Economia circolare e imprese: il 2026 segna la svolta competitiva europea
Per anni la sostenibilità d’impresa è stata raccontata come un costo, una voce di bilancio buona per la reputazione ma poco amica dei margini. Nel 2026 quella narrazione si sta sgretolando sotto il peso di un cambio di paradigma normativo, geopolitico e industriale che sta riscrivendo la geografia della competitività europea.
Il punto di svolta ha un nome preciso: economia circolare. Non più declinata come politica ambientale, ma come strumento di sicurezza economica e autonomia strategica. E i numeri raccontano quanto sia alta la posta in gioco.
Il vero costo dell’economia lineare
Il dato più impressionante arriva dal Global Circularity Gap Report 2026 di Circle Economy e Deloitte: l’economia globale perde ogni anno circa 25.400 miliardi di euro a causa di pratiche lineari e di modelli di produzione e consumo dispendiosi, valore che strategie circolari potrebbero in larga parte recuperare attraverso una migliore gestione di materiali e prodotti.
Per dare un ordine di grandezza, questa cifra equivale al 31% del Pil mondiale: per ogni 3 euro di valore economico creato, circa 1 viene perso. Una voragine che include sprechi alimentari, perdite energetiche, deterioramento di edifici e infrastrutture, fine vita prematuro dei prodotti.
Il messaggio per le imprese è netto: la transizione circolare non è più un costo, è la riconquista di valore disperso. Non a caso le percezioni sono cambiate radicalmente: nel 2021 solo il 40% delle aziende considerava la circolarità importante; oggi quel numero è salito al 75% e si prevede raggiunga il 95% nei prossimi tre anni.
Il Circular Economy Act: la mossa industriale europea
A livello regolatorio, l’evento del 2026 è il Circular Economy Act, di cui la Commissione europea ha programmato la presentazione della proposta legislativa per il terzo trimestre del 2026. La novità sostanziale non sta tanto nei contenuti, quanto nel posizionamento politico.
A differenza dei precedenti piani d’azione, che erano parte della politica ambientale europea, il Circular Economy Act è ora posizionato come strumento di competitività, sotto la responsabilità della commissaria Jessika Roswall e la supervisione di Teresa Ribera e Stéphane Séjourné. Una svolta semantica che cambia tutto: la circolarità entra ufficialmente nel cuore del Clean Industrial Deal.
Gli obiettivi sono ambiziosi. Il tasso europeo di utilizzo circolare dei materiali era pari al 12,2% nel 2024 e l’obiettivo è raddoppiarlo al 24% entro il 2030. Per arrivarci, l’Act vuole creare un vero mercato unico delle materie prime seconde, oggi frammentato da regole nazionali divergenti.
Un materiale considerato risorsa in un paese può essere ancora rifiuto in un altro: questa incoerenza, come ricorda il briefing del Parlamento europeo782628_EN.pdf), fa lievitare costi di trasporto, assicurazione e conformità, impedendo ai modelli circolari di scalare a livello continentale.
La geopolitica delle materie prime e il caso italiano
C’è una ragione precisa per cui Bruxelles ha smesso di trattare la circolarità come questione verde e ha iniziato a considerarla questione di sicurezza nazionale. L’UE importa quasi il 100% delle sue terre rare pesanti, principalmente dalla Cina, e i tassi di riciclo di materiali come litio e terre rare restano al di sotto dell‘1%.
In questo scenario il progetto italiano LIFE INSPIREE assume un significato che va oltre i confini nazionali. Il progetto unisce aziende italiane di gestione rifiuti e l’Università dell’Aquila per scalare due impianti di lavorazione dei magneti da rifiuti elettronici: il primo smonta magneti da circa 1.000 tonnellate di rotori elettrici l’anno, mentre il secondo estrae le terre rare, ottenendo come prodotto finale una sabbia contenente il 30% di neodimio puro e altri metalli.
L’ambizione di lungo periodo è imponente: entro il 2040 i partner del progetto puntano a riciclare oltre 20.000 tonnellate di magneti l’anno provenienti da elettronica di consumo dismessa, pannelli LCD e batterie agli ioni di litio. Il coordinatore Francesco Gallo l’ha sintetizzata così: trasformare le terre rare da rischio importato a risorsa recuperata.
Va detto, per onestà, che l’Italia non corre da sola. Heraeus Remloy gestisce in Germania quello che descrive come il più grande impianto europeo di riciclo per magneti alle terre rare, con l’obiettivo dichiarato di costruire l’autosufficienza europea nella produzione sostenibile di materiale magnetico. La competizione industriale per chiudere il cerchio dei materiali critici è già aperta.
Omnibus I: meno burocrazia, più sostanza?
Il 2026 ha portato anche una svolta meno celebrata ma decisiva: il pacchetto Omnibus I, entrato in vigore il 18 marzo dopo l’adozione formale del Consiglio UE il 24 febbraio. Il quadro normativo non si è semplificato in senso assoluto: è stato ricalibrato, con soglie più alte e tempi più lunghi, ma con obblighi sostanziali che si stanno cristallizzando anziché ritirarsi.
In concreto, l’Omnibus restringe la portata della CSRD limitandola alle grandi imprese con oltre 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di fatturato netto annuo, mentre le PMI quotate sono completamente esentate. Per la due diligence, la CS3D viene ristretta alle aziende con più di 5.000 dipendenti e oltre 1,5 miliardi di fatturato netto annuo.
La lettura è duplice. Da un lato Bruxelles ha ascoltato le imprese che lamentavano una sovrapposizione asfissiante di obblighi di rendicontazione. Dall’altro, molte aziende uscite dal perimetro CSRD continueranno a subire pressioni sostanziali lungo la filiera, tramite i requisiti contrattuali dei grandi clienti europei. La sostenibilità non si è semplificata: si è soltanto spostata di un gradino lungo la catena del valore.
Il ricondizionato come laboratorio della circolarità di massa
Un termometro interessante della maturità circolare è il mercato del ricondizionato. Il mercato globale degli smartphone usati e ricondizionati dovrebbe crescere da 65,2 miliardi di dollari nel 2025 a 69,66 miliardi nel 2026, fino a 96,99 miliardi entro il 2031.
Il dato che dovrebbe interessare le imprese è un altro: riusare un singolo telefono evita in media 55 kg di CO₂ equivalente. Moltiplicato per le flotte aziendali di smartphone e laptop, l’impatto diventa significativo sui bilanci di carbonio.
L’Europa, in questo segmento, gioca un ruolo regolatorio più che industriale: rappresenta uno dei mercati più maturi per gli smartphone ricondizionati, sostenuto da forti quadri normativi che promuovono sostenibilità e pratiche di economia circolare. La Direttiva sul diritto alla riparazione, applicabile dal 31 luglio 2026, andrà a rafforzare ulteriormente questa traiettoria.
Lo spreco alimentare e le filiere come prossimo banco di prova
Nel cuore della transizione resta poi un nodo enorme: lo spreco di cibo. Nell’ottobre 2025 è entrata in vigore la revisione della Direttiva Quadro sui rifiuti (Direttiva 2025/1892), che obbliga gli Stati membri a ridurre del 10% i rifiuti alimentari nella manifattura e del 30% pro capite nella distribuzione, ristorazione e nei consumi domestici entro il 31 dicembre 2030, con trasposizione nazionale entro il 17 giugno 2027.
La posta in gioco è enorme. Ogni anno nell’UE si sprecano circa 59 milioni di tonnellate di cibo, pari a 130 kg a persona; il costo ambientale corrisponde a circa il 16% delle emissioni di gas serra del sistema alimentare europeo, mentre quello economico raggiunge i 132 miliardi di euro l’anno.
Non tutti applaudono. Alcune organizzazioni che hanno spinto per la riduzione dello spreco temono che gli obiettivi siano insufficienti; Zero Waste Europe ha definito i target “troppo poco, troppo tardi” e considera inadeguato l’obiettivo del 10% per il settore manifatturiero, sostenendo che dovrebbe attestarsi almeno al 25%, idealmente al 40%. Una critica che arriva, va sottolineato, da un’angolazione raramente ripresa dal dibattito mediatico italiano.
Fuori dall’Europa c’è chi ha già fatto la sua corsa: il Giappone è diventato il primo paese al mondo a dimezzare le perdite alimentari rispetto al proprio anno base e ha ora ampliato l’ambizione per riduzioni ancora più profonde entro il 2030.
La domanda che le imprese italiane non possono più rinviare
La lettura d’insieme è chiara: il 2026 è l’anno in cui la sostenibilità aziendale smette di essere un esercizio di reporting e diventa un esercizio di riprogettazione industriale. Le imprese italiane si trovano davanti a un bivio operativo concreto. Possono continuare a trattare ogni nuovo regolamento come un adempimento isolato, accumulando costi, oppure possono integrare circolarità, due diligence e gestione delle filiere in un’unica strategia.
La scelta non è ideologica, è economica. Chi avrà già mappato i propri fornitori critici, identificato i flussi di materia recuperabile e sviluppato partnership con riciclatori certificati arriverà al 2027–2030 con un vantaggio competitivo difficile da colmare. Chi si limiterà ad aspettare le sanzioni, scoprirà che il mercato europeo nel frattempo si è chiuso intorno a chi ha saputo muoversi prima.
E forse, in fondo, è proprio questo il vero senso della parola “sostenibilità” nel 2026: non un’etichetta morale, ma la capacità di sopravvivere economicamente in un sistema che ha smesso di tollerare l’inefficienza.
Domande frequenti
Cos'è il Circular Economy Act e quando entrerà in vigore?
È la nuova legge quadro europea sull'economia circolare che la Commissione presenterà nel terzo trimestre del 2026. A differenza dei precedenti piani d'azione, è pensata come strumento di competitività industriale: punta a creare un mercato unico delle materie prime seconde, armonizzando le regole oggi frammentate tra gli Stati membri, e a raddoppiare il tasso di utilizzo circolare dei materiali dal 12,2% del 2024 al 24% entro il 2030. Dopo la proposta seguirà la negoziazione tra Parlamento e Consiglio, quindi le imprese hanno il 2026 per prepararsi.
Con l'Omnibus I la mia azienda è ancora obbligata a fare il bilancio di sostenibilità?
Dipende dalle dimensioni. Dopo l'entrata in vigore dell'Omnibus I a marzo 2026, la CSRD si applica solo alle aziende con più di 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di fatturato netto. Le PMI quotate sono escluse. Attenzione però: anche le imprese fuori perimetro continueranno a ricevere richieste informative dai grandi clienti europei lungo la catena del valore, perché i grandi gruppi devono comunque rendicontare l'impatto delle loro filiere. La sostenibilità non sparisce, si sposta nei contratti.
Perché si parla così tanto di terre rare e cosa c'entra il progetto di Frosinone?
Le terre rare sono 17 elementi chimici essenziali per magneti, motori elettrici, turbine eoliche e smartphone. L'Europa ne importa quasi il 100% dalla Cina e i tassi di riciclo restano sotto l'1%. Il progetto LIFE INSPIREE a Ceccano, in provincia di Frosinone, è il primo impianto industriale europeo dedicato a recuperarle dai magneti permanenti contenuti in hard disk e motori elettrici dismessi. A regime tratterà 2.000 tonnellate di magneti l'anno, riducendo la dipendenza geopolitica del continente.
I nuovi obiettivi UE sullo spreco alimentare sono davvero ambiziosi?
Dipende dal metro di giudizio. La Direttiva 2025/1892 fissa una riduzione del 10% nella manifattura e del 30% pro capite in distribuzione, ristorazione e consumi domestici entro il 2030. Organizzazioni come Zero Waste Europe li definiscono però "troppo poco, troppo tardi", sostenendo che per il settore manifatturiero il target dovrebbe essere almeno del 25% e idealmente del 40%, in linea con l'obiettivo SDG 12.3 di dimezzare lo spreco. Il Giappone, primo paese al mondo, ha già dimezzato le perdite rispetto al suo anno base.
Conviene davvero alle aziende investire nel ricondizionato e nella circolarità?
I numeri suggeriscono di sì. Il Global Circularity Gap Report 2026 stima che l'economia lineare bruci 25.400 miliardi di euro l'anno, pari al 31% del PIL mondiale, in gran parte recuperabili con strategie circolari. Sul piano operativo, riusare un solo smartphone evita 55 kg di CO₂ equivalente: per le flotte aziendali significa tagli reali al bilancio di carbonio e ai costi hardware. La percezione è cambiata: oggi il 75% delle imprese considera la circolarità una priorità, contro il 40% del 2021.
Le fonti
- Global Circularity Gap Report 2026, Deloitte Global — link allo studio
- 2026 Sustainability Trends, Clarkston Consulting — link allo studio
- Circular economy act - European Parliament Briefing, European Parliament — link allo studio
- LIFE INSPIREE: mining for valuable metals in our waste at large scale, CINEA - European Commission — link allo studio
- Simplified, not abandoned: EU Corporate Sustainability after the Omnibus I Package, White & Case LLP — link allo studio
- Omnibus explained: key changes to the CSRD and CSDDD, Accountancy Europe — link allo studio
- Omnibus I CSRD and CS3D simplification, Norton Rose Fulbright Regulation Tomorrow — link allo studio
- Used and Refurbished Smartphone Market Analysis, Mordor Intelligence — link allo studio
- Refurbished Smartphone Market Size Revenue Share, SNS Insider — link allo studio
- How to Avoid Grocery Store Food Waste Through Demand Planning, Reinnovation.eu — link allo studio
- EU sets new targets to reduce food waste, SmartKitchen Solutions — link allo studio
- EU Food Waste Targets Are a Start—With Room to Grow, Food Tank — link allo studio
- Europe steps up the fight against food waste, Friends of Europe — link allo studio




