Materiali stampa 3D: quali si riciclano davvero e come
I materiali stampa 3D più diffusi sono PLA, ABS, PETG, nylon e resine fotopolimeriche, e quasi nessuno di loro entra oggi nel circuito del riciclo urbano: gli scarti di stampa finiscono di regola nell’indifferenziato. Nemmeno il PLA fa eccezione, benché venga venduto come biodegradabile: si degrada solo in impianti di compostaggio industriale, intorno a 58 °C, non nel bidone dell’umido né in giardino. Il contesto generale, del resto, è severo: secondo il Global Plastics Outlook dell’OCSE (2022), nel mondo viene riciclato solo il 9% dei rifiuti plastici. Vediamo materiale per materiale cosa si recupera davvero, dove buttare gli scarti e quali alternative concrete esistono per chi stampa.
Quali sono i materiali della stampa 3D
Le stampanti 3D, sia quelle per uso domestico che professionale, che operano con filamento (tecnologia FDM) impiegano polimeri termoplastici. Questi materiali si sciolgono grazie al calore e si solidificano raffreddandosi, il che teoricamente consente di rifonderli più volte. Al contrario, le stampanti a resina (SLA, DLP, LCD) utilizzano fotopolimeri liquidi che si induriscono esponendosi alla luce ultravioletta: una volta che sono polimerizzati, non possono più tornare allo stato liquido.
La seguente tabella sintetizza i materiali fondamentali e la loro effettiva riciclabilità nel contesto italiano:
| Materiale | Cos’è | Si ricicla nella differenziata? | Dove va lo scarto |
|---|---|---|---|
| PLA | Bioplastica da amido di mais o canna da zucchero | No: è codice 7 “altre plastiche”, non è un imballaggio | Indifferenziato (o filiere dedicate di recupero) |
| ABS | Termoplastica fossile (quella dei Lego) | No | Indifferenziato |
| PETG | PET modificato con glicole | No: non è assimilabile alle bottiglie in PET | Indifferenziato |
| Nylon (PA) | Poliammide tecnica | No | Indifferenziato |
| TPU | Poliuretano termoplastico flessibile | No | Indifferenziato |
| Filamenti compositi | PLA o PETG caricati con legno, carbonio, metallo | No: le cariche rendono il polimero non separabile | Indifferenziato |
| Resine fotopolimeriche | Fotopolimeri liquidi per stampanti SLA/DLP | No: liquide sono rifiuto pericoloso | Polimerizzate e indurite; i liquidi al centro di raccolta |
Il motivo di fondo: la raccolta differenziata della plastica raccoglie imballaggi, non oggetti. COREPLA, il consorzio nazionale che gestisce la filiera, indica di conferire nella campana della plastica bottiglie, flaconi e confezioni, qualunque sia il polimero; un vaso in PETG o un supporto in ABS non sono imballaggi e restano fuori. Come funziona la filiera a valle del bidone lo raccontiamo nella guida sul riciclo della plastica in Italia.
Il PLA è biodegradabile solo sulla carta
Il PLA (acido polilattico) è il materiale più comune nella stampa 3D per uso domestico ed è anche il più frainteso. È una bioplastica, ricavata da fonti rinnovabili come l’amido di mais; ma bioplastica non significa biodegradabile in casa, né compostabile nel bidone dell’umido.
La degradazione del PLA avviene in condizioni specifiche. Un’indagine pubblicata su Scientific Reports nel 2025 ha analizzato prodotti commerciali in PLA, PBAT/amido e PHA, seguendo lo standard ISO 20200, il quale simula il compostaggio industriale: 58 °C e 55% di umidità per 90 giorni. Queste sono le condizioni tipiche di un impianto specializzato, non quelle di una compostiera domestica, dove la temperatura rimane notevolmente inferiore. Lo stesso studio rileva che i 58 °C provocano nel PLA un processo di cristallizzazione che ne rallenta la decomposizione: anche in un impianto, un oggetto realizzato in PLA spesso e massiccio rappresenta una difficoltà.
L’equivoco nasce qui. Un sacchetto certificato come compostabile (secondo la norma EN 13432) è destinato all’umido, poiché l’impianto riesce a gestirlo nei tempi stabiliti. Un portapenne stampato in PLA no: le guide di settore italiane, come Stampa 3D forum e Help3D, danno la stessa indicazione, gli scarti di stampa in PLA vanno nell’indifferenziato, perché gli impianti di compostaggio non riescono a degradare spessori simili nei cicli di lavorazione standard. E per quanto riguarda l’ambiente? Il PLA abbandonato in natura o in mare si comporta come qualsiasi plastica: rimane presente per anni. La distinzione fra biodegradabile, compostabile e riciclabile ha conseguenze concrete: decide il destino reale dell’oggetto.
Sui materiali compare anche un codice: il PLA ricade nel codice 7, la categoria “altre plastiche”, la voce residuale dei polimeri senza filiera di riciclo dedicata (Fanpage, guida ai codici, 2023). I simboli sono spiegati uno per uno nella scheda sul simbolo del riciclo della plastica.
Resine: il caso a parte che diventa rifiuto pericoloso
Le resine per stampanti SLA e simili sono un capitolo a sé: qui un errore di smaltimento fa danni concreti. La resina liquida non polimerizzata è tossica per gli organismi acquatici e irrita la pelle, come ricordano le guide alla sicurezza dei fotopolimeri (MatterHackers). Mai versarla nel lavandino né gettarla liquida nella spazzatura; stessa attenzione per l’alcol isopropilico dei lavaggi.
La strada corretta è polimerizzare tutto: residui, supporti e contenitori sporchi si espongono alla luce UV o al sole finché la resina è indurita del tutto, e a quel punto si smaltiscono come plastica non riciclabile. Solventi esausti e resina liquida avanzata vanno al centro di raccolta comunale come rifiuti pericolosi, secondo le regole del proprio gestore. Per un laboratorio o un’attività professionale sono rifiuti speciali, con smaltimento tracciato obbligatorio.
Come si ricicla il filamento in pratica
Se la raccolta urbana non è una strada, il recupero degli scarti di stampa passa per un’altra via: rifondere il termoplastico e ritrasformarlo in filamento. È un campo dove la ricerca è solida. Gli studi del gruppo di Joshua Pearce, pubblicati su Resources, Conservation and Recycling nel 2017, hanno mostrato che il riciclo distribuito con un “recyclebot” (un estrusore da banco open source che trasforma la plastica triturata in filamento) dimezza l’energia incorporata del filamento rispetto alla filiera convenzionale e ne abbatte il costo da circa 35 dollari al chilo a pochi centesimi.
Ci sono però limiti fisici precisi. A ogni fusione le catene polimeriche si accorciano e il materiale perde proprietà meccaniche. Un’indagine pubblicata su Polymers nel 2023 ha rilevato che il PLA ricavato da scarti di origine nota e omogenea sopporta fino a 3 cicli di riestrusione senza subire un degrado significativo, mentre gli scarti misti si limitano a 2. Il riciclo del filamento ne prolunga la vita, ma non la rende illimitata.
Le strade praticabili oggi sono quattro:
- trituratore ed estrusore domestici: esistono kit e progetti open source per macinare gli scarti e riestrudere filamento; richiedono volumi costanti, tempo e cura del diametro;
- community di riciclo dal basso: il progetto Precious Plastic distribuisce gratuitamente i progetti di trituratori, estrusori e presse, e la sua mappa mondiale include officine che accettano plastica da lavorare;
- filamento da bottiglie PET: macchine come Polyformer, nate open source, ricavano da una bottiglia da 2 litri circa 20 metri di filamento (ne ha scritto greenMe nel 2022);
- filamento riciclato commerciale: alcuni produttori vendono bobine da scarti industriali; Prusa, per esempio, ha lanciato nel 2022 un PETG riciclato da rifili di produzione automotive, pubblicandone il bilancio ambientale calcolato.
L’ultima strada è la più semplice per chi non vuole attrezzarsi: comprare riciclato sposta la domanda e chiude il cerchio a monte, anche quando i propri scarti finiscono nell’indifferenziato. Una rassegna pubblicata su Sustainable Materials and Technologies nel 2024 conferma che il PLA riciclato ha proprietà adeguate alla gran parte degli usi hobbistici, purché la filiera controlli contaminazione e umidità del materiale.
Quanto pesa davvero la stampa 3D sull’ambiente
Uno studio comparativo pubblicato su Procedia CIRP nel 2022 ha confrontato il ciclo di vita di uno stesso oggetto stampato in PLA, ABS e PETG, dalla materia prima al riciclo: il PLA risulta il meno impattante dei tre sulle emissioni di produzione, e questo spiega perché resti la scelta di default per l’hobbistica. Il vantaggio, però, si gioca soprattutto nell’uso: una stampante che lavora per ore consuma elettricità, e le stampe fallite sono la prima fonte di scarto evitabile.
La stampa 3D ha anche un lato ambientale positivo: produce su richiesta, vicino a chi usa l’oggetto, e permette di stampare il pezzo di ricambio che salva un elettrodomestico dalla discarica, un tema vicino a quello dei rifiuti elettronici invisibili che accumuliamo nei cassetti. L’importante è non trasformarla in un flusso di gadget stampati e poi gettati: la plastica migliore resta quella che non diventa mai rifiuto.
Cosa può fare davvero chi stampa in casa
Le azioni con più effetto stanno a monte del bidone. Calibrare bene la stampante e provare su pezzi piccoli riduce i fallimenti, la vera voce di spreco. Scegliere il materiale in base all’uso reale evita i tecnopolimeri quando basta il PLA. Gli scarti valgono di più se restano separati per materiale e colore: così un estrusore domestico, un fablab o un’officina Precious Plastic possono riusarli davvero, mentre un sacchetto di plastiche miste non lo lavora nessuno. Comprare filamento riciclato, dove le specifiche lo permettono, sostiene l’unica filiera che oggi chiude il cerchio. E la regola più semplice: diffidare dell’etichetta “biodegradabile” senza certificazione e condizioni scritte, perché nel mondo reale quel portachiavi in PLA sopravvivrà a chi l’ha stampato.
Domande frequenti
Il PLA si può buttare nell'umido?
No. Il PLA si degrada solo in impianti di compostaggio industriale, a circa 58 °C per decine di giorni (standard ISO 20200), e gli impianti non riescono a processare oggetti stampati con pareti spesse. Nell'umido vanno solo i prodotti certificati compostabili secondo la norma EN 13432, come i sacchetti. Gli scarti di stampa in PLA vanno nell'indifferenziato, oppure conservati per filiere di recupero dedicate come estrusori domestici o officine di riciclo dal basso.
I materiali della stampa 3D si possono mettere nella raccolta della plastica?
No. In Italia la raccolta differenziata della plastica, gestita da COREPLA, raccoglie gli imballaggi: bottiglie, flaconi, confezioni. Gli oggetti stampati in 3D non sono imballaggi, quindi PLA, ABS, PETG, nylon e compositi vanno nell'indifferenziato. L'alternativa concreta è il recupero del materiale: triturare gli scarti e riestruderli in filamento, in proprio o tramite fablab e community come Precious Plastic.
Come si smaltisce la resina della stampante 3D?
La resina liquida non polimerizzata è tossica: mai versarla nello scarico né gettarla liquida. Va esposta alla luce UV o al sole fino a completo indurimento, insieme a supporti e residui, e poi smaltita nell'indifferenziato come plastica. La resina avanzata e l'alcol isopropilico dei lavaggi vanno portati al centro di raccolta comunale come rifiuti pericolosi; per le attività professionali sono rifiuti speciali da smaltire in modo tracciato.
Quante volte si può riciclare il filamento?
Poche: a ogni fusione il polimero si degrada e perde proprietà meccaniche. Uno studio pubblicato su Polymers nel 2023 indica che il PLA da scarti di origine nota sopporta fino a 3 cicli di riestrusione, quelli di origine mista circa 2. Per questo conviene tenere gli scarti separati per materiale e colore e mescolare materiale riciclato e vergine quando l'applicazione richiede resistenza.
Esiste filamento riciclato in commercio?
Sì. Diversi produttori vendono bobine ottenute da scarti industriali o da PET post-consumo; Prusa, ad esempio, produce dal 2022 un PETG riciclato da rifili automotive con bilancio ambientale pubblicato. Esistono anche macchine open source, come Polyformer, che trasformano una bottiglia da 2 litri in circa 20 metri di filamento. La qualità è ormai adeguata alla gran parte degli usi hobbistici.
Le fonti
- Global Plastics Outlook (2022), OCSE — link allo studio
- Disintegration of commercial biodegradable plastic products under simulated industrial composting conditions (2025), Scientific Reports, 2020 — link allo studio
- A Comparative Study on the Life Cycle Assessment of a 3D Printed Product with PLA, ABS & PETG Materials (2022), Procedia CIRP — link allo studio
- Recycled PLA for 3D Printing: A Comparison of Recycled PLA Filaments from Waste of Different Origins (2023), Polymers — link allo studio
- Buone pratiche, COREPLA — link allo studio
- Photopolymer Resin 3D Printing Safety, MatterHackers — link allo studio




