Quando pensiamo alle risorse del sottosuolo più importanti ci vengono in mente gli idrocarburi, sostanze fondamentali per produrre energia. Ma non dobbiamo dimenticare un metallo dal valore elevato come il nichel, utile in tantissimi settori. Oltre ad essere presente nelle monete da 1 e 2 euro, il nichel è particolarmente richiesto nell’industria metallurgica ed in quella automobilistica. Infatti, in combinazione con altri metalli, va a formare delle leghe con caratteristiche molto peculiari. Oltre ad essere decisamente duri, i composti resistono in modo considerevole all’usura, all’ossidazione e alla corrosione. Scavare il nichel nel sottosuolo presenta costi notevoli dovuti alla costruzione degli impianti. In più, sacrifica tante risorse fra cui, in particolar modo, l’acqua. Il tutto, senza considerare l’impatto ambientale che tale tipo di estrazione ha per aria e suolo. Ma una tecnologia basta sulla fitodepurazione ambientale potrebbe essere la risposta sostenibile a tali criticità. In altre parole, potremmo definirla come l’agricoltura che recupera metalli.

Il progetto europeo per la fitoestrazione

Si chiama Phytomining e letteralmente è traducibile con fitoestrazione. Si tratta di un processo tramite il quale delle specifiche piante, posizionate su terreni particolarmente ricchi di metalli preziosi, riescono ad assorbirli. Si basa proprio su questo il progetto di Life, strumento dell’Unione Europea nato per mettere in piedi azioni volte a preservare l’ambiente, contenendo i cambiamenti climatici. Grazie alla fitoestrazione, infatti, si limita l’impatto inquinante degli impianti di estrazione e, allo stesso tempo, è possibile ottenere dal suolo preziose sostanze in maniera pulita.

Agricoltura che recupera metalli: dove si trova il nichel?

L’estrazione del prezioso nichel non vede certo l’Europa ai primi posti. A dominare la classifica troviamo, infatti l’Indonesia con un terzo circa del totale mondiale. Seguono, con il 10% circa Filippine, Russia, Canada e Australia. L’Europa, nel complesso, produce l’8,6% con impianti localizzati in Francia, Grecia, Spagna e Finlandia. Proprio da questi dati poco incoraggianti nasce Agromìne, progetto europeo per la fitoestrazione del nichel, al momento in fase di test. Per mettere alla prova questa forma di agricoltura che recupera metalli sono state scelte 5 locations europee. Oltre a Grecia, Spagna e Francia, il progetto è stato allargato ad Austria ed Albania. Tali territori vengono definiti regioni ultramafiche e presentano elevatissimi contenuti di nichel nel sottosuolo. Proprio per tale motivo, sono zone inadatte all’agricoltura.

Come funziona l’estrazione del nichel dal sottosuolo

Il processo di fitoestrazione funziona con un meccanismo abbastanza semplice. Per prima cosa, si scelgono alcune piante e fiori molto particolari, detti anche iperaccumulatori, fra cui ricordiamo, ad esempio, la Alyssum murale e la Leptoplax emarginata. La loro caratteristica è di resistere a sostanze che per altre piante sono tossiche, proprio come il nichel. Al contrario, assorbono questi metalli in modo vorace e, proprio per la loro peculiarità, vengono piantate in maniera massiccia nelle zone ultramafiche. A questo punto, occorrerà solo attendere il tempo necessario affinché l’agricoltura che recupera metalli faccia il proprio corso.

Il processo circolare di Agromìne

L’estrazione del nichel dal sottosuolo attraverso l’uso di piante particolari è un processo circolare che, nel suo evolversi fase dopo fase, non risulta dannoso per l’ambiente. Per prima cosa, i terreni con elevati contenuti di nichel vengono fertilizzati grazie alla presenza di piante resistenti in condizioni difficili, diventando così adatti anche per altre colture. Una volta che queste piante hanno assorbito il giusto quantitativo di nichel, si può passare alla seconda fase: l’estrazione. Per farlo, occorre bruciarle, ottenendo delle ceneri ricche del prezioso metallo che si può estrarre sotto forma di sali di nichel. Ma non solo, gli scarti di questo passaggio diventano, di seguito, biomasse adatte a produrre energia pulita. Con una fase ancora successiva del processo, quella che utilizza i sali di nichel nell’industria metallurgica, si ottengono altri scarti naturali da utilizzare nella fertilizzazione dei terreni stessi. Insomma, tale tipo molto particolare di agricoltura, non solo è un’idea sostenibile ma anche un esempio virtuoso di economia circolare.

Esempio di collaborazione fra paesi europei

La fase di sperimentazione ha preso il via a luglio 2016 ed è prevista una durata complessiva di 48 mesi. Solo alla fine di questo periodo sarà possibile osservare le conclusioni e tirare le somme. Il progetto, comunque, è stato fortemente voluto dall’Unione Europea che vi ha investito circa un milione e mezzo di euro. A guidare il tutto è un gruppo di studiosi dell’Università della Lorena che coordina le azioni compiute nei vari Stati ad opera di ricercatori locali. Si tratta di un lavoro a tutto tondo, realizzato con l’impegno comune di più paesi uniti per un intento comune. Se alla fine della fase di test, verranno confermati i risultati attesi, potrà essere avviato su larga scala un progetto che renderà l’Europa meno dipendente dall’importazione di nichel e più pulita.

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