Alberi piantati di recente con i pali tutori in un parco cittadino, con i palazzi sullo sfondo: le nuove piantagioni urbane da curare nei primi anni

Alberi piantati in Italia nel 2025: 3,7 milioni, ma dopo il PNRR chi li cura?

Gli alberi piantati in Italia nel 2025 sono stati 3.694.538, tra alberi e arbusti, il 17% in più dell’anno prima. Il dato arriva dalla sesta edizione dell’Atlante delle Foreste di Legambiente e AzzeroCO2: 260 progetti su più di 5.300 ettari. Quasi 1,5 milioni di quelle piante le hanno messe a dimora le Città metropolitane con i fondi del PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. E il termine fissato dal bando PNRR per completare quegli impianti era il 30 giugno 2026.

Il record va letto partendo da qui. Mettere una pianta nel terreno è solo l’inizio del lavoro. Nei primi anni bisogna irrigarla, proteggerla e sostituirla se muore. Chi pagherà quelle cure adesso?

La classifica delle regioni: chi pianta e con quali soldi

Il Trentino-Alto Adige è primo per il terzo anno consecutivo, con oltre 840.000 alberi. La maggior parte sono rimboschimenti finanziati dalla provincia sulle zone danneggiate prima dalla tempesta Vaia del 2018 e poi dal bostrico, il coleottero che ha infestato gli abeti indeboliti.

La Sicilia entra per la prima volta sul podio, seconda con 602.772 piante, grazie ai residui del vecchio Programma di sviluppo rurale e ai progetti delle Città metropolitane di Catania e Palermo. Seguono, quasi appaiate, la Lombardia con oltre 479.000 piante e il Piemonte con oltre 469.000.

Regione Alberi messi a dimora nel 2025 di cui con fondi privati
Trentino-Alto Adige 840.272 5.455
Sicilia 602.772 2.633
Lombardia 479.160 23.272
Piemonte 469.177 4
Lazio 432.750 206
Veneto 317.018 9.608
Calabria 263.012 1.752
Italia 3.694.538 69.510

Fonte: Atlante delle Foreste 2025, tabella 2 (Legambiente, AzzeroCO2).

Il rovescio della classifica conta quanto il podio. Nove Regioni non hanno finanziato nuovi impianti con fondi regionali nel 2025: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche e Molise. La ragione più ripetuta è burocratica: è terminata la programmazione 2014-2022 dei fondi agricoli europei e la nuova, il Complemento regionale per lo sviluppo rurale della PAC 2023-2027, non è ancora partita. Nel 2025 l’hanno attivata solo Lombardia, Toscana e Umbria. La Liguria ha deciso di non piantare perché ha già una quota alta di territorio coperto da boschi. Della Sardegna mancano i dati per il quinto anno consecutivo. Attenzione a non confondere: la Calabria compare comunque in classifica, grazie agli interventi PNRR della Città metropolitana di Reggio Calabria.

Piemonte, Lazio e Calabria ottengono risultati soprattutto grazie alle Città metropolitane e ai fondi del PNRR. Senza questi finanziamenti, la mappa sarebbe molto più vuota.

Le Città metropolitane hanno quadruplicato, poi il fondo si è chiuso

I numeri principali dell’Atlante riguardano le città. Con l’Investimento 3.1 del PNRR sul verde urbano ed extraurbano, le Città metropolitane hanno piantato 1.481.547 alberi e arbusti. Il risultato è pari a oltre quattro volte l’edizione precedente. Torino è al primo posto con oltre 455.000 piante. Rientrano quasi tutte in cinque grandi progetti di corridoi ecologici lungo l’Orco, la Dora Baltea, il Chiusella e il Po. Segue Roma con oltre 414.000. Le due città coprono insieme il 59% del totale. Troviamo poi Reggio Calabria (circa 261.000) e Catania (118.000). Quest’ultima ha terminato in una sola stagione interventi bloccati da tre anni.

Sei Città metropolitane non compaiono: Bari, Bologna, Firenze, Genova, Messina e Venezia. I motivi sono diversi. Firenze ha terminato gli impianti a giugno 2026, dopo la fine della rilevazione. Messina ha già le piante pronte in vivaio per il 2026. Bologna non ha partecipato ai bandi PNRR.

Il programma con l’Europa è quasi concluso. Con la revisione del PNRR approvata dal Consiglio UE l’8 dicembre 2023, ricostruita nell’Atlante, la dotazione è scesa da 330 a 210 milioni di euro e il primo obiettivo da 6,6 a 4,5 milioni di alberi. I due obiettivi principali erano: raggiungere 4,5 milioni di piante coltivate o piantate e trapiantare almeno 3,5 milioni di alberi nella sede definitiva entro giugno 2026. Il primo obiettivo risulta superato, con 4.661.994 piante rendicontate dal Ministero dell’Ambiente entro dicembre 2024. Ad aprile 2026, l’Atlante registra 3.045.409 alberi trapiantati, pari all’87% dei 3,5 milioni richiesti. Secondo il Corriere della Sera (settembre 2026), il Ministero dell’Ambiente ne dichiara 3,9 milioni, da rendicontare nell’ultima rata del Piano.

Attenzione però a come si contano le piante. Il primo traguardo includeva anche le piantine ancora in vivaio. Una parte di queste è stata contata di nuovo una volta messa nel terreno. Per dimostrare il trapianto all’Europa basta il certificato di completamento rilasciato dalle Città metropolitane. Sono gli stessi enti che eseguono i lavori. Nel 2023 la Corte dei conti aveva segnalato ritardi e piante trovate secche per scarsa manutenzione.

Il rischio scalino: alberi piantati e poi lasciati soli

L’Atlante descrive un fenomeno che chiama “effetto scalino”: le piantagioni crescono in fretta, poi le risorse calano proprio nel momento in cui servono le cure. I bandi PNRR chiedevano ai progetti un piano di coltivazione di cinque anni, con irrigazione, sostituzione delle piante morte, sfalci ed eliminazione delle specie invasive. Questi obblighi restano in capo alle Città metropolitane per cinque anni dal trapianto, ben oltre la fine del Piano. La prima verifica del dopo-PNRR sarà controllare se verranno davvero rispettati e da chi.

“Un giovane albero non è ancora una foresta urbana e lo diventa solo se qualcuno se ne prende cura per i vent’anni successivi”, scrive nell’Atlante Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente. Senza risorse in bilancio, aggiunge, buona parte dell’investimento “seccherà nel giro di poche estati”.

Il caldo estivo non aiuta. L’Atlante cita le analisi del Cnr-Ibe sui dati Copernicus: l’estate 2026 è stata la più calda in Italia dal 1950, con una media nazionale di 24,3 °C. Le nuove piante sono le più esposte, perciò i bandi chiedevano anche l’irrigazione straordinaria. Come spiega il nostro approfondimento su perché piantare alberi non basta, il numero di piante conta meno di quante riescono a diventare bosco.

Il rapporto ha un limite. L’Atlante conta le piante messe a dimora e ne stima i benefici: circa 27,9 milioni di euro l’anno in servizi ecosistemici come qualità dell’aria, assorbimento del carbonio e riduzione del rischio di alluvioni. Non indica però quante di quelle piante sono ancora vive dopo tre o cinque anni.

Dal 2030 l’Europa conterà le chiome

C’è una scadenza che rende la cura degli alberi un obbligo, oltre che una buona pratica. Il regolamento europeo sul ripristino della natura (UE 2024/1991), la Nature Restoration Law, all’articolo 8 stabilisce che entro il 2030 le città non possano avere meno verde urbano e meno copertura arborea rispetto al 2024. Dal 2031 entrambi dovranno aumentare.

In Italia la regola riguarda 2.761 comuni, quasi il 38% del territorio nazionale, secondo la pagina dell’ISPRA sul Piano nazionale di ripristino. Il calcolo avviene tramite le immagini satellitari Copernicus sulla densità delle chiome. Un parco che perde gli alberi maturi e diventa un prato conserva la superficie verde, ma riduce la copertura arborea. Dal 2030 questa perdita andrà compensata. L’Italia ha inviato la bozza del suo Piano alla Commissione europea il 25 settembre 2026.

Per le città conta anche la salute. Uno studio su 744 città europee in 36 Paesi, pubblicato su The Lancet Planetary Health e presentato dall’ENEA nel 2025, stima che aumentare del 5% la copertura arborea eviterebbe circa 5.000 morti premature l’anno legate all’inquinamento dell’aria. Se ogni città arrivasse almeno al 30% di copertura, le morti evitate salirebbero fino a 12.000 l’anno. Abbiamo raccolto altri dati sul verde urbano e la salute.

Dove la tecnologia aiuta: un gemello digitale per ogni albero

Per curare gli alberi dopo la piantumazione, bisogna prima conoscerne le condizioni. A giugno 2025 Milano ha avviato un “gemello digitale” per oltre 30.000 alberi dei viali: una replica virtuale realizzata con scansioni laser (LiDAR), fotogrammetria e algoritmi di machine learning, cioè intelligenza artificiale. Il sistema valuta deperimento, densità delle foglie e stabilità strutturale, e supporta le scelte sugli interventi. Il progetto è finanziato in parte con fondi europei del Programma nazionale Metro Plus 2021-2027.

Il gemello digitale di Milano presenta dei limiti. Il sistema mappa gli alberi già adulti lungo le strade ed esclude i boschi periurbani appena piantati. Il Comune non ha comunicato i costi. Strumenti simili sono poco diffusi. Palermo ha avviato un censimento con l’intelligenza artificiale, mentre la maggior parte dei comuni manca di un catasto degli alberi aggiornato.

Nel 2027 sapremo se il boom era una fiammata

La prossima edizione dell’Atlante dirà due cose: quanti alberi sono stati piantati nelle Città metropolitane tra aprile e giugno 2026, e quanti se ne piantano in un anno senza i fondi del PNRR. Abruzzo e Basilicata prevedono di attivare i contributi della nuova PAC tra la fine del 2026 e il 2027. Le imprese hanno ricominciato a investire: 69.510 alberi finanziati da privati nel 2025, il 70% in più rispetto al 2024, ma ancora sotto i circa 146.000 del 2023.

Il numero da guardare nel 2027, però, è un altro: quante piantine sono ancora vive nei boschi nati con il PNRR. Per ora né l’Atlante né il Ministero lo pubblicano città per città.

Domande frequenti

Quanti alberi sono stati piantati in Italia nel 2025?

Secondo la sesta edizione dell'Atlante delle Foreste di Legambiente e AzzeroCO2, nel 2025 in Italia sono stati messi a dimora 3.694.538 alberi e arbusti, il 17% in più del 2024, in 260 progetti su circa 5.339 ettari. Quasi 1,5 milioni sono stati piantati dalle Città metropolitane con i fondi del PNRR.

Qual è la regione che pianta più alberi?

Nel 2025 il Trentino-Alto Adige è primo per il terzo anno consecutivo, con 840.272 alberi, soprattutto per il ripristino dei boschi colpiti da Vaia e dal bostrico. Seguono Sicilia (602.772), Lombardia (oltre 479.000) e Piemonte (oltre 469.000).

Perché nove regioni non hanno piantato nuovi alberi?

Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche e Molise non hanno finanziato nuovi impianti nel 2025 con fondi regionali. Il motivo principale è il passaggio tra due programmazioni dei fondi agricoli europei: le misure della PAC 2023-2027 non erano ancora attive. La Liguria ha scelto di non piantare perché ha già molti boschi.

Cosa prevede la Nature Restoration Law per gli alberi in città?

Il regolamento UE 2024/1991, all'articolo 8, chiede che entro il 2030 le città non abbiano meno spazi verdi e meno copertura arborea rispetto al 2024. Dal 2031 entrambi dovranno aumentare. In Italia l'obbligo riguarda 2.761 comuni, secondo l'ISPRA.

Le fonti

  • Legambiente, AzzeroCO2, Atlante delle Foreste 2025, VI edizione (ottobre 2026), 2025 — link allo studio
  • ISPRA, Art. 8 – Ripristino degli ecosistemi urbani, 2030 — link allo studio
  • ENEA, con il 5% di alberi in più in città si eviterebbero 5.000 morti l'anno (2025) — link allo studio
  • Corriere della Sera, I 6,6 milioni di alberi del Pnrr? La mappa e il numero di quelli (non) piantati (settembre 2026) — link allo studio
  • Greenreport, In Italia piantati 3,7 milioni di alberi nel 2025 (ottobre 2026) — link allo studio
  • Il Giorno, il gemello digitale per 30mila alberi di Milano (giugno 2025) — link allo studio