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Antartide: nasce la riserva naturale marina più grande al mondo

Grazie ad un accordo tra 24 paesi, tra cui UE e USA, in Antartide è stata creata la riserva naturale marina più grande al mondo

Dall’1 dicembre 2017, grazie ad un accordo internazionale siglato da 24 paesi tra cui l’Unione Europea e gli Stati Uniti, in Antartide nascerà la nuova riserva marina più grande al mondo. Una superficie di 1,55 milioni di chilometri quadrati, che partendo dalla Barriera di Ross si estende nell’oceano Antartico.

Il raggiungimento di questo traguardo è stata possibile grazie alla volontà iniziale di Stati Uniti e Nuova Zelanda di creare un’area protetta in questi luoghi e successivamente grazie al lavoro della Commissione per la Conservazione delle Risorse Marine dell’Antartide (Ccamlr), che dal 2012 ha portato avanti numerose trattative con le maggiori economie mondiali. Ci sono voluti circa cinque anni per riuscire a trovare un punto d’incontro tra la tutela della fauna marina e gli interessi commerciali dei paesi coinvolti, arrivando solo nell’ottobre del 2016 a firmare il documento che entrerà ufficialmente in vigore nel dicembre 2017.  Tra i più forti oppositori all’accordo troviamo Cina e Russia, potenze che fino ad oggi hanno sfruttato l’area per attività di pesca. Quest’anno finalmente però si è riuscito a raggiungere un compromesso, limitando la protezione dell’area per un tempo di 35 anni.

È stata una trattativa incredibilmente complessa – ha dichiarato Andrew Wright, segretario esecutivo del Ccamlr – e molti dettagli operativi devono ancora essere finalizzati, ma l’istituzione della zona protetta ora è certa e siamo incredibilmente orgogliosi di aver raggiunto questo risultato”.

Cosa prevede l’accordo per la riserva naturale

Circa 72% dell’area oggetto dell’accordo diventerà una zona di rigoroso “no take”; in altre parole uno spazio nel quale sarà severamente proibito prelevare o rimuovere in qualsiasi modo fauna marina o minerali. Nel restante 28% di territorio invece sarà possibile pescare, ma solo per fini di ricerca, krill (minuscoli crostacei presenti nel plancton) e merluzzi.

“Il Mare di Ross – ha spiegato Enric Sala, biologo marino a capo del  progetto di protezione degli ecosistemi marini Pristine Seas, finanziato dal National Geographic – è probabilmente il più grande oceano libero dall’interferenze umane sul nostro pianeta. Un luogo quasi inesplorato, pieno di animali selvatici come pinguini imperatore, foche leopardo, balenottere minori e orche. Uno di quei rari luoghi dove governano gli animali di grossa taglia e dove invece gli esseri umani sono solo i visitatori“.

Un accordo per salvare “l’ultimo oceano”

Pinguini, foche, balene, crostacei e altri pesci di vario tipo. Sono oltre 16mila le specie che si stima abitino questa porzione di oceano. Oltre a fornire un habitat a numerosi animali, l’oceano australe produce il 75% delle sostanze nutrienti su cui si basa il sostentamento di tutti gli oceani. L’assenza dell’uomo nell’area e la mancanza di inquinamento hanno fatto guadagnare al mare di Ross l’appellativo “ultimo oceano”.

Negli ultimi anni però le condizioni sono iniziate a mutare. A causa della crescita delle attività di pesca in questa zona e dell’abbassamento del prezzo del petrolio, che ha fatto sì che gli stati con interessi nel settore si spingessero fino a queste latitudini per l’estrazione del greggio, l’oceano meridionale ha iniziato a perdere il suo status di luogo incontaminato.

Anche per questo il nuovo accordo si pone come una misura preventiva verso i rischi della pesca selvaggia e verso ulteriori danneggiamenti di questo ecosistema marino.

Non solo una vittoria sul piano ecologico ma anche un grande esempio di diplomazia, che vuole essere un punto di riferimento per altre questioni da risolvere a livello internazionale.

“La creazione della nuova area protetta – ha affermato Enric Sala – dimostra che il mondo può collaborare con successo sulle questioni ambientali a livello mondiale