Si chiama FSI (Food Sustainability Index) e raccoglie un vasto insieme di informazioni su 25 Paesi nel mondo. La ricerca, sviluppata dall’EIU (Economist Intelligence Unit), in collaborazione con la BCFN (Barilla Center for Food & Nutrition Foundation), stila una classifica a livello mondiale basata su 3 importanti criteri: sprechi alimentari e rifiuti, agricoltura sostenibile e sfide nutrizionali.

Food Sustainability Index: un punto di riferimento per tutti i Paesi

I fattori che entrano in gioco all’interno di un sistema alimentare sono molteplici e tanti sono gli attori che vi prendono parte. Parliamo di aziende produttrici, catene distributive e promozionali fino ad arrivare ai governi nazionali con proprie differenti politiche sul tema. Capire questo complesso sistema non è facile e proprio da tale esigenza nasce l’idea di avere uno strumento riassuntivo, semplice e chiaro. Pubblicato nel 2016, il Food Sustainability Index offre dati importanti e indicazioni utili per migliorare l’impatto ambientale derivante dalla produzione alimentare. Infatti, prendendo come esempio i Paesi più virtuosi, anche agli altri è data la possibilità di trarre spunti per imparare a gestire meglio le proprie criticità.

I pilastri del ranking FSI

Il Food Sustainability Index sintetizza in forma di classifica facilmente leggibile molti indicatori importanti. Il primo riguarda gli sprechi alimentari e i rifiuti, comparto da tenere sotto controllo se si vuole ridurre l’inquinamento e la fame. La popolazione mondiale è destinata a raggiungere gli 8 miliardi entro il 2025 e per questo, particolarmente per i Paesi in via di sviluppo, è fondamentale imparare a limitare gli sprechi. Il secondo indicatore riguarda l’agricoltura, settore che richiede interventi mirati dovuti proprio al riscaldamento globale che lo sta mettendo in crisi. Parliamo di pratiche sostenibili, basate sull’uso di energie rinnovabili e pesticidi ecologici ma anche sul porre un freno agli sprechi idrici. Il terzo pilastro, infine, raccoglie un insieme di dati denominati “sfide nutrizionali” e fa riferimento a tutte quelle pratiche alimentari che influiscono sul tenore e sull’aspettativa di vita. Un esempio per tutte può essere la quantità di zucchero presente nei cibi.

I Paesi analizzati dal Food Sustainability Index

Il report prende in considerazione i Paesi del G20 e ne aggiunge altri 5 (fra cui Egitto e Nigeria) appartenenti ad aree geografiche non altrimenti rappresentate. 58 sono gli indicatori presi in considerazione, suddivisi nei 3 macrogruppi di cui si è detto in precedenza e ad ognuno di essi corrisponde un valore che va da 0 a 100. A dominare la classifica del Food Sustainability Index è la Francia, con il punteggio di 67,53. Segue il Giappone a meno di un punto di distanza e il Canada quasi a 3. Fanalino di coda della classifica è l’India, preceduta da Egitto e Arabia Saudita. La prima classificata eccelle in particolare nel comparto degli sprechi alimentari, grazie a politiche speciali che impongono ai supermercati francesi di donare i cibi in eccesso a chi ne ha bisogno.

La posizione in classifica dell’Italia

Nella graduatoria generale del Food Sustainability Index il nostro Paese si colloca al sesto posto, con un punteggio di 63,67: non lontano, quindi dalle prime 3 dalle quali la separano Germania e Regno Unito. L’Italia si comporta, quindi, abbastanza bene. Il settore in cui si hanno i migliori risultati è quello dell’agricoltura sostenibile, grazie in particolare ad un buon utilizzo delle acque e ad una notevole diversificazione delle colture. Soffriamo di più nel comparto degli sprechi alimentari, per via di politiche non ancora all’altezza e incapaci di sviluppare nei cittadini un radicato senso civico in tale direzione.

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