L’agricoltura biologica in Italia sta crescendo in modo significativo da almeno 15 anni. Mai però come nel 2016 ha fatto registrare un balzo così evidente: parliamo del 20% rispetto all’anno precedente, ponendo il nostro paese in testa alla classifica europea. Il dato è stato confermato dal Ministro Martina che, al recente SANA (Salone Internazionale del Biologico e del Naturale) di Bologna, ha affermato che nel 2016 ben 300.000 ettari di terreno sono stati convertiti al biologico: una superficie pari all’intera provincia di Bologna.

Agricoltura bio: il regolamento europeo

Prima di addentrarci nei numeri di questo settore, è bene soffermarci su cosa s’intenda per agricoltura bio. Molte aziende e marchi si fregiano di questa certificazione per spingere la comunicazione dei propri prodotti, non sempre rispettando le ferree regole del regolamento europeo sul biologico del 2009. Tale insieme di norme è argomento di dibattito proprio in questi giorni perché i governi europei, Italia in primis, sono intenzionati ad introdurne uno nuovo nel 2020, andando così a correggere il tiro su molti aspetti del settore.

Cos’è l’agricoltura biologica in Italia?

Per cominciare, un prodotto vegetale può definirsi biologico se è coltivato in un certo modo. Parliamo, innanzitutto di terreni che non devono essere sfruttati in modo intensivo ma prediligendo la rotazione delle colture che preserva le sostanze nutrienti. Per lo stesso principio, anche lo spreco di risorse idriche va limitato e controllato. I composti chimici sono fortemente vietati e i trattamenti per le piante, come concimi, insetticidi e diserbanti, possono contenere solo sostanze organiche. Anziché uccidere gli insetti che attaccano le coltivazioni con strumenti chimici, si prediligono soluzioni diverse. Ne è un esempio la consociazione, ovvero la coltivazione in parallelo di due tipologie di piante, ognuna delle quali sia sgradevole per i parassiti dell’altra.

Allevamento biologico: ampi spazi e cibo organico per il bestiame

Come per l’agricoltura biologica in Italia, così per l’allevamento valgono regole molto precise. Si parte dai terreni adibiti a pascolo che devono essere ampi e consentire al bestiame di muoversi liberamente. Poi, i mangimi devono essere rigorosamente organici, prediligendo foraggio da colture bio.  Anche l’utilizzo di ormoni e antibiotici non è consentito, a mano che non insorgano delle specifiche malattie. Prediligere spazi aperti a stalle inquinanti impatta molto anche da un punto di vista energetico, richiedendo una minore quantità di risorse. Sostenibile e rispettoso dell’ambiente: è questo il volto dell’allevamento biologico.

I numeri dell’agricoltura biologica in Italia

Sono stati presentati di recente al SANA di Bologna i dati Ismea riferiti al 2016. I risultati della ricerca mostrano l’andamento dell’agricoltura biologica in Italia che ha registrato una crescita record lo scorso anno. I beni in maggiore espansione sono i vini in crescita del 41% e la carne, con il 42%. Dalle prime stime sul 2017, però, emerge già che questi numeri come minimo si duplicheranno e nel caso del vino raggiungeranno il 110% di incremento percentuale. Ottima anche la crescita di altri settori: il consumo di frutta si assesta intorno al 20%, la verdura al 16% ed i latticini al 13,5%.

Canali di distribuzione e consumi per regione

I supermercati generalisti dedicano sempre più spazio ai prodotti bio, in taluni casi intere aree. E non è un caso se il grosso delle vendite si concentri proprio qui. I negozi dedicati esclusivamente a questi prodotti, come ad esempio la catena Natura Sì, pur registrando risultati di tutto rispetto, rimangono indietro. Da non sottovalutare, poi, l’acquisto diretto dal produttore e quello on-line, sempre più diffuso.

Per quel che riguarda i consumi per regione, il Nord domina in modo indiscusso con il 65% delle vendite, seguito dal Centro con il 24% e dal Sud con l’11%.

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