La progettazione passiva è la frontiera dell’edilizia sostenibile. Eppure di case passive non ce ne sono ancora molte. La ragione di questo ritardo non è tanto nella complessità delle strutture quanto in una serie di critiche, o pregiudizi, che vengono rivolte a questo tipo di architettura. Le passivhaus sono tutt’ora considerate il frutto del lavoro di progettisti fanatici e dei cosiddetti energy nerd, ovvero professionisti ossessionati dai calcoli delle prestazioni energetiche e dei consumi. Il risultato, secondo i critici, non sono abitazioni ma macchine per l’efficienza e dal design che sfiora l’inguardabilità.

Comfort degli occupanti

Chiaramente c’è del vero in quanto detto finora perché la progettazione passiva prevede una particolare cura nei minimi dettagli e molto spesso le scelte di natura prettamente estetica devono andare in secondo piano. Ma c’è un aspetto fondamentale che va considerato: la casa passiva è quella tipologia edilizia che, oltre all’eliminazione dei consumi energetici, mette al primo posto il comfort degli abitanti. Come si può non considerare casa uno spazio che ci fa stare bene?

Coordinare tutti gli aspetti

Più che di complessità dovremmo parlare di coordinamento di tutti gli aspetti che compongono un edificio. E’ tutto qui il segreto di una casa passiva: combinando in modo coordinato i vari elementi ed adottando degli accorgimenti specifici si è scoperto di poter creare degli edifici che non hanno bisogno di essere riscaldati né raffrescati. E la ‘rivoluzione’ è che i dispositivi utilizzati non sono diversi da quelli in uso nel tradizionale green building.

Ma vediamoli da vicino.

Isolamento termico. E’ il principale elemento di una passivhaus e lo si ottiene non soltanto aumentando lo spessore del materiale isolante ma soprattutto collocandolo nello strato più esterno della parete, anziché in quello interno. L’edificio deve essere interamente isolato, tetto compreso.
L’isolamento riguarda inoltre anche le finestre, dotate sempre di triplo vetro. Generalmente negli edifici passivi (e nel greenbuilding in generale) si prediligono poche ma grandi vetrate, di modo da aumentare la luminosità e l’irradiazione solare, riducendo al contempo le perdite di calore che si verificano a colpa degli infissi.

Calore ‘passivo’. L’isolamento termico consente all’edificio di riscaldarsi da solo. Chiaramente le necessità variano in base alla zona climatica ma talvolta il sole che entra dalle finestre, il calore degli elettrodomestici e quello degli esseri umani può essere sufficiente.

Ventilazione controllata. Per garantire un ricambio d’aria ottimale senza raffreddare l’edificio disperdendo il calore guadagnato con isolamento e irradiazione solare, la casa passiva utilizza sistemi di ventilazione meccanica controllata (VMC) che garantiscono un ricircolo dell’aria e quindi il rispetto dei valori minimi di indoor air quality.

Forma ed esposizione. Una corretta progettazione dell’edificio è l’ultimo importantissimo elemento di una casa passiva. Solitamente si prediligono i volumi compatti (da qui l’accusa per cui le case passive assomigliano a delle scatole) perché, a differenza di quelli scomposti, mantengono meglio il calore. Grande importanza assume infine l’esposizione dell’edificio, per cui la distribuzione degli ambienti interni deve essere pensata in base all’irraggiamento solare e le pareti vanno gestite in modo diverso. Quelle esposte a sud, ad esempio, dovrebbero accogliere ampie vetrate, mentre in quelle che danno verso nord è necessario prestare maggiore attenzione all’isolamento termico.

Tutto chiaro? Se non lo è vi invitiamo a guardare questo video, realizzato da Hans-Jörn Eich, esperto di Passivhaus, con l’obiettivo di spiegare con semplicità un concetto che si crede molto più complicato di quanto non lo sia. Obiettivo raggiunto.

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