FESTIVAL DELLA CARNE DI CANE. Proteste in loco e a livello internazionale, dichiarazioni di sdegno da tutti gli animalisti del mondo, petizioni e campagne sui social. Niente di tutto questo è bastato per fermare l’ennesimo Festival della carne di cane, grottesca ricorrenza orientale che ha il suo epicentro a Yulin, in Cina. Qui, per celebrare il solstizio di estate, migliaia di cani vengono ammassati in piccolissime gabbie, aspettando di venire uccisi a mazzate per poi essere scuoiati e cucinati.

LÌ I CANI, QUI I CAVALLI. Di certo non è una novità: la carne di cane fa parte della tradizione culinaria di alcune zone della Cina meridionale, della Corea e delle Filippine. Per noi occidentali, e del resto per buona parte dei cinesi, questa usanza è una vera e propria barbarie. Il cane è il più fedele amico dell’uomo, e mai ci sogneremmo di trasformarlo in una pietanza. D’altro canto, anche noi italiani siamo visti come barbari dagli anglosassoni per l’ampio consumo di carne equina, alimento che in Gran Bretagna, per fare un esempio, non verrebbe servito in nessun ristorante.

SALVIAMO I CANI. Ogni paese, dunque, ha i sui tabù. Resta però il fatto che mangiare un cane, nella nostra mentalità, rasenta il cannibalismo. A Yulin, invece, ogni 22 giugno vengono uccisi, cotti e mangiati circa 10 mila cani. Le vittime sono per lo più cani randagi, o cani rubati direttamente nei giardini dei legittimi padroni da bande criminali al celato servizio del festival. A combattere questo orrore a cadenza annuale ci sono molte associazioni, prima fra tutte la Duo Duo, con base negli Stati Uniti. Tra le tante iniziative messe in campo per fermare il Festival di Yulin, Duo Duo ha lanciato una petizione online su change.org, che ha raggiunto quasi un milione e mezzo di sostenitori.

Ecco il video contro il festival diffuso dall’associazione Duo Duo:

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