Orso polare - aumento temperatura

Che differenza c’è tra un aumento di 1,5 gradi e uno di 2 gradi centigradi?

La differenza tra un aumento di 1,5 gradi e uno di 2 gradi centigradi vale, per cominciare, 10 centimetri di mare in più entro il 2100 e il passaggio dei coralli da un declino del 70-90% a una perdita oltre il 99%: sono i numeri del rapporto speciale dell’IPCC del 2018 (SR1.5). Il mezzo grado sulla carta sembra poco. Nel frattempo la carta è stata superata: la WMO (Organizzazione meteorologica mondiale) ha certificato il 2024 come il primo anno intero a circa +1,55 °C rispetto al periodo 1850-1900, e l’Artico, che a +1,5 °C resterebbe senza ghiaccio estivo una volta ogni cento anni, a +2 °C lo farebbe almeno una volta ogni dieci.

Dieci centimetri di mare e il 99% dei coralli: il mezzo grado in cifre

Quando i governi chiesero all’IPCC (il panel scientifico dell’ONU sul clima) di confrontare le due soglie, il risultato fu il rapporto SR1.5 dell’ottobre 2018. La sua tabella di sintesi è rimasta il riferimento di ogni negoziato da allora:

Impatto Con +1,5 °C Con +2 °C
Innalzamento del mare al 2100 riferimento circa +10 cm rispetto a +1,5 °C
Barriere coralline declino del 70-90% perdita oltre il 99%
Artico libero dai ghiacci d’estate una volta ogni 100 anni almeno una volta ogni 10 anni
Rischi da caldo estremo, siccità e alluvioni alti significativamente più alti

Dieci centimetri sembrano un’inezia. Spostano però milioni di persone dentro la fascia di rischio di mareggiate e inondazioni costiere, dal delta del Bangladesh alle piccole isole del Pacifico. Per i coralli il mezzo grado è il confine tra un danno grave e una scomparsa: a +2 °C i coralli sparirebbero quasi del tutto per lo sbiancamento, e con loro una parte della pesca e della protezione naturale delle coste.

Il dato che riguarda l’Italia arriva da prima ancora del rapporto IPCC, dallo studio di Schleussner e collaboratori pubblicato su Earth System Dynamics nel 2016, il lavoro che ha aperto questo filone. Nel Mediterraneo un aumento di 1,5 °C riduce la disponibilità di acqua dolce di circa il 10% rispetto a fine Novecento; a +2 °C la perdita raddoppia al 20%. Per un Paese che ha già razionato l’acqua in più estati recenti, quel mezzo grado raddoppia la siccità. Lo stesso studio misura cali di raccolto nelle aree tropicali, dall’America Centrale all’Africa occidentale.

Una soglia nata da un economista, non da un climatologo

I 2 gradi non li ha scelti la fisica. Li propose negli anni Settanta William Nordhaus, economista di Yale, come limite oltre il quale il clima sarebbe uscito dall’intervallo vissuto dalla civiltà umana. Per questa origine, più economica che scientifica, molti climatologi hanno sempre considerato i 2 °C un compromesso politico e non una soglia di sicurezza.

L’Accordo di Parigi del 2015 ha tenuto insieme le due cose: aumento “ben al di sotto” dei 2 °C, con l’impegno a fermarsi a 1,5 °C. Il riferimento è la temperatura media tra il 1850 e il 1900, la prima finestra di dati globali affidabili, usata per convenzione come era preindustriale. Da quel momento il mezzo grado tra le due cifre è diventato la posta più documentata della politica climatica.

Il 2024 sopra 1,5 °C: un allarme, non un fallimento

Dopo il record del 2024, la WMO ha collocato il 2025 tra il secondo e il terzo anno più caldo mai registrato, a circa +1,43 °C, con una media 2023-2025 di +1,48 °C. La soglia di Parigi però non si misura su un anno solo: l’obiettivo si fonda su medie di lungo termine, di norma ventennali, depurate dalle oscillazioni naturali come El Niño. La WMO lo ha scritto nello stesso comunicato di gennaio 2025 che annunciava il record, e vale la pena tenerlo a mente quando un titolo grida “1,5 superato”.

Il quadro di fondo resta severo. Il Sesto rapporto di valutazione dell’IPCC (AR6, sintesi 2023) vede la media di lungo periodo toccare +1,5 °C nella prima metà degli anni Trenta nella maggior parte degli scenari. Gli scienziati parlano di “overshoot”: un periodo sopra il limite, da riportare sotto 1,5 °C entro fine secolo con tagli profondi alle emissioni e rimozione di CO₂ dall’atmosfera. Più l’overshoot dura e più sale, più crescono i danni che non tornano indietro, dai ghiacciai alle specie che non fanno in tempo ad adattarsi.

Tre anni di budget e un super El Niño in arrivo

Il conto più scomodo lo tiene il rapporto Indicators of Global Climate Change, aggiornato a giugno 2026 su Earth System Science Data: il riscaldamento di origine umana era a +1,37 °C nel 2025 e cresce di 0,27 °C ogni decennio, un ritmo senza precedenti nelle misure strumentali. Il bilancio di carbonio residuo per restare entro 1,5 °C, calcolato da inizio 2025, è di circa 130 Gt CO₂: circa tre anni di emissioni ai ritmi attuali.

Nel breve termine pesa il super El Niño previsto tra il 2026 e il 2027, che WMO e Met Office britannico giudicano il più intenso da oltre un secolo. Celeste Saulo, segretaria generale della WMO, a luglio 2026 ha avvertito che l’evento “intensificherà le probabilità di siccità e piogge intense e il rischio di ondate di calore sulla terraferma e negli oceani in molte regioni del mondo”. Il Met Office considera molto probabile che il 2027 superi il record del 2024. Gli impatti estremi su oceani e ghiacciai osservati nel 2026 mostrano che gli effetti non aspettano il superamento ufficiale di nessuna soglia.

Tra +1,7 e +2 °C: la scelta dei prossimi dieci anni

Il confronto tra 1,5 e 2 gradi non è una scelta tra salvezza e catastrofe, e l’AR6 lo dice con una formula precisa: ogni incremento di riscaldamento aggiunge rischi misurabili, ogni decimo di grado evitato li riduce. Vale anche oltre le soglie simboliche. Un mondo a +1,7 °C resta molto meno pericoloso di uno a +2 °C, e uno a +2 °C meno di uno a +2,5 °C.

Le due strade da percorrere insieme sono mitigazione e adattamento: tagliare le emissioni per fermare la curva il prima possibile e preparare città e territori agli effetti ormai in arrivo, a cominciare dalle ondate di calore che i dati globali indicano in aumento. Le cifre per giudicare chi decide sono pubbliche e aggiornate ogni anno. La prossima verifica è già in calendario: il super El Niño del 2027.

Domande frequenti

Il limite di 1,5 °C è già stato superato?

Su base annua sì: la WMO ha certificato il 2024 come primo anno intero a circa +1,55 °C rispetto al periodo 1850-1900, e il 2025 ha chiuso a circa +1,43 °C. L'obiettivo dell'Accordo di Parigi si valuta però su medie di lungo periodo, non su un singolo anno. Il riscaldamento di origine umana, depurato dalle oscillazioni naturali, era stimato a +1,37 °C nel 2025 (Indicators of Global Climate Change, 2026). La soglia di Parigi non è quindi formalmente superata, ma il margine residuo è di pochi anni.

Cosa succederebbe con un aumento di 2 gradi invece di 1,5?

Secondo l'IPCC (SR1.5, 2018), a +2 °C il mare salirebbe di circa 10 cm in più entro il 2100, le barriere coralline andrebbero perse oltre il 99% (contro un declino del 70-90% a +1,5 °C) e l'Artico resterebbe senza ghiaccio estivo almeno una volta ogni dieci anni invece di una ogni cento. Nel Mediterraneo la disponibilità di acqua dolce calerebbe del 20% circa, il doppio rispetto allo scenario a +1,5 °C (Schleussner et al., 2016). Crescerebbero anche caldo estremo, siccità e perdite agricole nelle regioni tropicali.

Chi ha fissato la soglia dei 2 gradi?

L'idea nasce negli anni Settanta con l'economista William Nordhaus, che indicò i 2 °C come limite oltre il quale il clima sarebbe uscito dall'esperienza storica della civiltà umana. La soglia è entrata poi nella diplomazia climatica fino all'Accordo di Parigi del 2015, che fissa l'obiettivo "ben al di sotto dei 2 °C" con sforzi per fermarsi a 1,5 °C. Il rapporto IPCC SR1.5 del 2018 ha dato base scientifica al confronto tra le due soglie, documentando rischi nettamente maggiori a +2 °C.

Il 2027 potrebbe diventare l'anno più caldo mai registrato?

Sì, secondo il Met Office britannico è molto probabile. Il super El Niño previsto tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027 trasferirà calore dall'oceano all'atmosfera, e l'effetto pieno sulle temperature globali arriva tipicamente l'anno successivo all'innesco. Il 2027 potrebbe così superare il primato del 2024 (+1,55 °C) e oltrepassare temporaneamente la soglia di 1,5 °C. Resterebbe un superamento annuale, non quello di lungo periodo che conta per l'Accordo di Parigi.

Le fonti

  • Special Report on Global Warming of 1.5 °C, Summary for Policymakers (2018), IPCC — link allo studio
  • Sixth Assessment Report, Synthesis Report (2023), IPCC — link allo studio
  • Differential climate impacts for policy-relevant limits to global warming, Earth System Dynamics (2016), Schleussner et al. — link allo studio
  • WMO confirms 2024 warmest year on record at about 1.55 °C above pre-industrial level (gennaio 2025), WMO, 2024 — link allo studio
  • WMO confirms 2025 was one of warmest years on record (2026), WMO, 2025 — link allo studio
  • Indicators of Global Climate Change 2025, Earth System Science Data (giugno 2026), Forster et al. — link allo studio