La chiamata del Cites

Uno mentre pranziamo, due mentre torniamo a casa da lavoro, sei mentre guardiamo un film. Ogni giorno in media cadono sotto i colpi dei bracconieri 70 elefanti: se nel 1900 la sola Africa, si stima, ne ospitava fino a 5 milioni, oggi ne sono rimasti solamente 470 mila esemplari. Parlare di emergenza è ormai fuori luogo: lo si poteva fare decenni fa, ora siamo ben oltre il campanello d’allarme. La tragedia si è già consumata, e non ci resta che limitare il danno, salvando il salvabile dalle mani del bracconaggio. Per questo motivo, per gli elefanti ma anche per molte altre specie in serio pericolo, a Ginevra si è nuovamente riunito tra l’11 e il 15 gennaio il Comitato permanente della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (Cites), un organismo Onu al quale aderiscono 181 paesi. Scopo dell’incontro è rafforzare l’impegno e il coordinamento internazionale per contrastare i fenomeni del bracconaggio e del mercato nero, i quali, nonostante qualche vittoria delle autorità e degli ambientalisti, sembrano quasi inarrestabili.

23 miliardi di dollari all’anno

I numeri del bracconaggio sono apocalittici: vengono assassinati 20 rinoceronti alla settimana, 30 mila elefanti africani all’anno. E il giro di denaro è enorme, stimato dalle autorità intorno ai 23 miliardi di dollari all’anno, fatto di zanne, pelli e corni trafugati da animali uccisi fuori da ogni regola ed etica. Basti pensare che sul mercato nero si arriva a pagare fino a 3.000 dollari per un chilogrammo di avorio, il che la dice lunga su chi è il vero colpevole di questa continua strage di innocenti: i bracconieri, di certo, ma anche i magnati, i signori e i signorotti, dell’ovest e dell’est, che fomentano di continuo questo commercio grottesco. E se c’è gente disposta a versare 3.000 dollari per un chilo di avorio, c’è n’è altra disposta a pagarne 120.000 per un corno di rinoceronte, merce richiestissima nel mercato nero asiatico. Proprio a causa di questa disumana domanda, per il terzo anno di fila i rinoceronti uccisi in Sud Africa hanno superato la drammatica cifra di 1000.

Le pressioni degli ambientalisti

Ovviamente le associazioni ambientaliste hanno fatto molta pressione sul Cites affinché gli sforzi contro il bracconaggio vengano aumentati, soprattutto nei paesi in cui il mercato nero di avorio e pelli regna incontrastato, come Angola, Laos, Nigeria, Tanzania e Zimbabwe. Come ha spiegato infatti il delegato del WWF Carlos Drews, «alcuni paesi, come la Thailandia, hanno fatto progressi significativi, ma sono ancora troppi quelli che hanno fatto poco o non abbastanza».

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