Le nuove tecnologie e l’oceano

Parliamo sempre di più e sempre con maggiore entusiasmo delle novità riguardanti la tecnologia, soprattutto per quanto riguarda la mobilità: biciclette a pedalata assistita, automobili elettriche, driverless car, aerei ad energia solare… ci dimentichiamo però che il 71% della superficie terrestre è coperto da oceani, immense distese d’acqua in cui l’uomo si muove avanti e indietro, inquinando anche qui l’ambiente e disturbando la fauna marina. Cerchiamo allora subito di sopperire alle nostre mancanze: ecco qui le più interessanti novità tecnologiche che riguardano gli oceani, la loro mobilità e le attività dell’uomo in mezzo ai mari.

Sensori per tavole da surf

DXkZdG698_K2unpHnr3WX5u5L5ZtbfzaXcQOT4jN8yw

Immagine di Smartfin

Negli ultimi anni il costo dei sensori è diminuito sempre più rapidamente: il loro prezzo contenuto permette ora di sfruttarli in modi inimmaginabili fino a poco tempo fa. In Australia hanno infatti pensato di dotare le tavole da surf di sensori in grado di trasmettere allo smartphone dei surfisti informazioni riguardanti lo stato delle acque, dalle temperature alla grado di salinità, fino al pH, dati che per conoscere in profondità i mutamenti imposti dal cambiamento climatico possono risultare utilissimi.

Il robot sommozzatore

2

I fondali dei mari, si sa, nascondono migliaia di tesori archeologici: per riportarli alla luce i sommozzatori hanno a disposizione immersione brevissime, rese ancora più difficoltose dalla pressione dell’acqua che talvolta rende impossibili le missioni più in profondità. Per ovviare a questo problema un team di ingegneri di Standford ha realizzato Ocean One, un robot dalle fattezze umanoidi in grado di immergersi nelle acque più profonde e maneggiare con cura qualsiasi manufatto. In questo modo, la salute dei sommozzatori non sarà più messa a rischio con obiettivi disumani.

I Google Glass per i sommozzatori

 US Navy Photo by Richard Manley

Immagine di US Navy Photo by Richard Manley

E se i sommozzatori non vogliono lasciare tutto il lavoro a robot come l’Ocean One, gli ingegneri Us Navy hanno trovato comunque un modo per facilitare i loro compiti: dai loro laboratori sono infatti usciti degli occhiali per la realtà aumentata, una specie di Google Glass pompati all’ennesima potenza e, ovviamente, totalmente impermeabili. Questi occhiali permettono immersioni con visibilità vicina allo zero, con ulteriori sensori che riportano ai sommozzatori tutti i dati utili per la loro immersione.

Navi driverless

Immagine di Rolls-Royce

Immagine di Rolls-Royce

Tutti quanti abbiamo sentito parlare delle driverless car, ovvero veicoli in grado di spostarsi per le strade senza la necessità di un pilota: perché non replicare questa tecnologia anche per il trasporto marittimo? Alcune compagnie, tra le quali la Rolls Royce, ci stanno pensando concretamente, per abbattere alcuni dei maggiori problemi che affliggono il traffico negli oceani: soprattutto inquinamento, ma anche danni alle specie animali marine, che spesso vengono letteralmente investite dalle navi. Si calcola infatti che nell’ultimo decennio siano state più di 200 le balene colpite dalle imbarcazioni in pieno oceano. Per evitare questi problemi si stanno progettando delle navi cargo senza pilota, in grado di incrementare l’efficienza e ridurre le emissioni: non ci sarà per esempio l’esigenza delle cabine per la ciurma – quindi meno peso e ingombro – ma ci saranno moltissimi sensori in grado di decidere ogni singola manovra.

Gabbie acquatiche

Immagine di InnovaSea

Immagine di InnovaSea

Il 2014 è stato il primo anno in cui l’umanità ha mangiato più pesce prodotto nelle colture artificiali che libero. Questo sorpasso è stato reso possibile dallo sviluppo di nuove gabbie marine, le cosiddette ‘acquapod‘, installate per esempio lungo le coste delle Hawaii e del Messico: grazie a queste capsule è stato possibile trasferire le pescicolture al largo, così da eliminare alcuni dei problemi d’inquinamento legati alle pescicolture costiere.

Computing subacqueo

Immagine di Microsoft

Immagine di Microsoft

Chi sapeva che il 95% del traffico di internet viene trasmesso da cavi sottomarini? Proprio così: gli oceani sono solcati dalla nostra rete di comunicazione digitale. E non è lontano il momento in cui gli oceani non saranno solo le strade dei nostri dati, ma anche degli efficienti garage. Alcuni server data sono stati infatti recentemente trasferiti in luoghi freddi come l’Islanda, così da aumentare l’efficienza dei loro sistemi di raffreddamento. Ma perché fare tanta strada per raffreddare i data centre, se il 40% della popolazione mondiale vive in città costiere? Per questo motivo Microsoft ha testato con successo un data centre subacqueo al largo della California.

Energia dai mari

Immagine di Carnegie Wave Energy

Immagine di Carnegie Wave Energy

Gli oceani sono una delle fonti cui gli ingegneri mondiali guardano sempre di più per il futuro delle energie rinnovabili: dallo sfruttamento delle maree all‘eolico offshore le possibilità sono infinite. Un progetto commerciale australiano ha però fatto di più, creando un apparecchio capace di produrre sia energia elettrica dal mare sia acqua desalinizzata, il tutto con un procedimento a zero emissioni. Ancora più originale un lavoro implementato vicino alle Hawaii: un team di ricercatori ha infatti trovato il modo di sfruttare l’escursione termica tra le acque superficiali dei tropici e quelle più profonde per creare elettricità.

(Visited 266 times, 1 visits today)
Condividi l'articolo
La discussione è regolata dalle seguenti Policy