Dati impressionanti

Con il temine “carne processata” s’intende quella carne che è stata trattata con stagionatura, come sale, fumo o è stata essiccata o inscatolata. Alcuni esempi di carne processata sono le salsicce, gli hot dog, il salame, ma anche bacon e prosciutto, carne salata, carne affumicata e carne in scatola. La carne invece congelata o sottoposta a processi meccanici, come essere tagliata o macinata, è considerata non processata. Secondo uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Zurigo, durato ben 13 anni in 10 paesi europei e che ha coinvolto circa mezzo milione di persone, gli individui che mangiano più di 160 g al giorno di carne processata vivrebbero in media 12 anni meno rispetto a chi ne consuma solo 20 g. Il saggio apparso sulla rivista Biomedical Genomics, ha anche evidenziando come i consumatori di insaccati e carne processata siano più propensi di altri a fumare, diventare obesi e ad ammalarsi.

Sì agli affettati, ma con moderazione

La carne processata farebbe così male poiché è ricca di grassi, di sale e di conservanti (nitrati) che sono da tempo considerati nemici della salute. Tuttavia non è neppure corretto eliminare a priori tutti i prodotti insaccati e lavorati che fanno parte da sempre della dieta umana, in quanto nell’antichità erano l’unico modo conosciuto dall’uomo per conservare la carne anche per lunghi periodi. La piramide alimentare italiana, ad esempio, consente di consumare 50 g a settimana di carne lavorata, senza eliminarla mai del tutto. Ciò è significativo se si pensa alla ricchezza d’insaccati presenti nel nostro paese, la cui eliminazione sarebbe prima di tutto un danno culturale. Altro discorso invece si dovrebbe fare per prodotti industriali come la carne in scatola o gli hot dog di bassa qualità, dove è la stessa materia prima a essere scadente.

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