Da Parigi a New York

Il giorno scelto potrebbe essere di buon auspicio: venerdì scorso, mentre in tutto il mondo si festeggiava la Giornata della Terra, 171 leader mondiali firmavano lo storico accordo sul clima raggiunto in dicembre a Parigi. L’obiettivo dell’accordo, come è noto, è quello di fermare, o per lo meno limitare, il surriscaldamento del nostro pianeta. Come ha spiegato all’inizio della cerimonia il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon,

«è una corsa contro il tempo, la finestra per mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto i 2 gradi, e ancora di più contenerlo entro 1,5 gradi, si sta rapidamente chiudendo».

Lo stesso Ban Ki-moon ha voluto sottolineare che, se è vero che 171 paesi che firmano un accordo globale per il clima rappresenta un vero e proprio record, altrettanti record drammatici si stanno susseguendo nel mondo: temperature altissime, scioglimento dei ghiacci e livello di carbonio nell’atmosfera aldilà di ogni limite passato. Insomma: smorziamo l’entusiasmo e mettiamoci al lavoro il prima possibile.

L’intervento di DiCaprio

A caricare maggiormente di significati la ratifica dell’accordo è intervenuto anche il messaggero delle Nazioni Unite per il clima, Leonardo DiCaprio. Laddove tutti i discorsi dei leader mondiali hanno ovviamente parlato di un messaggio di speranza per il futuro, evidenziando gli eventuali sforzi dei propri governi, il discorso dell’attore premio Oscar ha voluto rintuzzare gli animi del pubblico, specificando che

«possiamo congratularci gli uni con gli altri oggi, ma non significherà niente se poi tornerete nei vostri Paesi senza tramutare i discorsi in azione»

concludendo poi con una previsione drammatica:

«pensate che vergogna quando i nostri figli e nipoti guarderanno indietro e capiranno che potevamo fermare tutto questo ma non lo abbiamo fatto per mancanza di volontà politica».

Nessun vincolo

Il punto focale dell’accordo è quello di mantenere l’aumento del riscaldamento globale al di sotto della soglia dei due gradi centigradi, puntando persino a fermarlo ad un grado e mezzo.
Il testo sul quale si fonda l’accordo di tutti i capi di Stato si basa sul principio della responsabilità comune, ma l’attuazione sarà ampiamente dinamica e differenziata di paese in paese: ogni singolo governo potrà infatti utilizzare strumenti diversi, puntando di volta in volta a tecnologie e tempistiche differenti. Ad esempio, i due nuovi colossi dell’industrializzazione come Cina e India hanno combattuto aspramente durante la Conferenza sul Clima per avere più tempo degli altri paesi per raggiungere gli obiettivi prefissati, proprio per difendere il loro recente e poderoso sviluppo industriale. Ogni singolo governo, insomma, sceglierà strategie, tecniche e limiti di tempo. Vero e proprio punto debole dell’accordo è probabilmente l’assenza di concreto vincolo giuridico e legale: se dunque gli obiettivi non saranno raggiunti, nessuna sanzione ricadrà sulle spalle delle autorità responsabili.

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