Dal 1992 le Nazioni Unite celebrano ogni anno il 22 marzo la Giornata Mondiale dell’Acqua. In quest’occasione l’ONU invita ogni paese a impegnarsi in attività concrete per promuovere un uso più responsabile di questa risorsa. Abbiamo già parlato dell’impronta idrica degli italiani: ben 4.000 litri virtuali utilizzati ogni giorno da ciascuno di noi se calcoliamo anche l’acqua necessaria alla produzione degli alimenti. Vediamo ora, con i dati forniti dal Barilla Centre for Food and Nutrition qual è la qualità dall’acqua a nostra disposizione.

NON TUTTA L’ACQUA È BLU. L’acqua che consumiamo non è però tutta uguale. Gli esperti dividono infatti le risorse idriche in 3 categorie, a seconda della qualità e della tipologia.

  • Acqua blu: è quella contenuta nei laghi, nei fiumi o nelle falde sotterrane. È anche l’acqua che deriva da fonti rinnovabili, ricaricate dalle precipitazioni o dallo scioglimento delle nevi, oppure da fonti non rinnovabili, come nel caso dell’acqua estratta dalle falde acquifere fossili.
  • Acqua verde: è l’acqua piovana o nevosa che cade a terra e che non diventa acqua blu perché evapora o viene assimilata dalle piante. Rappresenta l’84% dell’acqua utilizzata in agricoltura, non si può trasportare e non ha utilizzi oltre a quello legato alle coltivazioni.
  • Acqua grigia: è un indicatore dell’inquinamento dell’acqua imputabile a un processo produttivo. Rappresenta la quantità di acqua necessaria per diluire gli agenti inquinanti così che siano garantiti gli standard di qualità dell’acqua del luogo in cui avviene il processo produttivo. L’acqua grigia non può dunque essere utilizzata dagli essere umani.

NON BASTA PER TUTTI. L’acqua dolce a disposizione degli esseri umani è meno dell’ 1% di tutte le risorse idriche presenti sul pianeta. Per definire un paese ricco di risorse idriche, questo deve possedere almeno 1700 metri cubi all’anno pro capite di acqua. Al di sotto di 1000 metri cubi si parla di scarsità. È da ricordare che nell’ultimo secolo la popolazione è aumentata 4 volte, mentre l’impronta idrica è aumentata di 7.
Tre sono i motivi per cui l’acqua può scarseggiare:

  • Scarsità fisica, dovuta alla sua distribuzione geografica oppure a un consumo eccessivo. È stato stimato che circa la metà dell’acqua blu utilizzata dall’uomo evapora e che il 25% dei fiumi sono iper-sfruttati, ossia non sono rispettati gli environmental flow requirements, ossia i quantitativi necessari a mantenere in buona salute gli ecosistemi.
  • Scarsità economica, che interessa soprattutto le regioni più povere che non possono sostenere i costi legati all’estrazione e alla distribuzione dell’acqua, anche se è presente in quantità sufficiente sul territorio.
  • Carenza qualitativa, che deriva dall’inquinamento, soprattutto nelle regioni meno sviluppate, e che limita considerevolmente la quantità d’acqua dolce pulita disponibile.

QUANTA ACQUA CI SERVE? Al Pianeta Terra serve sempre più acqua. E i motivi sono tanti. Prima di tutto l’aumento della popolazione: nutrire i nove miliardi di persone che si prevede popoleranno la Terra nel 2050 richiederà almeno il 20% in più di acqua di quanta se ne consumi ora, prevalentemente per far fronte alla maggiore richiesta di cibo. A cambiare sono infatti proprio le abitudini alimentari: è all’agricoltura che è riconducibile più del 90% del consumo di acqua. Non tutti i prodotti però richiedono le stesse quantità di acqua: i prodotti di origine vegetale, per esempio, hanno una “impronta idrica” molto minore dei prodotti di origine animale (vedi quanta acqua è necessaria per produrre i vari tipi di alimento).

PIÙ ENERGIA E CAMBIAMENTO CLIMATICO. La maggiore richiesta di acqua è imputabile però anche all’accresciuta richiesta di energia, che nel 2035 crescerà di un terzo rispetto al 2011 (in particolare in Cina e India, ma anche nel Medio Oriente e Sud Est asiatico). Aumenterà sia la produzione di energia idroelettrica (+60% nel 2030 rispetto al 2004), sia la produzione di biocarburanti, che nel 2030 sarà di 10 volte superiore rispetto ai valori del 2005. Ad aggravare la situazione i mutamenti indotti dal cambiamento climatico, che modificherà le precipitazioni, l’evaporazione, la temperatura e il numero di eventi estremi, come siccità e inondazioni. Gli studiosi ritengono che il solo aumento di 2°C delle temperature attuali porterà a un aumento del 40% del numero di persone che vivono in regimi di scarsità d’acqua assoluta.

 

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