GAS NATURALE. Se ne parla sempre di più, e quasi sempre in termini negativi. È il fracking, ovvero lo sfruttamento della pressione di un liquido per creare una frattura in uno strato roccioso del sottosuolo, al fine di migliorare la produzione di gas naturale. L’amministrazione statunitense ha fatto del fracking il proprio cavallo di battaglia nelle nuove politiche energetiche, volendo sostituire l’utilizzo massiccio del carbone con quello del gas naturale. Fin qui tutto bene, non fosse che recenti studi hanno dimostrato come la tecnica del fracking sia dannosa sia per l’ambiente che per l’economia.

LA POLITICA ENERGETICA DI OBAMA. Ma andiamo con ordine. Quella proposta da Obama qualche anno fa doveva essere una rivoluzione verde in campo energetico: dire finalmente addio al carbone e al suo devastante impatto climatico. L’iniziativa si inseriva in una più ampia politica di energie pulite, che puntava a tagliare del 30% le emissioni statunitensi entro il 2030. Obbiettivi ambientali, ma anche economici: il gas naturale permetterebbe agli USA non solo di raggiungere l’indipendenza energetica ma anche di diventare uno dei maggiori esportatori di metano a livello mondiale, in diretta competizione con i gasdotti russi in Europa.

CONTAMINAZIONE DELL’ACQUA POTABILE. Non è però tutto oro ciò che luccica. Anche il gas naturale ovviamente genera gas serra, seppure in misura minore rispetto ad altri combustibili fossili; l’estrazione del gas, come quella del petrolio, può mettere a rischio l’equilibrio del sottosuolo. Il processo del fracking infatti è sotto monitoraggio a livello internazionale a causa dei grandissimi rischi di contaminazione delle falde acquifere che esso comporta. In particolare, uno studio texano ha dimostrato come le inevitabili fuoriuscite di gas possano effettivamente inquinare l’acqua potabile, così da portare ai rubinetti domestici una notevole e pericolosa quantità di metano.

FUORIUSCITE DI METANO. Come se tutto questo non bastasse, la crociata lanciata dagli Usa contro il riscaldamento globale attraverso l’utilizzo del gas naturale potrebbe essere persa già in partenza. Questo per la enorme quantità di gas che viene disperso nell’atmosfera durante l’estrazione. Uno studio condotto dal biochimico Robert Howarth, professore alla Cornell University, ha dimostrato come sia concretamente impossibile evitare le fuoriuscite di metano, le quali possono arrivare fino all’8% del gas ottenuto. Se le cose fossero realmente così, la tecnica del fracking potrebbe danneggiare il clima e l’ambiente ancor più del carbone.

FRACKING E BOLLA SPECULATIVA. Ma il fracking risulta sconveniente anche dal punto di vista economico: come ha dichiarato David Huges, un geologo canadese, la produttività dei pozzi ottenuti con il fracking calerebbe dell’85% dopo tre anni di attività. Inevitabilmente, dopo migliaia di trivellazioni, il prezzo del metano salirebbe alle stelle, facendo esplodere una bolla speculativa. Nel frattempo, però, le risorse che avrebbero potuto essere impiegate per sviluppare fonti di energia veramente green (solare ed eolico) saranno dissipate in progetti a brevissimo termine.

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