Bioenergie

Biomasse legnose: IRENA spiega come agguantare i finanziamenti

Le biomasse legnose possono essere una risorsa fondamentale, soprattutto in regioni in cui la lavorazione del legno è un’attività predominante

Si parla molto spesso di biomasse, senza però pensare al fatto che ce ne sono di moltissimi tipi. Sotto lo stesso termine, infatti, passano tutte le fonti energetiche rinnovabili non fossili e biodegradabili. Parliamo quindi di rifiuti, residui provenienti dall’agricoltura (quindi vegetali e animali) ma anche di scarti provenienti dalla silvicoltura e dalle industrie della lavorazione del legno. Stando ad IRENA, ovvero all’Agenzia Internazionale per le energie rinnovabili, l’energia derivata da fonti biologiche ad oggi costituisce una parte importantissima delle rinnovabili complessive a livello globale. Ma se per raggiungere tutti gli obiettivi stabiliti a livello internazionale per fermare il cambiamento climatico le energie rinnovabili devono raddoppiare, anche le biomasse devono crescere ulteriormente. Nello specifico, IRENA intende agevolare in primo luogo la diffusione delle biomasse legnose.

biomasse legnose

Le linee guida sugli impianti a biomasse legnose

Il problema attuale delle rinnovabili, stando ad IRENA, risiede nel fatto che in molti casi i progetti non incontrano le specifiche necessarie per accedere ai finanziamenti pubblici. Per fare sì che anche le biomasse legnose possano favorire degli incentivi, IRENA ha quindi pubblicato un’apposita serie di linee guida tecniche, le quali spiegano come pianificare un progetto a biomasse legnose in nove fasi. Come ha spiegato Dolf Gielen, Direttore dell’Innovation and Technology Centre di IRENA, «queste linee guida possono essere utilizzate dai progettisti, dalla unità di servizio pubblico, dal mondo accademico e da chiunque voglia conoscere come sviluppare un progetto di biomasse legnose che sia efficace e bancabile».

Le nove fasi

Come anticipato, dunque, le fasi individuate da IRENA per essere sicuri che un progetto di biomasse legnose possa risultare bancabile (che possa cioè giovare di finanziamenti) sono in tutto nove:

  1. Fase di identificazione: per ridurre il rischio legato ad ogni progetto di biomasse legnose è necessario prima di tutta identificare una serie di fonti di materie prime, i mercati e le tecnologie a propria disposizione.biomasse legnose
  2. Fase dello screening: confrontare le preparazioni delle materie prime, i vari modelli di business, le politiche, i programmi correlati e i siti di progetto.
  3. Fase della valutazione: più grande sarà l’impianto, minore sarà il costo relativo alla sua capacità. È dunque fondamentale valutare preliminarmente i fattori come la materia prima e la sua disponibilità, i dati di mercato, le stime dei costi e le opzioni di progetto.
  4. Fase di selezione: devono essere coinvolti degli stakeholder esterni per valutare la sostenibilità e le possibilità di finanziare del progetto. In questa fase verranno quindi selezionati i potenziali problemi che potrebbero mettere a repentaglio la riuscita dell’impianto.
  5. Fase di pre-sviluppo: in questa fase si effettuano le necessarie pianificazioni economiche e tecniche, gettando così le basi sia per la produzione che per la richiesta di permessi, autorizzazioni e licenze.biomasse legnose
  6. Fase di sviluppo: questa è la fase più critica dell’intero processo. Qui, infatti, tutti gli eventuali nodi vengono al pettine, e si capisce finalmente se il proprio progetto di biomasse legnose è bancabile o meno. Come ha spiegato Simon Benmarraze, analista che collabora con IRENA, «un progetto si può considerare bancabile se delle banche o degli istituti di credito sono disposti a finanziarlo anche se, va detto, ogni investitore ha criteri personali per giudicare se un progetto è o meno bancabile».
  7. Fase di costruzione: questa fase si estende dall’approvvigionamento dei materiali fino alla costruzione vera e propria dell’impianto e la sua messa in funzione. Le preoccupazioni principali, in questa fase, devono essere i costi e la qualità.
  8. Fase operativa: terminata la fase di costruzione, auspicabilmente dovrebbe iniziare la fase più lunga, ovvero quella operativa, durante la quale si dovranno raggiungere i livelli di produzione previsti nelle fasi progettuali.
  9. Fase di disattivazione: niente è ovviamente eterno, nemmeno un impianto a biomasse legnose. Terminato il ciclo di vita di un impianto, ci sono due scelte: o viene smantellato, o viene ristrutturato e rimesso all’opera.

Le Biomasse in Trentino – Alto Adige

Le linee guida pubblicate da IRENA non fanno altro che confermare quanto interesse si sia creato negli ultimi anni intorno agli impianti di cogenerazione da biomasse. In Italia, tra le aree in cui le biomasse legnose hanno riscosso più consensi vi è per esempio il Trentino – Alto Adige. Come infatti affermava il professor Marco Baratieri in occasione del convegno bolzanino sulle biomasse dello scorso dicembre organizzato dalla Libera Università di Bolzano,

«gli impianti per la cogenerazione da biomasse di piccole dimensioni rappresentano una soluzione energetica efficiente dal punto di vista ambientale, soprattutto in una regione come la nostra, dove i materiali legnosi di scarto delle lavorazioni sono molto abbondanti».

Senonché lo stesso Baratieri ricordava, come del resto IRENA, «il trend negativo degli incentivi a questa forma di produzione», il che impone «la necessità di rivederne la gestione». Nello specifico, quella di Bolzano è la provincia italiana con la più alta densità di impianti di cogenerazione da biomassa, con circa 40 piccoli impianti a biomasse legnose in funzione.