Nessuno scarto è mai realmente tale. Potrebbe esserci una seconda vita per qualsiasi rifiuto, specie per quelli alimentari che, con un po’ di ingegno e anche di fantasia, possono essere reimpiegati in modi alternativi. È questo il concetto alla base dell’economia circolare, dove viene individuato il potenziale di qualsiasi elemento che siamo abituati a buttare via. Un principio che può essere applicato in qualsiasi ambito, anche nella produzione circolare di alcolici.

Spreco alimentare, numeri spaventosi

I numeri dello spreco alimentare sono spaventosi. Secondo alcuni dati recenti ogni anno in Europa vengono sprecati 88 milioni di tonnellate di cibo, che che corrispondono a 173 kg di cibo a persona. Negli Stati Uniti sono 52 i milioni di tonnellate di alimenti che vengono puntualmente spediti in discarica, da sommare alle circa 10 milioni di tonnellate che vengono scartate già al momento del raccolto. Insomma, gli USA sprecano una quantità di cibo pari all’1,3% del proprio Prodotto Interno Lordo. Numeri inquietanti, soprattutto se consideriamo che, secondo il Programma Alimentare Mondiale, 795 milioni di persone al mondo soffrono la fame.

Le iniziative private che aiutano a ridurre gli sprechi

Perché una così grande quantità di alimenti ancora commestibili finiscono nella spazzatura? Le cause sono tante e vanno rintracciate lungo l’intera catena produttiva e distributiva. Nella ristorazione i quantitativi delle pietanze sono difficilmente gestibili e preventivabili mentre nei punti vendita la criticità risiede in una sovrapproduzione e in una normativa che prevede un’etichettatura con date di scadenza spesso anticipate rispetto alla reale deperibilità dei prodotti. È chiaro che per un reale abbattimento dello spreco alimentare servono prese di posizione forti a livello governativo, con leggi e normative volte a un reale cambiamento di prospettiva. Ma laddove lo Stato non arriva, fortunatamente ci sono le iniziative private.

La distilleria che produce vodka dai rifiuti

Come la distilleria californiana Misadventure & Co che ha sviluppato un processo eco-sostenibile per la produzione circolare di alcolici. In parole semplici la vodka viene prodotta a partire dai rifiuti. I due fondatori del progetto, Sam Chereskin e Whit Rigali, hanno scoperto un metodo alternativo per produrre il liquore, utilizzando come base di partenza scarti da forno.

produzione circolare di alcolici

L’idea di ottenere alcolici dal pane non è in realtà nuova e ne avevamo già parlato con Toast Ale, una birra che ha tra i suoi ingredienti principali il pane raffermo. Ma nel caso della distilleria di San Diego, il processo fermentativo è diverso. La Misadventure & Co utilizza l’amido come base per il processo di filtrazione, quello che rende la vodka insapore.

Dal pane al liquore

Dal momento in cui la vodka è semplicemente zucchero ricavato dall’amido che viene fermentato e distillato, il processo, secondo gli ideatori, è piuttosto semplice. Il pane, così come qualsiasi scarto da forno, alimenti dolci compresi, viene mescolato formando una sorta di porridge, a cui viene aggiunto del lievito, per poi passare al processo di distillazione e filtrazione.

Questo metodo originale per produrre il liquore contribuisce a un forte abbattimento dei costi produttivi, cosa che consente alla Misadventure & Co di vendere le bottiglie a un prezzo di circa 22 dollari, nettamente inferiore a quelle ‘tradizionali’.

Produzione circolare di alcolici, un modello di ‘sostenibilità edonistica’

Ma aldilà del risparmio economico, l’innovativo processo di produzione circolare di alcolici è nato con l’obiettivo principale di contribuire ad abbattere lo spreco alimentare. Quando infatti parliamo di pane e prodotti da forno ci riferiamo a tutto il cibo che viene scartato e che rischierebbe di finire nella spazzatura. La Misadventure & Co, che definisce la propria attività basata su un modello di ‘sostenibilità edonistica’, ha infatti siglato un accordo con un Banco Alimentare della zona che ogni settimana fornisce loro tutti i prodotti fa forno che altrimenti andrebbero buttati, perché scaduti o non ritenuti adatti alla donazione per i motivi più disparati.

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