La transizione verso una società più efficiente sotto il profilo delle risorse è già iniziata: le strategie delle città a rifiuti zero attualmente implementate da professionisti innovativi e governi visionari stanno fornendo le basi necessarie per città sostenibili in tutto il mondo.

La politica energetica è, infatti, una delle maggiori sfide per la società moderna. Non si sa con certezza se e fino a quando le risorse utilizzate oggi supporteranno il crescente fabbisogno dovuto all’incremento della popolazione e allo sviluppo industriale delle potenze mondiali. Gli impatti derivanti dall’uso di energia, in particolare dalle emissioni di gas a effetto serra, e da cambiamenti nell’uso del suolo, potrebbero essere enormi. È quindi di grande importanza definire un piano che, oltre a garantire le esigenze dei cittadini, implementi una sostanziale riduzione, riutilizzazione e riciclo delle risorse, e quindi anche dei rifiuti.

E’ questo il caso della Scozia che, già protagonista di molteplici scelte green, ha selezionato Perth, Leith ed Edimburgo per attuare il progetto di città a rifiuti zero, aggiungendole alle già presenti Dunbar e Isola di Bute. Ogni centro riceverà un fondo di quasi 900.000 sterline per ridurre l’impatto ambientale, investire in attività di promozione contro gli sprechi, anche di cibo, e sostenere un’economia circolare, con il supporto della comunità.

Il progetto delle città a rifiuti zero

La strada verso città a rifiuti zero è stata intrapresa nel 2010, quando il governo scozzese ha deciso di adottare un modello di economia circolare che prevedesse non solo la riduzione, ma l’annullamento degli sprechi in tutta la nazione. L’ambizioso progetto è stato descritto come una visione in cui “tutti i rifiuti sono visti come una risorsa, i rifiuti sono ridotti al minimo, le risorse preziose non vengono smaltite nelle discariche e la maggior parte dei rifiuti viene smistata, lasciando solo quantità limitate da trattare”.

 

città a rifiuti zero

Secondo il report pubblicato da Zero Waste Scotland, nel 2008 il Paese ha prodotto 19.5 milioni di tonnellate di rifiuti, abbastanza per riempire una piscina olimpionica ogni 10 minuti. Da qui nasce la necessità di incoraggiare le autorità locali e i cittadini attraverso due importanti obiettivi a lungo termine: avere un tasso di riciclo pari al 70% e mandarne in discarica solo il 5% entro il 2025. Nell’ottica di rivalutazione e valorizzazione del rifiuto, la raccolta differenziata deve essere favorita con una suddivisione sempre più specifica già nelle abitazioni e nelle aziende, oltre che per strada. Ad esempio, si stima che le famiglie scozzesi buttino più di 570 mila tonnellate di cibo all’anno, i cui due terzi potrebbero essere evitati. Secondo il progetto delle città a rifiuti zero, gli scarti alimentari possono essere raccolti separatamente e trattati utilizzando un processo biologico, come ad esempio digestione anaerobica, per produrre energia che può essere riusata per riscaldare case ed edifici. Il progetto prevede che anche il rendimento del riciclaggio subisca un cambiamento radicale: il rifiuto non è più misurato in termini di peso. Zero Waste Scotland ha inserito infatti tra i termini del piano anche il fattore “carbonio” che identifica i materiali il cui riciclaggio permette di conseguire risultati più soddisfacenti in materia ambientale e contribuisce in maniera decisiva alla lotta al cambiamento climatico grazie al binomio riduzione-risparmio. 

Oltre ai vantaggi ambientali, a beneficiare di città a rifiuti zero è anche il settore lavorativo. Si stima che il nuovo progetto possa creare, a lungo termine, più di 2000 posti di impiego grazie a un circolo virtuoso per il quale maggiore è l’attenzione attorno al recupero dei rifiuti, più i costi si abbassano e le imprese già coinvolte ottengono un vantaggio competitivo, spingendo altre a entrare nel mercato. Di fatto, questo influenzerà anche le scelte dei consumatori che saranno indirizzati a comprare prodotti riciclati.

L’importanza della comunità per il successo delle città a rifiuti zero

Per sensibilizzare i cittadini all’uso responsabile delle risorse e ad una raccolta differenziata che consenta di recuperare il valore dei rifiuti, tutti gli enti di formazione, dalle scuole alle università, sono chiamate a fare la loro parte. E’ chiaro che il successo non possa essere raggiunto senza un coinvolgimento attivo della comunità locale che massimizzi i benefici di questa transizione. Iain Gulland, amministratore di Zero Waste Scotland, ha infatti dichiarato che

“le comunità sono al centro di un cambiamento reale e duraturo nel tempo. Con il loro nuovo status di città a rifiuti zero, queste tre aree avranno nuove risorse su cui costruire il loro futuro, e saranno di ispirazione in tutto il Paese per lo sviluppo di un approccio più sostenibile, circolare.”

 

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