Riciclo rifiuti

Gestione rifiuti: il modello Birmingham

Popolazione e fabbisogno energetico in aumento, i rifiuti possono essere una delle risorse strategiche del prossimo futuro. È quello che sostiene l’amministrazione della città britannica

I rifiuti sono una risorsa, su questo dovrebbe ormai esserci un largo consenso. Ma devono crederci per primi i cittadini e le comunità affinché il riciclo e tutti gli altri processi di recupero e trasformazione dei rifiuti diventino un valore condiviso e perseguito. Per le amministrazioni locali tutto ciò ha anche il sapore della sfida. Scommettere in un futuro più sostenibile sembra la direzione verso cui molte realtà locali sembrano andare. È il caso ad esempio del consiglio comunale di Birmingham, città metropolitana della contea delle West Midlands, nell’Inghilterra centrale, che ha investito molto nell’ultimo anno nel sistema dei rifiuti, sia a livello di infrastrutture e servizi ma soprattutto sulla sensibilizzazione ed educazione dei propri cittadini.

Birmingham: situazione attuale e impegni futuri

Qualche dato fornito dall’amministrazione di Birmingham: si prevede che la popolazione crescerà di 150 mila persone entro il 2031, i bisogni energetici sono in progressivo aumento, ma allo stesso tempo è sempre più stringente la necessità di ridurre le emissioni di anidride carbonica derivante dal sistema energetico: l’impegno è quello di ridurle fino al 60% entro il 2027 rispetto ai valori di riferimento del 1990. Inoltre, il 18% della popolazione della città più popolata del Regno Unito dopo Londra vive in condizioni di povertà energetica, non ha accesso cioè alle forme di energia che consentono il normale svolgimento delle funzioni primarie (riscaldamento, illuminazione, cottura). Massimizzare il recupero di energia dai rifiuti, sotto forma di calore ed elettricità e venderla a prezzi convenienti è uno dei modi con cui il consiglio comunale dichiara di voler affrontare il problema.

Attualmente circa il 7,5% dei rifiuti viene inviato in discarica, percentuale che l’amministrazione si impegna a portare allo zero entro il 2035. Meno del 30% viene riciclato, nonostante l’obiettivo da raggiungere entro il 2031 sia quello di riciclare il 70% dei rifiuti domestici. Impresa ardua, ma non impossibile: un sondaggio a campione condotto lo scorso maggio dal consiglio comunale ha rilevato che il 48% dei rifiuti domestici settimanali è costituito da scarti alimentari, dunque potenzialmente compostabili.

Informazione e tecnologia per creare una comunità responsabile

A questi dati è seguito il lancio di un’accattivante campagna di comunicazione pubblica chiamata Zero Hero per sensibilizzare i brummies (abitanti di Birmingham) a ridurre i loro rifiuti.


Uno dei punti di forza del piano strategico sulla gestione dei rifiuti risiede, infatti, nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione che giocano sempre più un ruolo fondamentale nel permettere ai cittadini di avere accesso a informazioni e servizi in maniera più veloce ed efficiente.
In quest’ottica lo scorso giugno il consiglio comunale ha avviato una consultazione anche online di quattro settimane aperta a tutti i cittadini per conoscere il grado di approvazione del piano strategico sulla gestione dei rifiuti e accogliere critiche, proposte e conoscere le diverse esigenze.

C’è anche un quadro legale dettato dal governo britannico entro cui tutte queste azioni ricadono, come l’obbligo a livello nazionale di raggiungere il 50% dei rifiuti domestici riciclati entro il 2020, l’obbligo per le amministrazioni locali di raggiungere la prevenzione dei rifiuti, l’applicazione di una tassa sulle discariche per disincentivarne l’utilizzo.

La gerarchia dei rifiuti: Reduce, Reuse, Recycle

Si potrebbe anche chiamare la strategia delle 3 R, la gerarchia dei rifiuti è un metodo per classificare le opzioni della loro gestione in base a ciò che è meglio per l’ambiente, in una scala che va dalla prevenzione dei rifiuti fino allo smaltimento in discarica, passando per il riuso o il riciclo o la recovery, cioè la trasformazione in energia. In merito a quest’ultima la città di Birmingham produce già energia dai rifiuti che non possono essere né riutilizzati né riciclati né compostati, inviandoli alla Tyseley Energy Recovery Facility (ERF) che li trasforma in combustibile generando energia rivenduta a 40.000 abitazioni.

L’economia circolare dei rifiuti grazie anche alla sharing economy

Su questi processi si baserebbe anche il funzionamento di un'”economia circolare dei rifiuti”, cioè un’economia in cui il valore dei prodotti e dei materiali venga mantenuto il più a lungo possibile, prolungando il ciclo di vita dei prodotti e creando nuovo valore quando questi giungono al termine del loro ciclo vitale. In questo modo la produzione dei rifiuti verrebbe ridotta drasticamente. Uno dei modi suggeriti per allungare il ciclo di vita di oggetti che non si utilizzano più è attraverso gli strumenti della sharing economy, come ad esempio la piattaforma online Borroclub che permette di guadagnare qualche soldo extra prestando articoli vecchi o inutilizzati all’interno del proprio vicinato.

Della bontà e dell’efficacia di queste misure e intenti dichiarati saranno solo i numeri a darne prova nei prossimi anni. Resta però il fatto che il “modello Birmingham” potrebbe fungere da ispirazione a tutte quelle realtà locali, anche italiane, in cui la cultura del riciclo e del riuso non ha ancora attecchito.