Secondo uno studio della FAO datato 2006, quasi il 15% dei gas serra dannosi per il Pianeta sarebbero prodotti negli allevamenti. La raccolta e lavorazione delle materie prime usate per i mangimi, risulterebbe essere il processo più inquinante con una percentuale del 45%. Il 39% delle emissioni, invece, sarebbe da imputare al bestiame ruminante, parliamo quindi di bovini e ovini. Il restante 16%, infine, riguarda tutti gli altri animali, compresi suini e pollame e pesce. Limitare tale emissioni è il passo da compiere se vogliamo preservare il nostro ambiente. Esistono vari percorsi possibili: ridurre il consumo di carne e acquistarla in modo più oculato sono semplici azioni che possiamo compiere tutti i giorni. Su larga cala, però, è necessario intervenire alla fonte del problema, obiettivo che si può raggiungere puntando molto sull’alimentazione sostenibile negli allevamenti.

Alcune alghe potrebbero ridurre le emissioni inquinanti degli allevamenti

Utilizzate nei modi più vari, le alghe sono uno strumento sostenibile molto utile. Possono rappresentare una fonte energetica, essere usate come materiale ecologico e, naturalmente, come alimento. Parlando di alimentazione sostenibile negli allevamenti, potrebbero ridurre notevolmente le emissioni di metano provocate dal bestiame. Secondo i ricercatori dell’Australia’s James Cook University, infatti, basterebbe aggiungere un piccolo quantitativo di alghe al mangime del bestiame per ottenere il risultato sperato. Cominciamo dal dire che le emissioni più pericolose sono quelle provenienti dallo stomaco dei ruminanti, proprio dovute al loro particolare apparato digestivo che, elaborando la cellulosa contenuta nel cibo, la trasforma in metano, gas ben 30 volte più nocivo del diossido di carbonio. Secondo questi studiosi, basterebbe aggiungere solo un 2% di alghe al mangime del bestiame per ridurre le emissioni di metano del 99%.

Uno studio in laboratorio e uno all’aria aperta: due risultati differenti

Sembrano risultati incredibili ma non è tutto oro quello che luccica. Infatti, sono stati ottenuti in laboratorio, utilizzando uno stomaco di mucca artificiale. I dati ricavati, per tale ragione, non possono essere completamente attendibili fino a che non vengono comprovati empiricamente sul bestiame. E proprio in questa direzione stanno lavorando i ricercatori australiani, sperimentando da circa un anno su animali vivi il comportamento delle alghe in una fattoria attrezzata a stazione di ricerca. I risultati della sperimentazione non sono ancora stati resi noti ma, dai primi test effettuati, sembrerebbe che con il 2% di alghe aggiunte ai mangimi il calo delle emissioni di metano ammonterebbe al 70%. Pur essendo una percentuale più bassa di quella rilevata in laboratorio, si tratterebbe, comunque, di un risultato molto confortante, in attesa dei numeri definitivi.

Alimentazione sostenibile negli allevamenti: benefici per l’ambiente e per gli animali

I ricercatori dell’Australia’s James Cook University sperano di ottenere segnali incoraggianti sul taglio delle emissioni ma non solo. Le proprietà benefiche delle alghe, infatti, potrebbero migliorare la salute degli stessi animali facendoli crescere più forti. Questo perché il metano liberato nell’aria rappresenta uno spreco di energia. Limitando o riducendo del tutto tali emissioni, si potrebbe aiutare il bestiame a digerire meglio il cibo e immagazzinare l’energia in modo più efficiente. Come risultato, quindi, avremmo animali più sani e più forti con una riduzione dell’inquinamento globale. Inoltre, una migliore assimilazione del cibo, ne renderebbe necessario un quantitativo inferiore, impattando in modo decisivo sulle quantità: minor mangime prodotto uguale minore inquinamento.

Controindicazioni pericolose

Le alghe potrebbero rappresentare un rivoluzionario esempio di alimentazione sostenibile negli allevamenti. Vanno, però, valutate anche le potenziali controindicazioni di tale sistema. L’allarme arriva dal New Zealand Agricultural Greenhouse Gas Research Centre (NZAGRC), attraverso la voce del direttore Andy Reisinger che in passato aveva collaborato con la James Cook University al progetto sulle alghe. Secondo Reisinger, l’effetto di riduzione delle emissioni di metano nel bestiame, non andrebbe imputato direttamente alle alghe ma al bromoformio che si produce nello stomaco degli animali una volta ingurgitate con il mangime. Il bromoformio è una sostanza dannosa per l’ozono al pari del metano e, se venisse emesso avrebbe conseguenze molto simili. In pratica, si risolverebbe un problema generandone un altro. In più, come evidenza il database di Toxnet, il bromoformio potrebbe aumentare il rischio di tumore su animali ed esseri umani.

Reazioni degli addetti ai lavori a tale sperimentazione

Comprensibilmente, la ricerca australiana sta polarizzando l’interesse di allevatori, studiosi e politici in tutto il mondo. In Irlanda, il deputato ambientalista Michael Fitzmaurice sta pressando il governo per testare il potenziale delle alghe in maniera istituzionale, potendo contare sul totale supporto da parte degli allevatori. Negli Stati Uniti, invece, le università della California e di Stanford stanno eseguendo delle sperimentazioni analoghe sulle stesse alghe della James Cook University, con lo scopo di confermare la bontà di un’idea che potrebbe fare molto bene all’ambiente.

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