Costernati: così erano i vertici europei a Bruxelles quando scoppiò lo scandalo dei test per le emissioni truccate dalla Volkswagen. Eppure per l’UE quella era tutt’altro che una novità. Al contrario: già nel 2010 lo scandalo era stato scoperto e portato a conoscenza della Commissione Europea, che però decise di mettere a tutto a tacere. Insomma, il segnale era stato lanciato, e le irregolarità potevano essere fermate con ben 5 anni di anticipo. Invece no, niente, fino al settembre 2015, quando l’EPA (l’Agenzia Statunitense per l’ambiente) ha fatto quello che la UE doveva fare molto tempo prima: dichiarare pubblicamente che la Volkswagen aveva installato illegalmente un software di manipolazione per aggirare le normative sulle emissioni di Nox e sull’inquinamento da gasolio. In questo modo, infatti, le autovetture prodotte dalla casa tedesca riuscivano a superare indenni fino a 40 volte il limite consentito dalla legge.

Le prove del Guardian

Le prove che attestano che l’Unione Europea fosse a conoscenza delle illegalità in casa Volkswagen già dal 2010 sono in mano al quotidiano britannico Guardian, il quale a sua volta le ha ricevute da due riviste ambientali olandesi. La prima e più importante è il rapporto redatto dal Joint Resarch Centre, ovvero un organo di ricerca della Commissione Europea, nel quale è messo nero su bianco che gli esperti avevano già capito cinque anni fa che un produttore d’auto (il cui nome specifico è stato cancellato dal rapporto) stava manipolando i risultati dei test. Come si può capire da questo rapporto, dunque, tutto era già noto, ma tutto è stato insabbiato da un’Unione Europea che ha preferito fare le orecchie da mercante.

Le lamentele del ministero dell’ambiente

In questo modo l’attività illegale è andata avanti, finendo per travolgere cinque anni dopo prima la Volkswagen e poi la Renault. Tra le altre cose, il rapporto del Joint Resarch Centre non è stato l’unico a riportare la notizia dell’imbroglio all’UE: anche in una nota risalente al 2010 del dipartimento per l’ambiente europeo si lamentavano delle preoccupazioni crescenti per delle «strategie per truccare» i test sulle emissioni. E di nuovo nel 2013, sempre il ministero per l’ambiente dell’UE tornò sull’argomento, parlando ancora di «crescenti prove di pratiche illegali» da parte di alcune case automobilistiche. Ma ancora una volta, dall’UE arrivarono solo silenzio e omertà.

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