzo è stato presentato all’Agritechnica di Hannover a fine 2013 e, nel 2015, al padiglione New Holland a Expo.

Ma SOLCO ha rappresentato anche un’occasione di formazione, attraverso una serie di workshop, finalizzati a indagare ulteriori sviluppi nella ricerca. L’obiettivo tecnico-scientifico del progetto, infatti, era acquisire il know-how necessario alla ridefinizione del concept stesso di sistema agricolo, puntando sull’integrazione delle tecnologie più innovative nell’area della biometanizzazione, dello stoccaggio e dei sistemi cooperativi.

Per raggiungere questo risultato è stato necessario incrociare una serie di competenze e diversi elementi tecnici. Alla base di tutto c’è l’impiego del biometano, combustibile pulito e che può essere prodotto in azienda sfruttando gli scarti della coltivazione e dell’allevamento (letami, scarti da raccolto, sfalci, residui domestici…).

Quindi, la necessità di progettare sistemi che, nelle parti meccaniche, impieghino tecnologie innovative e materiali in grado di gestire al meglio l’integrazione del sistema di stoccaggio e di ridurre i costi di investimento, integrando varie funzioni. Non ultimo, l’impiego di soluzioni telematiche di ultima generazione e di alta precisione, che consentono una migliore gestione della mobilità dei mezzi e l’ottimizzazione delle operazioni.

Si giunge, quindi, a una rivoluzione nel concetto stesso di azienda agricola, passando dal sistema tradizionale, basato sul trattore diesel, all’innovativo binomio trattore a biometano – e-Farm.trattore a biometano

Le collaborazioni del Centro Ricerche Fiat

Tante e prestigiose, come si è detto, le collaborazioni attivate dal Centro Ricerche Fiat, che hanno visto particolarmente coinvolto il territorio trentino. La Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige ha fornito supporto nella definizione della qualità e della resa delle diverse tipologie di biomasse e si è occupata del monitoraggio delle piante con specifici sensori sul trattore.

Coinvolta anche l’Università di Trento, con il suo Dipartimento di Ingegneria Industriale, che ha lavorato sulla caratterizzazione dei materiali impiegati e sui processi di piegatura. Quindi, Case New Holland per lo sviluppo del prototipo di trattore a biometano, BLM Group per lo sviluppo della tecnologia di piegatura 3D, Persico Spa per la sperimentazione sui materiali compositi.

Rispetto alle precedenti esperienze, il prototipo Fiat migliora il sistema di stoccaggio aumentando visibilità e accessibilità dell’abitacolo e potenziando la capacità fino a 300 litri con 9 bombole, che consentono di lavorare in autonomia per circa mezza giornata.

Inoltre, viene studiata un’evoluzione del trattore volta a incrementare l’autonomia del trattore, modificando il pianale inserendo un alloggio per un’ulteriore bombola; viene impiegata l’innovativa tecnologia di termoformatura, che consente di riutilizzare gli scarti del processo ed è più economica rispetto alle altre tecnologie sul mercato; viene modificata, grazie alla piegatura 3D, la struttura della cabina, migliorando l’integrazione con le bombole e quindi la comodità dell’abitacolo.

Ma perché un’azienda agricola dovrebbe passare al trattore a biometano, oltre che per fare del bene al proprio ambiente? La risposta viene sempre dagli studi del progetto SOLCO, che hanno individuato come, grazie al minor costo del metano rispetto al diesel, nel mercato attuale un’azienda agricola potrebbe risparmiare il 20% sulla spesa annua per il carburante.

Se a questo uniamo la possibilità di installare un impianto a biomasse direttamente in azienda, ecco che si va verso una sostanziale indipendenza energetica, con un notevole abbattimento dei costi. Risparmi, questi, che rappresenterebbero, per il comparto, un fattore chiave di competitività in un contesto internazionale sempre più aggressivo.

L’Italia presenta interessanti potenzialità nell’impiego del biometano per il trasporto, essendo già ad un livello avanzato nella produzione di biogas, elemento fondamentale per ricavare biometano. Il nostro paese è al secondo posto in Europa per numero di impianti a biogas (1.800 nel 2015), dietro solo alla Germania, e sono già stati autorizzati 20 impianti per la produzione di biometano. Inoltre, c’è il supporto degli incentivi: un decreto del 5/12/2013 prevede fondi a sostegno della produzione di biometano da utilizzare anche e soprattutto per il trasporto.trattore a biometano

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