Con una popolazione mondiale in crescita costante e un’agricoltura che non riesce a tenere il passo, il rischio di rimanere a corto di cibo potrebbe diventare realtà entro i prossimi 30 anni. A ciò si aggiungono i danni per il Pianeta provocati da emissioni inquinanti, uso di pesticidi e sprechi idrici. L’agricoltura idroponica rappresenta una potenziale soluzione per il problema, per quanto non sia ancora diffusa in modo sufficiente. In particolare, parliamo di coltivazioni urbane, perfettamente integrate nella struttura degli edifici e sviluppate in altezza. Un esempio di agricoltura verticale è quello realizzato da Plenty, startup californiana che mira a rivoluzionare la produzione, con lo scopo di ottenere frutta e verdura di qualità a prezzi concorrenziali. Nell’ottica delle future evoluzioni agricole, vi raccontiamo di come in Canada si riescano a coltivare delle piante, sfruttando una forma di energia legata ai bitcoin.

Minare bitcoin: cosa significa e come funziona

Il bitcoin mining si sta diffondendo a livello globale e rappresenta un fenomeno in forte ascesa. Ancora è presto per comprendere se si tratti di una bolla destinata a scoppiare oppure no. Nel frattempo, ci sono aziende che sfruttano l’energia collegata a questo processo per differenti impieghi. Ma cerchiamo di capire meglio di cosa si tratti. Il bitcoin non è una moneta vera e propria ma viene definito criptovaluta ed il valore intrinseco è legato solamente al rapporto fra domanda e offerta. È in forma esclusivamente digitale e può essere utilizzato per qualsiasi tipo di transazione elettronica. Ogni giorno la rete distribuisce un numero limitato di bitcoin in modo casuale. Minare Bitcoin significa cercare di appropriarsene, in maniera concettualmente simile allo scavare metalli preziosi in miniera. Per farlo occorrono i miners, macchine che incrementano enormemente la potenza di calcolo dei nostri computer. Oltre ad avere un costo elevato, i miners richiedono tanta energia per funzionare e producono molto calore. Da qui l’idea di Bruce Hardy, presidente di Myera Group, che ha deciso di sfruttare questa energia per coltivare piante indoor con tecnica idroponica.

Ottimizzare le risorse delle future evoluzioni agricole sostenibili

Si è detto che il bitcoin mining richiede tanta energia e produce calore. E Bruce Hardy ha lavorato per tanti anni a sistemi di raffreddamento che potessero abbassare questa temperatura più in fretta. Ad un certo punto, però, ha pensato di cambiare approccio, scegliendone uno più sostenibile. Anziché raffreddare, infatti, ha immaginato come sfruttare questa risorsa per un altro scopo. E così, nel quartier generale di Winnepeg in Canada, su una superficie di quasi 2000 metri quadrati, si minano bitcoin e, allo stesso tempo, si coltiva insalata e basilico. Ma non solo verdure e bitcoin entrano in gioco in questo progetto che strizza l’occhio alle future evoluzioni agricole. Infatti, al primo piano dello stabile, trovano posto grandi vasche che ospitano una larga popolazione di salmerini artici. Gli escrementi dei pesci finiscono nell’acqua e la stessa viene utilizzata per la coltivazione idroponica messa in piedi al secondo piano. In questo modo, creando un sistema virtuoso, in cui più elementi coesistono per uno scopo comune, si è dato il là ad una forma di agricoltura sostenibile.

Acqua nutriente e calore per crescere prodotti sani

L’agricoltura idroponica è la forma più sostenibile perché non richiede terreni da sfruttare né pesticidi. Si fa indoor e necessita solo di acqua nutriente ed elevate temperature. Il sistema di bitcoin mining è costituito da circa 30 computer connessi fra loro e dotati di elevata potenza di calcolo. L’enorme quantità di energia elettrica richiesta da tale struttura si trasforma, successivamente, in un soffio caldo, spinto lontano dalle macchine da potenti ventole. Le coltivazioni idroponiche sono posizionate proprio di fianco alla struttura e beneficiano del calore interno che si sviluppa nell’edificio. In più, grazie al contributo dei pesci, l’acqua sopra la quale possono crescere è ricca di sostanze nutritive e capace di accelerare il processo.

Il costo dell’elettricità spinge l’ingegno

Secondo una ricerca effettuata di recente, il consumo energetico a livello globale, derivante dal bitcoin mining, sarebbe equivalente a quello annuale di un paese come la Danimarca. Tali consumi sono aumentati negli ultimi mesi di circa il 30% e sono destinati a crescere ancora di più in futuro. Per questo, chi si occupa di minare bitcoin, tende a spostare l’attività in quegli Stati in cui il costo dell’elettricità è più basso. In tal senso, la decisione di Bruce Hardy di restare in Canada appare in controtendenza. Ma è proprio in situazioni del genere che la mente umana si esalta e, nel caso specifico, realizza una struttura votata alla sostenibilità e capace di mostrare uno scorcio delle future evoluzioni agricole. Per quanto sia ancora prematuro tirare le somme su un progetto del genere, dal contenere gli sprechi non può che nascere qualcosa di buono.

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